FRIDA KAHLO IL CAOS DENTRO

“Vi dico: bisogna ancora portare in sé un caos per poter generare una stella danzante.”

Questa la citazione del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, che gli allestitori hanno deciso di riportare sul pannello illustrativo che introduce alla mostra dedicata all’artista messicana, presente a Spazio Eventi Tirso, in via Tirso 14, a Roma dal 12 ottobre 2019 al 29 marzo 2020.

FRIDA KAHLO IL CAOS DENTROCaos quindi. Sì, perché Frida ha l’anima tormentata come i quadri che la rappresentano, espressi con tutta la passione di una donna che ha saputo trasformare il suo dolore in forza, e che l’ha resa immortale.

Nata a Coyoacàn, alla periferia di Città del Messico il 6 luglio del 1907 (Frida si aggiungerà tre anni in più, dichiarando di essere in realtà nata nel 1910, anno della Rivoluzione messicana).

Come Frida diventa un’icona del Messico

A 6 anni si ammala di poliomielite, il piede e la gamba destra rimarranno deformi, per cui Frida nella sua vita indosserà sempre lunghe gonne, o pantaloni, in modo da non doverle mostrare. Questo le conferisce un aspetto esotico, tanto che verrà sempre ammirata e non passerà mai inosservata.

FRIDA KAHLO IL CAOS DENTROIl suo vero e proprio martirio ha inizio in quel maledetto giorno del 17 settembre 1925: un autobus che doveva riportala a casa da scuola, si scontra con un tram. Questo terribile incidente è stato anche l’inizio della forgiatura del mito di Frida, mito di un’artista e di una delle donne più seducenti e affascinanti del ‘900.

Le sue disgrazie e le sue pene sono anche il suo successo e le sue conquiste nella vita, le due facce della medaglia si mescolano sempre, sono un tutt’uno. Questo il grande fascino dell’artista, e non a caso in questi ultimi anni di mostre su di lei ne sono state fatte. Sì, ma questa è diversa, è un’altra cosa, un’altra esperienza, qualcosa di più.

Ripercorrendo ancora le tappe fondamentali della crono-storia di Frida, nel 1922 a 18 anni incontra per la prima volta Diego Rivera (all’epoca 36enne) affermato artista intento a dipingere un murale sulla Escuela Nacional Preparatoria, cui Frida si era inizialmente iscritta per diventare medico.

FRIDA KAHLO IL CAOS DENTROQuesto determina la svolta nella sua vita, comincia qui la loro tormentata e passionale storia d’amore che porterà al matrimonio nel 1929 (22 anni lei e 43 lui) e alla successiva rottura.

Infatti nel 1935, i nostri vivono in due case distinte, collegate con un ponte, stante a significare che erano due persone diverse che non potevano più stare sotto lo stesso tetto, se non quello dell’arte (il ponte simboleggia l’arte in questo caso). Il sodalizio tra i due artisti dura nonostante le avversità e per tutta la loro caotica vita. Caos! ancora una volta l’elemento caos è il collante, la chiave, e riporta sempre allo scopo primario dell’apertura di questa mostra: l’addentrarsi profondo, il far luce, lo scavare e ripercorrere il turbinio di emozioni, le scene di vita vissuta, vera! che l’esposizione permette grazie alla ricostruzione degli ambienti in cui Frida e il suo Diego vivevano e lavoravano.

La mostra: il “dietro le quinte” dell’arte di Frida

Un’intera sala è dedicata all’arte del marito Diego e dei suoi compagni. L’installazione del muro virtuale che è un grandissimo schermo dove si susseguono le foto dei murales a cui aveva lavorato (da notare la forte componente politica rappresentata dalla condizione lavorativa degli operai).

FRIDA KAHLO IL CAOS DENTROCome per Frida, il trasportarci fisicamente nel lavoro compiuto o in fase di creazione, come si può ammirare nella sala dov’è stato ricreato il suo studio, con la sedia a rotelle davanti a una tela già iniziata, vicino a un tavolo con un album preparatorio di schizzi e bozze di disegni. Il tutto circondato dalle gigantografie del giardino della casa Azul di Città del Messico. Sembra quindi di essere realmente in quella stanza guardando fuori dalle finestre che davano appunto nel cortile, come avrà fatto tante volte la stessa Frida.

Questo rende la mostra distinta dalle altre che sono state fatte sempre sull’artista in Italia. Non solo un’esposizione delle sue opere, ma un’esposizione della sua vita “toccata con mano”, sentita veramente. Una sorta di viaggio indietro nel tempo in cui il visitatore viene proiettato in quel mondo, in quel caos! Lo vuole attrarre, gli vuole far comprendere a fondo e meglio il dolore, la passione, i drammi e le conquiste di questa donna complessa (caotica!) e profondamente ferita sia nel corpo che nell’anima, dai ripetuti drammi vissuti e affrontati sempre con coraggio, nella sua vita.

FRIDA KAHLO IL CAOS DENTROUna donna capace di liberarsi ogni volta dal peso che l’affliggeva e di uscirne sempre più forte, attraverso i suoi quadri dove la vera essenza e potenza viene fuori e si palesa al visitatore senza nemmeno bisogno di troppe didascalie o pannelli esplicativi. Frida è lì davanti a noi. I suo autoritratti ci guardano dritto negli occhi. Lo sguardo duro, fisso, impenetrabile. Fiero e straziato allo stesso tempo, grida a noi tutta se stessa e il dolore e solitudine provata. Questo risalta e colpisce soprattutto quando si giunge alla sfilata di busti in gesso riccamente decorati, dipinti e colorati (solo alcuni dei tanti che ha portato in vita).

L’arte consola, supporta e fortifica Frida, tanto da fondersi con la sua stessa condizione di disabilità fisica espressa nelle sue opere e resa ancora più concreta dagli ambienti evocativi in cui viveva ed operava. Questo il grande pregio della mostra che non può lasciare indifferenti anche i visitatori più scettici e critici.

FRIDA KAHLO IL CAOS DENTROColpisce la camera da letto di Frida (o camera dei sogni, cui il cartello a lato intitola), con il noto letto a baldacchino su cui era costretta a passare interminabili giornate, per cui la madre Matilde fa installare uno specchio appeso in alto al letto, in modo che Frida potesse dipingere se stessa e il suo dolore, scolpendolo per sempre, come già nel suo cuore ferito, ma ora potendolo liberare con tutta la sua forza, per alleviarne in parte il peso.

Sembrano gridare i suoi ritratti, di lei rotta e rattoppata in più punti (subirà nel corso della sua vita tante operazioni), alla spina dorsale (uno dei suoi quadri più iconici ha il titolo emblematico La colonna spezzata).

L’impegno politico e sociale

Dopo l’incidente, tra mille difficoltà, Frida miracolosamente si riprende e due anni più tardi nel 1927, si unisce ad un gruppo di artisti (la sua forza di carattere non può più essere contenuta!). Questi giovani sostengono le arti messicane indipendenti. E per Frida, questo si può ritrovare anche nella scelta di voler indossare (come fosse una divisa!) solo abiti e costumi coloratissimi, tipici messicani. Esplosione di colori!

FRIDA KAHLO IL CAOS DENTRONella vita reale come nella sua pittura, a testimonianza della prova di carattere e forza emotiva, per affermarsi come donna e come artista, facendosi portavoce di quel mondo nella quale era nata e che stava cambiando radicalmente dal punto di vista politico e sociale.

Nel 1936 infatti, scoppia la guerra civile spagnola, questo vede Frida prodigarsi in aiuti umanitari, impegnandosi a sostegno delle vittime civili, inviando aiuti e soccorsi di ogni genere (alimentari, medici) al fronte europeo. L’impegno politico di Frida inizia nel 1928 con l’adesione al Partito Comunista Messicano.

Il Messico le rende onore!

Dal punto di vista dei successi artistici, nel 1938 vi è la sua prima mostra personale organizzata da André Breton a New York, alla galleria Julien Levy, mentre nel 1939 a Parigi i suoi quadri sono esposti alla galleria Renou et Colle. Questo è anche l’anno del divorzio da Diego (l’anno seguente convoleranno nuovamente a nozze). Nel 1941 muore il padre di Frida, cui era legata da un profondo affetto e stima per il suo lavoro di fotografo, che l’ha certamente ispirata.

FRIDA KAHLO IL CAOS DENTROIn Messico, nel 1946 riceve il premio di pittura dal Ministero della Pubblica Istruzione per l’opera dal titolo “Mosè o nucleo solare” e il suo più grande e importante successo è sicuramente quello del 1953 quando l’amica fotografa Lola Alvarez Bravo allestisce la prima mostra personale nel suo paese.

Frida si spegne nel 1954 per una polmonite. Durante la convalescenza (come spiega il cartello che ripercorre cronologicamente la sua storia che introduce alle sale espositive), partecipa ad una dimostrazione contro l’intervento statunitense in Guatemala, reggendo un cartello con il simbolo della colomba bianca (che diventerà il suo simbolo!) recante un messaggio di pace. La forza di questa donna che non la lascia fino all’ultimo, facendola battere per ciò in cui credeva a discapito di tutto, pure della sua salute.

Le sue ceneri sono conservate in un vaso precolombiano che si trova nella casa Azul di Città del Messico dove nel 1958 è stato aperto al pubblico la sua casa-museo.

Alice Ghilardotti

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