191412645-e5ceb37b-d96d-422f-8d33-75174d811659Lo stallo in Campidoglio continua, mentre si sciolgono alcuni nodi altri sembrano non avere ancora soluzione. Il sindaco paga l’inesperienza o gli errori sono solo frutto di superficialità? Dopo settimane infernali in cui si sono susseguiti colpi di scena, dimissioni a catena, accuse interne ed esterne al Movimento 5 Stelle, siamo forse arrivati nell’occhio del ciclone?

Prosegue il percorso di Virginia Raggi, eletta il 22 giugno scorso primo sindaco donna nella storia di Roma. L’avvocatessa 38enne, con scarsa esperienza politica alle spalle, si era presentata alle urne come riformatrice trasparente e chiara nelle sue intenzioni, peccando comunque di superficialità nel non aver preparato in anticipo la squadra di governo capitolino. Il suo modus operandi l’ha costretta a presentare in ritardo la Giunta comunale divenendo, di conseguenza, bersaglio di critiche da parte dell’opinione pubblica e dei partiti usciti sconfitti dalle elezioni. Ma quello è stato solo un primo e forse ingenuo errore, in confronto agli eventi che l’hanno letteralmente travolta nelle settimane successive. Già alla metà di luglio, infatti, a Roma si è ricominciato a parlare di “emergenza rifiuti”: le foto di topi in giro per le strade tra i turisti, cumuli di spazzatura lasciati marcire al sole e le proteste dei cittadini indignati ai telegiornali hanno dato già un bel da fare ai cinquestelle.

Il nuovo assessore all’ambiente, Paola Muraro, che aveva promesso una “Roma libera dai rifiuti entro il 20 agosto”, ad un mese di distanza annuncia che la situazione è in gran parte risolta . Intanto si è dimesso il Presidente di Ama, Daniele Fortini, sostituito da Alessandro Solidoro (ex manager anch’egli inesperto in materia rifiuti) e le pressioni, in Consiglio, perché l’assessore all’ambiente si dimetta si fanno sempre più insistenti.

Dovranno passare pochi giorni perché venga a galla il nocciolo della questione: è il 6 settembre quando la Muraro annuncia le dimissioni perché già dal 18 luglio sapeva di essere iscritta nel registro degli indagati per reati ambientali e abuso d’ufficio. Ma c’è di più: sia il sindaco Raggi, sia il vice presidente della Camera dei Deputati, Luigi di Maio erano al corrente delle indagini, nonostante abbiano inizialmente ammesso il contrario. Prima di lei, il 1° settembre, la giunta capitolina ha perso altri elementi: si sono dimessi a catena il capo di gabinetto Carla Ranieri (cui comunque il sindaco avrebbe revocato la nomina su parere dell’Anac), l’Assessore al Bilancio Marcello Minenna, il neo amministratore unico di Ama Solidoro e i vertici Atac, il direttore generale Marco Rattighieri e l’amministratore unico Armando Brandolese.

Insomma una vera e propria “emergenza Campidoglio”. La situazione di crisi venutasi a creare a Palazzo Senatorio ha costretto a correre ai ripari il leader pentastellato Beppe Grillo, incontrando a Roma il direttorio, poi confermando il pieno sostegno alla Raggi con il monito di rispettare il no alle Olimpiadi e del pericolo di un “tagliando” a gennaio 2017. Nel corso delle ultime settimane si è quindi cercato di ricomporre i pezzi del puzzle, occupandosi in primis della questione trasporti in vista della riapertura delle scuole, e poi delle nomine ai posti vacanti i Giunta e nelle partecipate. Il sindaco procede, ormai in solitaria, senza un’evidente collaborazione del direttorio, ma non si arrende. Il “no” alle Olimpiadi di Roma 2024 è stato ufficializzato, tra il plauso dei Grillini e il malcontento del Premier Renzi e del presidente CONI Giovanni Malagò, manca ancora il nome dell’Assessore al Bilancio, nomina che si attende ormai per i prossimi giorni.

Il caso del comune di Roma sta però dimostrando sensate le remore che si erano fatte sentire già prima della vittoria elettorale, quando si alludeva all’inesperienza della futura Prima cittadina nel gestire un comune estremamente problematico come quello di Roma e nell’incapacità del M5S di gestire eventuali problemi senza sopraffare il proprio candidato attraverso il direttorio. Proprio come era successo a Parma lo scorso maggio, con il sindaco Federico Pizzarotti sospeso tramite una mail anonima dal Movimento per non infangarne “l’immagine di trasparenza” che da sempre ostenta. Pizzarotti non avrebbe dato notizia al direttorio di essere sotto indagine per reato di concorso in abuso d’ufficio connesso ad alcune nomine fatte al Teatro Regio che coinvolgeva lo stesso sindaco. Ed è proprio il sindaco di Parma che scende in campo, dopo l’avvenuta archiviazione delle accuse a suo carico, in difesa di Virginia Raggi, dichiarando inaccettabili le pressioni e i giudizi espressi su di lei dai parlamentari 5 stelle e sul possibile ‘tagliando’ a gennaio. “Virginia Raggi proceda nel suo lavoro al Campidoglio in autonomia ma facendo fronte comune con i consiglieri comunali […]. Il mio consiglio al sindaco di Roma (spiega Pizzarotti) è di lavorare sulla base del suo intuito e della sua autonomia per scegliere chi mettere in squadra”.

Il caso di Roma, quindi, continuerà a lungo a far parlare di sé. L’amministrazione sta tentando di rompere questa paralisi che la blocca da ormai tre mesi e sembra di trovarsi nell’occhio del ciclone, con il timore che l’evolvere degli eventi possa tornare a travolgere Virginia Raggi e i suoi, senza che un’ancora di salvezza possa arrivare dal M5S. Ma forse bisogna dare tempo al tempo, proprio come stanno facendo i cittadini romani, ormai rassegnati ad essere pazienti e lasciare che al Campidoglio si proceda e si lavori senza pressioni provenienti dall’esterno, con l’obiettivo di riportare finalmente la città al suo eterno splendore.

 

Marianna Grazi

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