Anche questa volta l’incontro era di mercoledì. Selasia se ne accorse solo tempo dopo, quando aveva già fissato l’appuntamento. Per lei il mercoledì era diventato il giorno più importante della settimana, superando di molto la domenica, ormai sempre più dedicata interamente allo studio, e addirittura il sabato, riservato allo svago e alle libere uscite, e l’aveva soprannominato “Sigy day”.

Di settimana in settimana, Selasia attendeva con ansia che ritornasse il mercoledì, il Sigy day, al centro del suo tempo, fulcro dei suoi pensieri.

Perché così tanta attenzione per il giorno mediano, il quale non incarnava né il groviglio di ansie ben rappresentato dal lunedì, né le vibrazioni rilassanti del venerdì, all’approssimarsi del weekend?

La risposta risiedeva in Sigismondo, un ragazzo che, proprio ogni mercoledì, frequentava le sue stesse lezioni all’università. Selasia l’aveva notato già da un po’, ma non ne era stata immediatamente folgorata e questo fatto lo reputò molto positivo poiché le esperienze passate l’avevano dissuasa dal credere ai fuochi fatui ed ai subitanei istanti di luce.

Sigismondo si era fatto largo nella sua mente a poco a poco, come una scarica elettrica rilasciata lentamente, un falò di piccole e luminose scintille controllate e gestite con cautela; ma l’attrazione si rafforzava con il passare delle settimane e cresceva in Selasia il desiderio di tentare un primo approccio, anche se timido.

Sigismondo, in verità, non era il suo vero nome: ella aveva deciso di chiamarlo così, non conoscendone ancora la reale identità; ma quel soprannome, scelto quasi per caso, sembrava che lo rappresentasse al meglio. Lo sguardo scrupoloso ed indagatore di Selasia, infatti, si era soffermato su quel fanciullo che pareva provenisse da un’altra dimensione temporale, lontanissima da quella di tutti gli altri ragazzi che frequentavano il corso, per la sua insolita compostezza nello stare seduto in aula, per la sua atipica quanto sconcertante propensione alla timidità, allo stare in disparte. Un comportamento introverso non necessariamente di buon auspicio, ma che di certo lo distingueva dalla massa.

Finalmente Selasia decise di scavalcare il muro del silenzio e dell’osservazione a distanza: in quel mercoledì di novembre, senza indugi, avrebbe tentato un saluto, per farsi avanti, per mostrarsi nella sua persona, un piccolo passo che avrebbe potuto rivelarsi foriero di edificanti conversazioni nei giorni a venire.

Quella mattina la lezione di deontologia del giornalismo iniziò puntuale, come al solito, ma Selasia era disattenta, troppo coinvolta da quello che avrebbe dovuto fare di lì a poco, durante la pausa di metà lezione: era seduta ai primi banchi, insieme ai suoi amici, e non poteva non condividere con loro la sua emozione, ma anche la paura di non farcela nel suo intento. Il professore concesse finalmente la pausa; Sigismondo era seduto agli ultimi posti, da solo, ed alla ragazza suscitò tenerezza, persino compassione, poiché anche in quei dieci minuti di relax restava composto alla sua sedia, lo sguardo assorto, disperso in recondite e solitarie riflessioni, mentre tra le mani faceva scorrere la penna con delicatezza.

Selasia si sentì quasi a disagio davanti ad un carattere tanto introverso, addirittura più complicato del suo, ma non volle esitare: nell’uscire dall’aula passò accanto al giovane e gli disse un semplice “ciao”; Sigismondo alzò la testa, sorpreso che qualcuno si fosse accorto della sua presenza, ricambiò il saluto ed ella non poté ignorare la naturale bellezza dei suoi grandi occhi azzurri.

Alla fine della lezione, fiera di ciò che aveva fatto un’oretta prima, Selasia riordinava la borsa per tornare a casa: Sigismondo era ancora al proprio posto, ma ella non voleva girarsi per non creare un’atmosfera di imbarazzo sia in lei sia nel suo novello interlocutore, ma si accorse di sbieco che egli aspettava che si voltasse; e Selasia fu accolta da un cenno di congedo della sua mano accompagnato da un dolcissimo sorriso, a cui rispose prontamente.

Per essere stato il primo reciproco contatto visivo, Selasia rimase molto soddisfatta. Iniziò a sognare, a sperare che accadesse qualcosa di importante tra di loro, un rapporto speciale nemico di compromessi e conformismi…Ma non aveva fretta, poiché la sua conoscenza era tutta da approfondire, verso la strada che l’avrebbe condotta pian piano a superare la barriera delle ingannevoli apparenze.

Il primo semestre fu discreto nei risultati: Selasia conversava regolarmente con Sigismondo, anche se soltanto per pochi minuti a settimana; probabilmente, durante quei momenti così intensi per lei, le sue gote non erano in grado di nascondere il rossore generato dalla forte emozione nel parlare faccia a faccia con l’amato, sempre più rapita da quei grandi e dolci occhi azzurri. Ora conosceva anche il suo vero nome.

Ma il tempo non permette eterni ed inoperosi voli di fantasia, ed è sempre pronto a sfrecciare per investire e ridurre in briciole tutti coloro che vagano distrattamente sulla via dell’esistenza; il primo semestre si concluse fin troppo velocemente, seguito da una breve sessione d’esami e dal semestre successivo, con differenti lezioni: i mercoledì non erano più gli stessi di qualche mese prima, la fanciulla aveva perso quei pochi amici che era riuscita a conquistare e il Sigy day ricorreva sempre più di rado.

Selasia e Sigismondo non si sentivano più tanto spesso e si vedevano pochissimo poiché gli orari delle lezioni non coincidevano più a loro vantaggio. Si stavano allontanando e Selasia era triste e sfiduciata per questo, era terribilmente sola: non voleva rinunciare al suo sogno d’amore, la tenacia non le mancava, ma sapeva che doveva guardare avanti e prese la decisione di concentrarsi completamente su se stessa, per potenziarsi e migliorare di giorno in giorno, impegno che comunque non aveva mai abbandonato perchè la vita è una sfida continua in vista del raggiungimento di prestigiose ambizioni future.

Le candide e stupende emozioni suscitate dalla vista di Sigy si erano un po’ raffreddate ma Selasia non le soffocò: le mise con dolcezza nel libro delle sue fantasie, il quale sistemò in uno dei cassetti più funzionali della scrivania, per poterlo tirare fuori al momento opportuno o anche solo per sbirciarlo ogni tanto.

Non voleva smarrire le speranze di rivederlo e di parlargli ancora, di discutere di argomenti importanti e profondi, di avere l’occasione di dimostrarsi una ragazza intraprendente e di indubbia moralità; parallelamente, Selasia avrebbe voluto che anche Sigy si rivelasse educato e trasparente, una persona corretta e garbata in ogni occasione, come aveva palesato finora, benché la sua incredibile timidezza rendesse difficile capire quale fosse la sua vera indole. Sicuramente Sigismondo non era un ragazzo come tutti gli altri: la sua riservatezza e l’aura di mistero che lo circondava lo rendevano diverso, del tutto estraneo al contesto usuale nel quale era collocato, e Selasia era proprio attratta da quella diversità, da quel suo essere dolcemente introverso. Ma per lei non era sufficiente: voleva conoscerlo meglio, vedere se dietro quel baluardo di scarsa socialità e di cortesi maniere non si nascondessero spiacevoli verità.

Venne anche la sessione d’esami estiva e fortunatamente per Selasia e Sigismondo si presentò un’altra occasione per ritrovarsi: Selasia l’aveva contattato per vendergli dei libri per un esame che aveva sostenuto qualche settimana prima ed avevano fissato il giorno per effettuare lo scambio. Casualmente proprio un mercoledì di fine luglio.

Quella data arrivò presto, troppo presto: la giovane non fece nemmeno in tempo a rendersi conto di chi avrebbe effettivamente rivisto; l’ansia era discontinua, era come se volesse sopprimere, mettere a tacere la felicità di rincontrarlo dopo tanto tempo. Temeva di inciampare in una bruciante delusione, non voleva edificare false aspettative. Aveva paura persino che non si presentasse all’incontro. Ma decise di correre il rischio e di mettere alla prova se stessa, essere in grado di affrontare qualsiasi evenienza, sia essa benevola o negativa, e lui, il suo comportamento.

Selasia si diresse verso l’università e la sua trepidazione aumentava vertiginosamente. Cercava di tenere a bada la gioia che desiderava tanto esplodesse per un motivo giustificato, ma non ne aveva ancora la certezza. Arrivò all’ingresso della facoltà in anticipo, dieci minuti prima dell’ora prestabilita, le 10:30. Era il periodo delle lauree e se non ci fosse stato il caos provocato dai festeggiamenti, ella avrebbe avvertito chiaramente il battito tumultuoso e crescente del suo cuore rimbombare dentro di sé.

Ore 10:32: quel ritardo di due minuti generava in lei già cattivi presagi, ma dovette subito ricredersi: lo vide arrivare defilato, ben consapevole dell’impegno che aveva preso. Salite le scale che conducono all’ingresso della Facoltà di Lettere e Filosofia, Sigismondo le si avvicinò con discrezione e Selasia alzò la testa all’ultimo momento, proprio per mettere alla prova la timidezza dell’interlocutore, il quale attese qualche secondo prima di incrociare il suo sguardo e procedere al saluto, un abbraccio tenero ma formale.

In seguito alle locuzioni discorsive di circostanza, Selasia concluse quasi subito la vendita del libro ma, per sua fortuna, l’incontro continuò, prolungandosi per quasi mezz’ora, tra le più emotivamente intense che la ragazza avesse vissuto da tempo: si scambiarono impressioni, opinioni sull’università, sui professori, sui colleghi di corso, ma andarono anche oltre, poiché Sigismondo raccontò del suo imminente viaggio in America; Selasia lo ascoltava con attenzione appassionata. La colpirono le sue prospettive, il suo sguardo critico, il suo modo semplice ma elegante di esprimersi; i suoi discorsi, del tutto privi di presunzione, agli occhi scrupolosi di Selasia stavano scardinando con inusuale facilità quella che lei riteneva essere l’onnipresente tetralogia dell’uomo moderno: protagonismo, mediocrità, voglia di sesso ed arroganza.

Rispetto alle volte passate, Sigismondo interloquiva con spontaneità e trasparenza, era molto più a suo agio e ciò traspariva anche dai suoi cordiali sorrisi; Selasia ne era affascinata ed anche lei, benché la sua anima fosse sommersa da beatitudine e trepidazione, faceva meno fatica a dialogare con lui. Era come se, in passato, si fossero frequentati molto più spesso di quanto fosse effettivamente accaduto ed ora entrambi godevano dei risultati ottenuti: un rapporto che si lasciava alle spalle la freddezza e cedeva il passo ad un dialogo meno impacciato, più diretto, persino compiaciuto, anche se la strada verso la palese complicità era ancora molto lunga e veniva percorsa con un’andatura estremamente lenta.

Selasia era contenta di quello che era riuscita a costruire finora; un’ulteriore conferma le fu fornita quando si congedò da Sigismondo, in quell’insperato mercoledì di fine luglio: entrambi si ripromisero di rivedersi a settembre, augurandosi una serena estate. Ella scrutò per l’ultima volta i suoi grandissimi occhi azzurri, poi si voltò e proseguì verso casa.

La sua soddisfazione la rendeva raggiante, avrebbe continuato a sognare, a sperare che sarebbe accaduto qualcosa di concreto e bellissimo tra di loro, senza però avere necessariamente fretta di consumare il futuro. Aveva voglia di godersi l’incanto prodigioso dell’attesa, tra planate di immaginazione e sguardi sempre vigili sul reale, perché sapeva che delusioni impreviste avrebbero potuto ferirla.

La notte immediatamente successiva, Selasia sognò un bacio con Sigy, il suo primo bacio in assoluto. In un pomeriggio abbacinato dal sole, su una panchina di Piazza Navona con lo sfondo mozzafiato della Chiesa di Sant’Agnese, i due giovani si fissavano intensamente: gradualmente le loro parole si spensero per lasciare spazio ad una magica unione di labbra e d’intelletti: una miscela di colte lettere al gusto di latte di mandorla. Selasia si risvegliò stremata dall’emozione, ma beata, le pareva realmente di avvertire in bocca quel sapore dolce e buonissimo, fonte di quella meta che sentiva avrebbe raggiunto, nei giusti tempi.

La sua mente non era sgombra da dubbi: rifletteva, temeva, esitava, si prefigurava quel settembre in fondo non tanto lontano, che presto avrebbe rincorso come faceva per gran parte della sua esistenza. Sarebbe ritornata alla quotidianità che sopporta a fatica le vacanze, le evasioni del cuore.

Ma ora l’estate avrebbe finalmente concesso, senza avarizia, il privilegio di partire, con il corpo e con la testa, alla scoperta del mondo, degli altri, soprattutto di se stessi; Selasia avrebbe visitato nuovi luoghi, approfondito la sua determinata ed incorrotta interiorità, impermeabile al male come non lo era mai stata in precedenza. Poi avrebbe fatto ritorno a casa con tante appassionanti storie da narrare. Forse le avrebbe condivise con Sigismondo, forse con lui avrebbe scambiato febbrili visioni di viaggio. E, in bilico tra desideri ed incertezze, si sarebbe cimentata in un altro inedito Sigy day.

Alessia Citti

3 Commenti

  1. Ti risponde l’autrice stessa, purtroppo molti dei miei lavori non li ho mai pubblicati, se vuoi leggere qualcosa digita il mio nome su Google, dovrebbero comparire i link ai due libri che ho pubblicato, sono soprattutto poesie. Comunque grazie per il commento che hai rilasciato

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