La surrogazione di maternità o gestazione d’appoggio o, come tutti la conoscono, utero in affitto, è il ruolo che nella fecondazione assistita è proprio della donna. Quest’ultima ha l’obbligo di provvedere alla gestazione e al parto per conto di una sola persona, di una coppia sterile che sia omosessuale o eterosessuale. Quindi di coppie incapaci di generare un bambino. La nostra legge vieta di ricorrere alla surrogazione, come anche per la Germania, la Spagna, la Francia, il Portogallo e la Bulgaria, ma in molti paesi questa pratica è legale. Alcuni ne proibiscono solo la forma commerciale ammettendone quella “altruistica”. Altri ancora permettono entrambe le forme. In India il processo di gestazione surrogata è legale ed ha un costo che oscilla tra i 20.000 e i 40.000 dollari. Tuttavia nel paese questa pratica è proibita per coppie omosessuali, single e coppie straniere, provenienti da paesi in cui questa pratica è illegale. Anche in Russia è legale, sia quella commerciale sia non. La legislazione in vigore ha reso questo paese una meta turistica molto gettonata per cercare uteri in affitto. In America sono otto gli stati in cui è legale la surrogazione. Siamo di fronte ad un vero e proprio business. “Per l’Ucraina servono circa 50mila euro, ma ci sono “pacchetti” anche da 30mila euro” spiega l’avvocato Ezio Menzione, che da anni si occupa delle maternità surrogate. “Negli Stati Uniti costa almeno 100mila dollari. Il servizio è migliore e non ci sono intoppi legali, visto che il bambino nasce come cittadino americano”.

I problemi legali, in Italia, nascono nel momento di registrare il bambino. Qui il ricorso a pratiche di surrogazione di maternità è un reato punito con la reclusione fino a due anni e con una multa fino a un milione di euro. I genitori italiani rischiano di non veder riconosciuto il bambino in quanto non si ha alcun legame biologico. Esistono dei casi in cui alcuni genitori sono stati puniti, mentre in altri, in assenza di legame biologico col bambino, quest’ultimo è stato dichiarato adottabile.  Nel caso in cui il bambino sia invece figlio di uno solo dei membri della coppia, la legge italiana considera solo quest’ultimo come genitore, mentre l’altro deve fare ricorso alla stepchild adoption, legale per le coppie sposate.

Questa pratica è arrivata all’orecchio di tutti solo a seguito della nascita, tramite la gestazione, di Tobia Antonio, Figlio di Nichi Vendola e del suo compagno Eddy Testa in una clinica canadese. Su questa notizia si è costruito proprio un bel “caso” politico seguito da commenti di vari leader contrari a questa pratica forse per convinzioni morali o forse più preoccupati di prendere posizioni contrarie alla linea politica del partito perdendo cosi sostegno cittadino. Uno dei primi a commentare è stato Matteo Salvini, leader della lega che su twitter scrive: “Vendola e compagno sono diventati papà, affittando utero di una donna californiana. Questo per me non è futuro, questo è disgustoso egoismo”.

Interviene anche Beppe Grillo, che in una lettera al Corsera parla di ‘sentimenti low cost’ e attacca: “c’è qualcosa nel concetto di utero in affitto che mi spaventa e non ha nulla a che fare con l’omosessualità o l’eterosessualità, ma la logica del ‘lo facciamo perché è possibile”.

Il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini spiega: “avremo mercoledì l’assemblea del gruppo alla Camera per confrontarci tra noi, per costruire una proposta di legge aperta a tutto il Parlamento. Adesso si tratta di ragionare complessivamente sul tema del riordino delle adozioni, è un tema su cui il Pd è impegnato. Quanto alle Unioni civili, abbiamo raggiunto un risultato storico, certamente un risultato che forse qualche mese fa nessuno pensava potessimo raggiungere – ha proseguito il vicesegretario democratico – e abbiamo chiuso un dibattito che per vent’anni ha visto un percorso che non si è mai concluso e anche con proposte che poi sono arrivate”.

Il leader del NCD, Alfano così afferma: “ribadiamo il nostro no a ogni forma di adozione da parte di coppie formate da persone dello stesso genere. Siamo al lavoro su due disegni di legge, il primo sull’utero in affitto come reato universale (punibile in Italia anche se commesso all’estero), il secondo sulle misure di sostegno fiscale alla famiglia e di aiuto alla natalità. Un Paese che non fa figli, è un Paese senza futuro”.

Per Emma Bonino “la maternità per terzi va regolamentata, altro che farla diventare un reato”. Sulle unioni civili afferma che la politica è ferma mentre il paese va avanti.

È un po’ la stessa storia che si ripete per l’Italia. Si parla di problemi sociali nuovi e complessi che, invece di trovare un compromesso, una regolamentazione come hanno fatto gli altri paesi si preferisce proibire. È come se fossimo tornati indietro di trent’anni, quando si combatteva per legalizzare il divorzio. Si tratta di stabilire regole che disciplinano una materia cosi importante, frutto di una decisione personale, evitando lo sfruttamento. Non si può ancora dire “per me non è lecito, per me non è morale e allora non lo deve essere anche per te”. Se vogliamo parlare su base religiosa ognuno ha il suo credo, la sua fede. Se vogliamo parlare su base morale, chi può dire qual è la migliore? Sono le proibizioni, il no categorico che creano situazioni di illegalità.

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