La rivoluzione dell’energia pulita non richiede soltanto enormi quantità di elettricità e quindi grandissimi investimenti infrastrutturali. Infatti per raggiungere un’economia sostenibile c’è bisogno di ammodernare ed espandere le reti elettriche, che nella maggior parte dei casi non sono idonee a sostenere una trasformazione così forte. Uno dei nodi cruciali però riguarda la disponibilità di rame, che non è sufficiente e lo sarà sempre meno in futuro.
Il rame e l’economia sostenibile
Secondo un report pubblicato dall’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), quest’anno gli investimenti nell’economia sostenibile sul fronte energetico supereranno i 400 miliardi di dollari, alzando ulteriormente l’asticella rispetto al record di 390 miliardi fissato nel 2024.
Ma se da un lato si investono fiumi di denaro per espandere le reti, dall’altro spesso si sottovalutano i volumi di rame necessari a tal fine. Secondo i nuovi dati forniti da Reuters, la domanda di rame per l’ammodernamento delle reti di generazione e trasmissione di energia in tutto il mondo aumenterà a 14,87 milioni di tonnellate entro il 2030, rispetto ai 12,52 milioni di tonnellate di quest’anno. Cioè il 10% in più. Il fabbisogno complessivo invece raggiungerà i 30,32 milioni di tonnellate entro il 2030.
L’offerta non tiene il passo
Se da un lato le esigenze dell’economia sostenibile spingono la richiesta di rame in tutto il mondo, dal lato dell’offerta la situazione è molto più “bloccata”. Le forniture dei principali produttori, tra cui Cile e Repubblica Democratica del Congo, sono frenate dalla mancanza di investimenti in nuove miniere. E siccome l’offerta non riesce a tenere il passo, il deficit globale di rame potrebbe raggiungere 1,84 milioni di tonnellate entro il 2030.
Ciò finirà per innescare un periodo prolungato di prezzi elevati. Secondo l’analisti delle Onde di Wolfe Wave, i prezzi del rame raggiungeranno livelli record e supereranno i 12.000 dollari a tonnellata entro la fine del decennio, con un aumento del 23% rispetto agli attuali livelli di circa 9.700 dollari a tonnellata.
Mancano le alternative
Il vero problema è che le caratteristiche fisiche rendono il rame unico, e pressoché insostituibile. La conduttività superiore, la durevolezza e la versatilità del rame ne rendono difficile la sostituzione. Si pensi al caso dei cablaggi elettrici nei data center, dove l’alluminio è stato a lungo considerato un’alternativa più economica (costa circa un terzo del rame). Ma oggi è stato in gran parte eliminato, perché non offriva prestazioni adeguate.
Tra le soluzioni percorse c’è anche quella della ricopertura tramite riciclo (hedging strategy), che peraltro si sposa perfettamente con l’idea di economia sostenibile, visto che la produzione di rame raffinato o secondario da rottami può richiedere il 65% di energia in meno rispetto alla produzione primaria. Gli analisti prevedono che la produzione di rame da rottami aumenterà da circa 10 milioni di tonnellate quest’anno a 11 milioni di tonnellate entro il 2030. Ma non basterà comunque a saziare la fame di rame che ci sarà nel mondo.













