L’articolo 49 della nostra costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. È ciò che ha fatto Fabrizio Loioli, fondatore di “Partito Nuova Democrazia” (da adesso Pnd).

Il Pnd è un partito che è stato fondato ufficialmente il 15 marzo 2013 secondo quanto riportato dal profilo ufficiale di Facebook; attualmente il sito ufficiale conta ben 15mila visualizzazioni con 65 iscritti. Un partito in erba dunque, come molti ce ne sono in Italia e che non riescono a raggiungere una popolarità nazionale, almeno nei primi loro anni di vita.

Un partito è fatto prima di tutto da persone, poi dalle idee. Vediamo dunque chi abita questo nuovo partito nato da poco. Il suo fondatore è, da quanto si legge nel sito ufficiale, Fabrizio Loioli. Chi è costui? Una semplice ricerca nel web fa venire alla luce quanto segue.

Non esiste una vera e propria biografia pubblica e ufficiale di Fabrizio Loioli sul web, ma tutti i risultati sul personaggio rimandano ad un preciso anno: 2007.

Procediamo con ordine. Fabrizio Loioli è un oil trader, ha lavorato per anni nel campo petrolifero. Secondo quanto riportato da un’intervista del 2007 a Fabrizio Loioli da parte di Filippo Astone, “tra il 1994 e il 1997 Loioli ha lavorato ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dove ha operato come fiduciario di una delle famiglie più potenti del luogo, gli Al Otaiba. Tra il 1997 e il 2003 ha passato sette anni in Iraq, alla corte di Saddam Hussein e dei suoi figli Hudai e Kusay, per conto dei quali ha gestito l’80% del programma Oil for food, la vendita controllata di petrolio in cambio di cibo e medicinali per la popolazione dell’Iraq, colpita dall’embargo dichiarato dopo l’invasione del Kuwait”.

Fabrizio Loioli è un professionista del greggio: gestore e negoziatore di petrolio, con la sua Betoil, nei primi anni del del 2000 arriverà a gestire circa l’80% delle esportazioni dell’Iraq di Saddam Hussein, mai personalmente conosciuto a detta di Loiola.

Il 2007 è l’anno chiave per capire Loioli, perché è in quest’anno che il suo nome compare nei giornali italiani e non solo. Infatti Loioli diventa il personaggio chiave dello scandalo Oil for food, nel quale venne coinvolto l’allora e l’attuale presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni.

L’inchiesta coinvolge Loioli, già condannato per truffa negli Emirati Arabi (mentre secondo Loioli è stato condannato solo per non essersi presentato al processo finale) , mentre nel 2007-2008 finisce sotto inchiesta in Italia e in Grecia.

Un leader dell’export del petrolio iracheno dunque, un personaggio molto influente nel mondo del greggio che è finito sotto inchiesta come testimone e come imputato. Nel 2009 il petroliere Loioli si vede contestare redditi non dichiarati per 1,3 miliardi di euro. La Betoil, la sua società della quale ora non si hanno più notizie, sulla carta era alle Isole Marshall, ma il vero quartier generale era a Milano, vicino la centralissima via Montenapoleone.

Coinvolto nelle tangenti petrolifere di Oil for food, Fabrizio Loioli, detto anche Loyola, ritorna ora nelle vesti di aspirante politico: un passaggio, quello dal mondo degli affari alla politica, che non è certamente nuovo nel panorama politico italiano.

Il Pnd, fondato come abbiamo già detto, da Fabrizio Loioli, presenta un programma politico ordinato in 49 punti: dalla questione esodati (“Risoluzione immediata della questione Esodati”) alla riduzione dell’IMU (punto 44); dalla ristrutturazione delle ferrovie (punto 42) alla riforma della sanità (punto 36, che risolverebbe il problema con un’ istituzione di una rappresentanza della Guardia di Finanza, Carabinieri e Polizia di Stato in tutti gli ospedali che controlli il corretto svolgimento delle procedure ospedaliere a tutela dei cittadini e che segnali eventuali abusi di potere e infrazioni delle leggi”).

È un programma politico che per certi appunti assomiglia a quello del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo, rivisitato e scimmiottato.

Loioli si presenta come giustiziere della corruzione nel processo Oil for food, si dice immune da processi e condanne, forse dimenticandosi il suo passato non proprio noto a tutti, specie per la condanna negi Emirati Arabi. Continua dunque ad acclarare la sua innocenza, anche giustamente visto che il processo è iniziato solo a gennaio 2013.

Il carisma del leader, prima petrolifero ora aspirante politico, si nota tutto in questa affermazione para-grillina: “Basta voltare la faccia! Alziamoci tutti in un atto di orgoglio e mandiamoli tutti a casa. Per poter finalmente dare vita ad una vera democrazia dove i cittadini sono la parte principale e il loro benessere in tutte le sue forme sociali, economiche, mediche e di legge alla loro tutela”.

Il tono dei video di Loioli, pubblicati sia sul sito del partito che su youtube, hanno una forte carica di indignazione politica e civica, un ingrediente che piace a molti; un ingrediente che però può mettere a nudo una retorica che vuole indignare chi la guarda, solo ed esclusivamente questo.

Lo slogan del partito personale di Fabrizio Loioli recita: “Non votate le idee, votate i fatti”. Giusto, forse. Ma a leggere i fatti che hanno coinvolto l’Ignazio Loyola del petrolio, non c’è così poi tanto da fidarsi. Giudicate voi stessi.

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