L’assetto della politica italiana post elezioni siciliane

Analisi ciclica dei partiti politici italiani. Il trend della politica negli ultimi anni sembrava portare un vento di cambiamento. Ma è apparenza: lombra della prima repubblica torna imperterrita a dominare la scena dei vecchi e nuovi schieramenti politici

Politologi, legislatori, opinionisti. Tutti sono in fermento per studiare come gestire il mutamento dello scenario politico che caratterizza le forze politiche negli ultimi anni: il tripolarismo. Sì indubbiamente una clamorosa novità. Soprattutto condita da altrettanti inattesi avvenimenti. La sinistra, dopo aver ottenuto consensi con massimali storici, è implosa, creando scissioni e contrasti interni che hanno portato a focalizzare le tematiche sulla sorte della dirigenza interna, a discapito delle problematiche ad oggi irrisolte del Paese.

Eppure, l’attuale situazione provoca un  déjà vu che potrebbe riportare alla mente Bertinotti che decretò la fine del governo Prodi, o Mastella che fece crollare nuovamente il morigerato Professore. Ma anche il fallimento dell’Alleanza Progressista che spianò la strada a Berlusconi. E proprio quest’ultimo capì che un’alleanza con neonati leghisti avrebbe portato a vincere le elezioni. Questa “illuminazione” venne ribadita dal fatto che Bossi fece cadere il governo Berlusconi I e fu determinante per la nascita di Berlusconi II.

Tornando ad oggi, la sinistra ha compiuto il suo consueto harakiri che si attua ogni qualvolta “rischia” di governare in piena autonomia. La destra, a sua volta, ha “scoperto” che alleandosi tra moderati e  conservatori è possibile vincere nuovamente le elezioni. I numeri di consensi variano ma lo schema è sempre lo stesso. L’unica differenza è che nella scena politica non esiste più la DC ma il Movimento 5 Stelle che forse porta con sé l’unica novità: quella di non volere realizzare alleanze con altri partiti.

Quindi lo schema tripolare in realtà c’era pure nella prima Repubblica con destra, sinistra e centro, esattamente come si presenta oggi. Inutile quindi scervellarsi su quale legge elettorale possa risolvere la nuova scena politica. Il proporzionale era una soluzione allora e dovrà esserlo oggi. Seguendo attentamente il ciclico ripetersi degli avvenimenti politici, anche il M5s si accorgerà della necessità di apertura alle alleanze. La mediazione e il dialogo sono il pane della politica e della democrazia. Questa condizione imprescindibile determina anche la sopravvivenza di un partito.

Esiste quindi veramente una legge elettorale adatta alla conformazione politica attuale? Sicuramente sarebbe opportuno formularla, ma soluzioni diverse a seconda del momento storico sono solo utopia. Ne sono testimoni le principali notizie della stampa negli ultimi anni. La ricerca di una legge elettorale ottimale va avanti almeno dal 2005 con il Porcellum “partorito” da Calderoli. Anche ad oggi il Rosatellum è motivo di discordia. La questione è pertanto complessa e richiede troppe energie da parte del legislatore per essere ridiscussa in vista di ogni elezione. Inoltre la ciclicità della conformazione politica renderebbe inutile concentrarsi su fattispecie sempre diverse.

Le forze politiche dovrebbero concentrarsi più a risolvere i problemi del Paese che a preparare una legge elettorale confacente alle proiezioni elettorali, per trarne vantaggio il più possibile. Sarebbero comunque energie sprecate. Il Mattarellum era un esempio di legge elettorale che osserva al lungo periodo. Il legislatore ne faccia tesoro.

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