Fotografia e comunicazione

La fotografia è una forma d’arte relativamente “giovane” ma ancor più recente è la sua capacità comunicativa. Le tappe importanti dai suoi albori sono la fine del 1700 con  i primi esperimenti con il nitrato d’argento condotti da Wedgwood ma soprattutto la scoperta della litografia con Niepce potendo raffigurare l’immagine catturata su una lastra. Molti altri sono i nomi che hanno contribuito all’evoluzione dell’immagine fotografica, come  Daguerre, Voigtländer e molte le aziende che già dalla seconda metà del 1800 hanno contribuito a divulgare le prime immagini come la Carl Zeiss, la Agfa, la Leica, la Ilford, la Kodak e la Nikon.

Anche se sono tanti gli attori che hanno contribuito all’affermazione della fotografia come arte figurativa, ancora è aperto il dibattito sulla comunicatività che essa possiede. La domanda principale è se la fotografia potrà mai sopperire alla comunicazione scritta o verbale. La risposta è che dipende dal contesto. Il fotogiornalismo, sin dai suoi albori, può essere un perfetto esempio di connubio di due mezzi comunicativi: l’immagine e la scrittura. La fondazione da parte di Henry Luce  della rivista “Life”, nel 1936 è un esempio di quanto potessero essere importanti le didascalie che accompagnavano le emozionanti immagini scattate da grandi maestri della fotografia. Anche l’agenzia Magnum nata nel 1947 dal genio di Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour e George Rodger dava rilievo al testo scritto che spiegava le foto e i reportage di carattere giornalistico.

Uno “scatto” ai fini documentaristici secondo la scuola di Bresson deve contenere tutti gli elementi che raccontino il “fatto”, ma per contestualizzarlo non si può prescindere da una descrizione scritta che accompagni l’immagine. Le emozioni che poi la raffigurazione scaturisce sono proprie dell’ osservatore che però, dovendo essere informato, è cosciente della situazione rappresentata.

Diverso è il caso di una rappresentazione fotografica a fini artistici. Anche un reportage sociale che ha come fine quello di raccontare forti emozioni spesso non ha bisogno di essere accompagnato da un testo scritto. Quello che vuole comunicare un’opera d’arte, anche se segue un determinato tema, è lasciato alle emozioni soggettive dell’osservatore che trarrà le proprie conclusioni e verrà sensibilizzato a seconda del carattere che lo contraddistingue.

Visto dal lato antropologico è impossibile non comunicare, anche il silenzio è comunicazione e questo vale anche per l’effetto provoca la fotografia. L’osservazione costituisce il primo momento di un processo comunicativo che genera mutamenti comportamentali e provoca reazioni. L a nostra vita quotidiana è intessuta di immagini. E’ corretto parlare della civiltà contemporanea in termini di “civiltà delle immagini”, nonostante il concetto di immagine sia da sempre legato a quello di civiltà. La rappresentazione visiva delle cose, infatti, è il tramite per eccellenza tra noi ed il mondo che ci circonda. La differenza, ad oggi, è di natura quantitativa: un flusso indifferenziato di immagini ci investe costantemente nel nostro quotidiano, sia nella dimensione pubblica, sia in quella privata.

Il potere dell’immagine va oltre il linguaggio scritto e parlato, perchè supera il vincolo che lega emittente e destinatario alla condivisione di regole sintattiche. L’immagine può essere sì realizzata seguendo codici e regole, per ottenere una maggiore efficacia comunicativa ma, in ogni caso, una prima sua interpretazione si dà sempre come possibile.
L’immagine comunica senza mediazioni e la sua percezione è diretta, anche se non porta all’individuazione di un significato univoco: ogni immagine, oltre a descrivere un elemento della realtà, è essa stessa un elemento della realtà , ma anche la rappresentazione di qualcosa diverso da sé, la cui natura è instabile e i cui significati dipendono dallo spazio, dal tempo e dalle situazioni.

Le immagini comunicano, sempre e comunque. Con ogni artefatto visivo abbiamo un rapporto dialettico che stimola le nostre interpretazioni: sia l’immagine una pura espressione artistica, ricreativa, oppure il veicolo per influenzare le nostre scelte o per incanalare la nostra attenzione.

L’arte del comunicatore implica l’applicazione di regole e codici che garantiscono gli esiti conoscitivi della rappresentazione e l’individuazione di condizioni che determinano una relazione congruente tra la rappresentazione e ciò che vogliamo esprimere.

Questo è il punto per cui la contestualizzazione di ciò che vuole rappresentare la fotografia abbisogna o meno di una forma scritta che l’accompagni. Se il fotogiornalismo impone una spiegazione dell’immagine tramite la didascalia probabilmente, a scelta dell’artista, gli altri lavori fotografici non impongono una chiarimento di ciò che viene mostrato ma lscia libero arbitrio al pubblico.

 

Fonte: Claudio Palazzi Community online

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