“Ci vediamo davanti le poste a Piazza Bologna!”. Questa è una delle frasi più pronunciate dai giovani quando si danno, o forse davano in tempi non pandemici, appuntamento nel quartiere, durante la settimana o per il weekend, per prendere un aperitivo al bar, sedersi sulle scalinate della Posta oppure sulle panchine della Piazza per poi decidere in quale locale della capitale andare oppure farsi due chiacchiere in totale spensieratezza. “Ci vediamo a Piazza Bologna!” Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Tutti i romani almeno una volta sono passati per Piazza Bologna: chi per lo studio, chi per lavoro, chi per prendere il 61 o chi la metro B. “C’è sta poco da fa” questa Piazza è conosciuta, ma non solo per la “movida” che si concentra soprattutto nel fine settimana, ma anche per la sua storia. Il quartiere che circonda Piazza Bologna viene spesso associato al ceto borghese, è adornato da Ville e proprio in una di esse ha ospitato, per circa vent’anni, il dittatore Benito Mussolini.

ORIGINI DI PIAZZA BOLOGNA

Media4tech di Claudio Palazzi

Piazza Bologna sorge tra Piazzale delle Province e Viale XXI aprile, nel quartiere Nomentano.

La piazza ha una forma circolare e ricopre una posizione centrale nel quartiere.

Con il passare degli anni attorno ad essa sono sorti piccoli edifici di soli quattro piani, originariamente abitati dal ceto della media-alta borghesia.

Nel 1935 l’architetto Mario Ridolfi idea il palazzo delle Poste, tipico esempio di architettura razionalista, diventato poi un vero e proprio punto di riferimento per i più giovani.

Tale quartiere è facilmente raggiungibile, a pochi minuti di distanza si può raggiungere la stazione Tiburtina, sia camminando che con i mezzi pubblici come metro B e autobus; vicina è anche la Stazione Termini.

PIAZZA BOLOGNA IMMERSA NEL VERDE

Molteplici sono le ville e i parchi che abbelliscono la capitale tra cui: Villa Borghese, Villa Doria-Pamphili, Villa Sciarra, il Parco della Caffarella, il Parco degli Acquedotti e la lista potrebbe continuare ancora. Ovviamente alcuni di essi non potevano non trovarsi nel quartiere di Piazza Bologna come ad esempio:

Il Giardino Giuseppe de Meo (statistico e docente italiano), meglio conosciuto come “Parco di Villa Massimo” che nel 2013, purtroppo, ha visto serrare i cancelli per un contenzioso tra il gestore del chiosco e i comitati di quartiere che lo avevano accusato di schiamazzi e vendita di alcolici fino a notte fonda. Da allora dietro le inferriate hanno avuto la meglio erbacce e rovi, tronchi abbandonati e giochi arrugginiti. Questo fino al 2019, quando la Sindaca Virginia Raggi ha annunciato che avrebbe riaperto Villa Massimo. Questa infatti è stata riqualificata in stile anni ’50, adornata con un paio di altalene e qualche altro gioco per bambini, a cui fortunatamente gli è stato riconcesso il diritto di giocare e scherzare con i propri coetanei al parco in tutta serenità.

Successivamente possiamo parlare di Villa Paganini situata di fronte a Villa Torlonia e su via Nomentana, ha visto riaprire i cancelli nel 2004 dopo un attento restauro con la Sovraintendenza Comunale.

Il parco nasce verso fine ottocento dopo i vari interventi di trasformazione e riduzione della proprietà settecentesca del Cardinale Giulio Alberoni, il quale aveva acquistato il terreno nella prima metà del settecento. Esso infatti prima era posseduto da Mariano Pierbenedetti da Camerino. Nel 1890 la villa viene poi acquistata dal Senatore Paganini, dalla quale prende il nome, per poi passare da un proprietario all’altro fino al 1934 quando la proprietà passò nelle mani del Comune di Roma. La Villa venne poi aperta al pubblico nel medesimo anno con la presenza di Mussolini.

“At least but not least” una delle bellezze più grandi di Piazza Bologna, sua maestà Villa Torlonia.

Essa era di proprietà della famiglia Pamphilij tra il XVII e il XVIII secolo che la utilizzò come tenuta agricola, per poi passare nelle mani della famiglia Colonna nel 1760. La costruzione della Villa ebbe inizio solo nel 1806 su progetto dell’architetto Valadier per Giovanni Raimondo Torlonia; Valadier trasformò i due palazzi preesistenti in un palazzo e nell’odierno Casino dei Principi, costruì le scuderie, l’ingresso e risistemò il parco. Nel 1840, per volontà di Alessandro Torlonia, venne costruita la Capanna Svizzera, poi diventata la Casina delle Civette, chi vi passa davanti non può non far caso alle peculiari vetrate che caratterizzano tutta la costruzione.

Passeggiando per la Villa, l’attenzione viene catturata da questa grande struttura neoclassica, con colonne in marmo unita allo stile gotico delle parti decorative, opera di Giovan Battista Caretti. Una volta che l’edificio venne acquistato dalla famiglia Torlonia, venne restaurato, per ordine di questa, da Valadier nella prima metà dell’ottocento e qui venne definito “Casino nobile”.

Opera di restauro del Caretti è anche il “Casino dei Principi”, in stile rinascimentale. Veniva usato come sala per i ricevimenti.

Molte altre sono le opere costruite dentro Villa Torlonia come ad esempio: la limonaia, il villino rosso, il villino medioevale, i due obelischi (in memoria dei genitori di Alessandro Torlonia) e così procedendo…

La storia italiana degli anni ’20 è segnata dall’instaurazione della dittatura fascista. Sono proprio gli anni ’20 del XX secolo che vedono insediarsi a Roma, più precisamente a Villa Torlonia, Benito Mussolini. Fu proprio Giovanni Torlonia Junior a concedere la residenza al dittatore, per un affitto annuale di una lira. Mussolini e il principe Torlonia costruirono un rifugio contro i bombardamenti nelle catacombe ebraiche del terzo e del quarto secolo poste sotto la villa.

Successivamente alla guerra, la Villa attraversò un periodo di forte decadenza e abbandono, per poi essere acquistata dal Comune di Roma nel 1978 e sottoposta a restauro.

CONSLUSIONI

Ad oggi le ville presenti nel quartiere Nomentano appaiono come luogo di incontro e socializzazione sia per i più piccoli che per gli anziani.

Le ville di Piazza Bologna, in questi anni di pandemia, hanno rappresentato un punto fermo per molti abitanti del quartiere. Gli spazi verdi hanno consentito, infatti, di fare ampie camminate, corse e passeggiate con i propri figli, o con i propri amici a quattro zampe, garantendo quella boccata d’aria che è servita a molti  per staccare dalla routine del “lockdown”, per evadere dai libri e dalla DAD o dallo “smart working” o semplicemente per tenersi in forma.

Queste sono alcune delle nostre ville romane, ville che dovremmo tutelare e curare costantemente, perché loro, in questa triste parentesi della nostra vita, ci hanno curato e aiutato.

Questa è solo una piccola parte di Piazza Bologna, ci sarebbero ancora molte altre parole da scrivere sulla zona, ad esempio sui commercianti e sulle loro attività che da sempre fanno vivere il quartiere, sui nuovi locali della movida e così continuando.

Piazza Bologna è come un piccolo paese: tutti si conoscono e tutti ti conoscono. Piazza Bologna è: vita, felicità, famiglia. Piazza Bologna è CASA.

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