David LaChapelle torna a Roma con una mostra di 150 opere intitolata “Dopo il diluvio”, che racconta gli ultimi dieci anni dell’artista e fotografo americano.  Roma è la principale fonte d’ispirazione del “Fellini della fotografia”.

Al Palazzo delle Esposizioni vengono esibiti i lavori realizzati dal 2006, anno in cui LaChapelle ha occasione di visitare la Cappella Sistina. In quel periodo l’artista è profondamente influenzato dal soggiorno romano, mutando, da quel momento in poi, la rotta della sua tendenza artistica.

In particolare, il grande affresco michelangiolesco dell’Arca di Noè ha determinato un deciso distacco dalle riviste di moda e dal mondo delle celebrities, quindi dal tipo di arte “commerciale” che l’aveva reso famoso.

Da allora, la sua produzione si indirizzerà verso direzioni nuove, con opere concepite per musei e gallerie e non più per il mondo dozzinale delle campagne pubblicitarie.

La mostra, dal 30 Aprile al 13 Settembre al Palazzo delle Esposizioni, è curata da Gianni Mercurio, che evidenzia nel suo saggio l’approdo a soluzioni stilistiche del tutto innovative dell’autore: “Il segnale più evidente del cambiamento è la scomparsa dai lavori seriali della presenza umana: i modelli viventi che in tutti i lavori precedenti (unica eccezione è “The Electric Chair” del 2001, personale interpretazione del celebre lavoro di Andy Warhol) hanno avuto una parte centrale nella composizione del set e nel messaggio incarnato dall’immagine, spariscono. Le serie “Car Crash”, “Negative Currencies”, “Hearth Laughs in Flowers”, “Gas Stations”, “Land Scape”, fino alla più recente “Aristocracy”, seguono questa nuova scelta formale: LaChapelle cancella clamorosamente la carne, elemento caratterizzante della sua arte”.

 

Fino a metà settembre 150 opere dell’autore statunitense esposte al Palazzo delle Esposizioni

Valentina Ruocco

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