Coca-Cola, Nestlé, il Water Resources Group e il saccheggio dell’acqua della terra – parte 1ª

La spietata elite globalista e le efferate multinazionali vogliono imbottigliare l’acqua della terra! Quale miglior modo per farlo se non permettendo la meticolosa, subdola e pragmatica distruzione delle infrastrutture? I criminali al potere, facendosi silenziosamente distruttori, ci condizionano psicologicamente e ci manipolano: la devastazione (e l’atroce desolazione che ne consegue) viene usata sadicamente per legittimare l’elevazione del potere a salvatore misericordioso. L’intervento della Clinton Foundation ad Haiti ne sia l’esempio emblematico…

Nutrendoci di false consolazioni e rieducando sistematicamente la nostra coscienza, la civiltà dei consumi spiana la strada all’inarrestabile e inavvertibile avanzata del potere; al risveglio dall’incubo della distruzione, la coscienza (oramai rabbonita, acritica e irreversibilmente mansueta) non può che chiedere al potere di essere rassicurata. In quanti abbiamo considerato (colpevolmente) le barbare azioni militari statunitensi – compiute in nome della “democrazia” – rassicuranti?

Ebbene, CdB, in un articolo del 22 agosto del 2016, scritto sul quotidiano Correio Do Brasil, afferma, sulla base delle rivelazioni di un alto funzionario della Agência Nacional de Águas (ANA), che il governo del 37° presidente brasiliano Michel Temer, includendo la falda acquifera Guarani nella lista dei beni pubblici privatizzabili, avviò, nella seconda metà del 2016, un’infame trattativa – segreta – con la Nestlé, la Coca Cola e altre feroci multinazionali dell’acqua.

Le negoziazioni del 2016, a detta della fonte anonima, procedendo a passo spedito, intesero definire (in maniera rigorosamente privata) le condizioni contrattuali per la concessione dell’acquifero Guarani a un gruppo di conglomerati transnazionali; il diritto di sfruttamento dell’acqua di una delle più grandi riserve acquifere sotterranee del pianeta sarebbe durato più di cento anni.

A distanza di due anni, l’oscura trama ha assunto proporzioni esecrabili e a rivelarcelo, questa volta, è l’attivista (originario del Brasile) Franklin Frederick. Egli dichiara che, al World Economic Forum di Davos di quest’anno (23 gennaio – 26 gennaio 2018), Michel Temer ha incontrato (ancora una volta e segretamente) il CEO della Anheuser-Busch InBev, Carlos Alves de Brito; il CEO della Coca-Cola, James Quincey; il CEO della Dow Chemical, Andrew Liveris.

Ora, l’acqua è la principale materia prima utilizzata dalla Coca Cola e dalla Ambev (appartenente al gruppo Anheuser-Busch InBev) e, “per pura coincidenza”, Andrew Liveris – insieme a Muhtar Kent, ex CEO della Coca Cola – fa parte del consiglio direttivo del Water Resources Group – WRG (un’organizzazione nata da un’iniziativa della Nestlé, della Coca Cola e della Pepsi e mirata a privatizzare l’acqua per mezzo di partnership pubblico-private). Nel comitato direttivo del WRG figurano Lisa Schroeter – direttrice commerciale e della politica d’investimento della Dow Chemical – e Dominic Waughray, il quale è anche membro del Comitato Esecutivo del World Economic Forum.

Franklin Frederick sottolinea: «La Ambev è parte della Anheuser-Busch InBev, gruppo che acquistò la sua grande rivale SABMiller per 107 miliardi di dollari […]. La SABMiller è una delle aziende fondatrici del WRG… Il maggior azionista del gruppo Anheuser-Busch InBev è il brasiliano, radicato in Svizzera, Jorge Paulo Lemann.»

I legami diretti del Water Resources Group con il World Economic Forum palesano l’abietta, silenziosa e vigliacca azione di saccheggio delle risorse del pianeta compiuta dal potere economico multinazionale. I consorzi transnazionali sono soprannazionali, cioè trascendono, scavalcano i poteri nazionali (nei quali, come nel caso del governo di Michel Temer, trovano spesso un appoggio incondizionato) e, così facendo, sopprimono il potenziale “essere d’intralcio” rappresentato dalle singoli nazioni.

In 2. Sui post di Q: «FIGHT the censorship.» (COMBATTI la censura.) ho fatto menzione a Jack Dorsey e alla sua ingannevole decorazione dell’atto di censura: Twitter «in nome dello stato di salute di una conversazione, cioè di un concetto astratto, ci dice, basandosi sulla sua personale sensibilità (non sul sentimento comune), che sa come identificare (moralisticamente) ciò che è malsano […]». Il Water Resources Group «contribuisce in diversi modi agli obbiettivi di eradicazione della povertà, della fame e ad assicurare una buona salute» («contributes in various ways to the goals to end poverty and hunger and ensure good health»).

Dunque, gli interventi di “salvezza” di Jack Dorsey e del WRG, benché possa sembrare una coincidenza fortuita (non lo è affatto), hanno entrambi (misericordiosamente) a cuore, pur applicandola ad ambiti diversi, la nostra salute.

Il Water Resources Group continua ad alterare la verità quando, nella sezione “La nostra visione e missione” (“Our vision and mission”), dichiara: «Il 2030 WRG unisce gli attori del settore pubblico, privato e civile, con il fine di avere dei dialoghi aperti che contribuiscano a migliorare la gestione delle risorse idriche» («2030 WRG brings together public, private, and civil society stakeholders to have open discussions about water management and to develop concrete proposals that can help improve the management of water resources»). Con «[…] migliorare la gestione delle risorse idriche» non si intende altro che: privatizzare le risorse idriche.

Tornando alla trattativa tra Michel Temer e le multinazionali dell’acqua, il quinto PRINCIPIO GUIDA del WRG attesta: «PRINCIPIO 5: Essere responsabili e trasparenti»; poi ancora: «Il 2030 WRG mira ad assicurare che la sua condotta sia trasparente».

 

Inutile dire, leggendo il resoconto di Franklin Frederick, che la propensione menzognera dei criminali al potere è riprovevole: «Stranamente, il secondo evento ufficiale al quale Temer avrebbe dovuto prendere parte (un dibattito pubblico con la partecipazione del prefetto di San Paolo, João Dória, del presidente del Banco Bradesco, del CEO di Itaú-Unibanco e del CEO della Nestlé, Paul Bulcke), è stato rimosso dall’agenda del World Economic Forum […]»

«[…] Il rifiuto della privatizzazione dell’acqua, espresso dalla maggior parte della popolazione brasiliana, pare che abbia influito nella decisione di mantenere segreti gli incontri fra Temer e il CEO della Nestlé»

Il Sistema Acquifero Guarani (SAG) è un bacino idrico sotterraneo e transnazionale che abbraccia parte dei territori dell’Argentina, del Brasile del Paraguay e dell’Uruguay. Possiede un volume di 37.000 Km3 e si estende per un’area di circa 1.0087.000 Km2.

Nella pagina Web di Terra de Direitos (un’organizzazione che agisce in difesa dei diritti umani – primariamente economici, sociali, culturali e ambientali) si legge: «Per ciò che concerne l’approvvigionamento idrico delle future generazioni, l’importanza strategica dell’acquifero desta l’attenzione di diversi gruppi economici di varia provenienza.

La società civile è in allerta e vigila sulle strategie di privatizzazione messe in atto dai conglomerati transnazionali: nel 2003, difatti, l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) e la Banca Mondiale, attraverso il Fondo mondiale per l’ambiente (GEF), implementarono il Progetto di Protezione Ambientale e Sviluppo Sostenibile con l’obbiettivo di realizzare un modello istituzionale, legale e tecnico comune ai paesi del Mercosur.

Diverse organizzazioni della società civile, coinvolte nella difesa dei diritti umani e dell’ambiente, guardano con sospetto all’ingerenza dell’OEA, della Banca Mondiale, del GEF, mettono in discussione la trasparenza delle loro decisioni e contestano l’uso che si sta facendo delle ricerche effettuate dal Progetto di Protezione Ambientale e Sviluppo Sostenibile. Le stesse organizzazioni civili allertano sulle strategie di privatizzazione dell’acqua dolce proposte dalla Banca Mondiale: in tali strategie, venendo conferito un valore economico all’acqua, essa cessa di essere un bene comune dell’umanità e un diritto umano fondamentale.»

Peter Brabeck-Letmathe (ex CEO della Nestlè), in un’intervista apparsa nel documentario intitolato We feed the world, sostenne biecamente che: «[…] L’acqua è un genere alimentario come un altro, e, in quanto tale, dovrebbe avere un valore di mercato. […] Personalmente, credo che sia meglio assegnare ai generi alimentari un valore, in modo tale che si sappia il loro prezzo: sulla base di ciò, dunque, si potranno prendere dei provvedimenti specifici da rivolgere alle popolazioni che non hanno accesso all’acqua.»

Concludo con una frase tratta dalla recente dichiarazione finale del FAMA (Fórum Alternativo Mundial da Água): “Water is not a commodity, water belongs to the people”; “água não é mercadoria, a água é do povo”; “l’acqua non è una merce, l’acqua appartiene al popolo”; “el agua non es una mercancía, el agua pertenece al pueblo”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.