Salvini e Di Maio salveranno l’Italia dalla recessione?

Sono passate due settimane da quando gli italiani hanno espresso il loro voto per le elezioni politiche, ma nonostante ciò l’Italia brancola ancora nel buio e nel populismo. Il clima politico italiano è ancora, fin troppo, aleatorio.

Salvini e Di Maio rilasciano interviste e continuano a parlare dei loro programmi per salvare l’Italia, cercando di trovare punti in comune, per rassicurare gli italiani che un governo ci sarà. Ognuno vuole mantenere fede ai progetti espressi durante la campagna elettorale, rendendoli concreti appena ci sarà la possibilità. Di Maio vuole attuare il reddito di cittadinanza e abolire i vitalizi: “Recuperare i soldi spesi male, prima di parlare di sforamento del deficit”. L’altra parte, Salvini, sostiene di voler rispettare il primo punto irrinunciabile del suo programma: l’abolizione della Legge Fornero.

Sono diversi i punti in cui i due papabili Premier sono discordanti. Sul reddito di cittadinanza, per esempio,  secondo Salvini va contro la filosofia del Centrodestra, che “non vuole assistere chi sta sul divano”. Di Maio su questo punto ha già ribattuto che non si prevede nessun tipo di assistenzialismo a chi non vorrà essere produttivo. A sua volta Salvini è pronto a riconsiderare il progetto grillino, dopo averlo studiato bene e aver considerato altre modalità per aiutare i disoccupati.

Oltre, però, a questi temi discordanti le due forze politiche stanno cercando dei punti in comune per quanto riguarda la difficile situazione economica in Italia: abolizione vitalizi, bloccare l’aumento dell’ IVA, eliminare la legge Fornero. Progetti che, se applicati, potrebbero condurre il paese verso la strada del risveglio economico e sociale.

Mentre Salvini e Di Maio continuano a rilanciare i loro progetti, alternando qualche accenno di apertura verso l’altra parte, l’Europa si chiede cosa succederà economicamente in Italia. Moscovici, commissario europeo agli Affari economici, sostiene che il progetto salviniano di sfondare il tetto di indebitamento fissato al 3% del PIL previsto dal Patto di Stabilità e Crescita, non porterà a nessuna riduzione del debito pubblico. Allo stesso modo sia la Merkel che Macron si dimostrano preoccupati per le sorti dell’Italia, che si mostra ancora più instabile dopo le elezioni del 4 marzo. La Fitch Ratings, agenzia internazionale di valutazione e rating, sostiene che la situazione attuale in Italia rende difficile progettare e applicare le riforme, affermando che il debito pubblico nel 2019 varrà il 128,8% del PIL. Secondo l’agenzia la frammentazione politica renderà quasi impossibile rispettare le promesse elettorali.

Il quadro europeo, alla luce delle elezioni in Italia, rischia di cambiare notevolmente: l’Unione Europea probabilmente dovrà scendere in campo per salvare gli italiani dalla sempre più vicina recessione. L’ “effetto farfalla” delle elezioni italiane. In tutto ciò gli italiani aspettano. Attendono l’abolizione di una legge che gli permetta di andare in pensione, indipendentemente dall’età anagrafica, un progetto per poter essere reinseriti nel lavoro: aspettano di avere un governo.

Flat tax, flat security, reddito di cittadinanza: tanti nomi per uno stesso progetto, aiutare l’Italia e gli italiani.

Sono tutti programmi, come quello dell’abolizione dei vitalizi, che il paese vuole e, sì, per ogni cosa grande c’è bisogno di tempo, ma gli italiani non hanno forse aspettato e pagato troppo, per dover vivere ancora nell’attesa, e in una perenne campagna elettorale, la cui concretezza sembra essere ancora lontana?

Elisabetta Amato

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