Negli ultimi tempi, si sono succedute le più fosche previsioni sui nostri destini economici dimenticando però che è da vent’anni che il sistema economico italiano ha subito un forte rallentamento. Il periodo caratterizzato dall’inizio degli anni Novanta,dalla fine della Prima Repubblica e dalla drammatica crisi della Lira del settembre 1992, ha posto le basi per l’attuale situazione economico finanziaria italiana. Il Trattato di Maastricht del febbraio 1992 si è rivelato lo spartiacque fra due diversi modelli di crescita economica in quanto, per evitare la bancarotta dell’Italia, l’Europa ci ha accolto “obtorto collo” nella moneta unica togliendoci però i tre salvagente della svalutazione della Lira, delle industrie di Stato e del ricorso al debito pubblico. Da quel momento è iniziata una fase totalmente diversa da quella vissuta in precedenza.In primis per quello che riguarda un ritmo di crescita nettamente inferiore alla media europea; in secondo luogo per la perdita di quote sul totale delle esportazioni mondiali.

Quello che attualmente l’Europa si trova ad affrontare è sicuramente una delle più gravi fasi di depressione dopo la fine della seconda guerra mondiale per questo motivo alcuni governi ritengono necessario incoraggiare l’imprenditoria per uscire dalla crisi e per favorire la ripresa dell’economia mondiale.

Favorire operazioni diVenture Capital e Private Equity potrebbe quindi rappresentare una buona chiave di lettura in quanto avrebbe la possibilità di mettere in atto un comportamento anticiclico garantendo alle economie europee più deboli una sicura opportunità di rilancio.

Lo sviluppo economico di un territorio dipende principalmente dal livello di accessibilità al credito per le imprese,in particolare per le PMI. In presenza di un mercato del credito dinamico e propositivo,l’iniziativa imprenditoriale non troverà difficoltà ad affermarsi generando cosi benefici in termini di occupazione e crescita. In una visione di questo tipo l’investimento in Venture Capital assume un ruolo di forte centralità .

Stando a quanto affermato da autorevoli studi,l’investimento in Venture Capital (o Private Equity) è considerato un ottima opportunità per l’impiego delle risorse in quanto è basato su una stretta collaborazione fra mondo finanziario e mondo imprenditoriale . Questa collaborazione  ha come scopo quello di ottenere risultati nel medio-breve periodo che indirettamente incidono sul livello di occupazione e di innovazione di un Paese. La globalizzazione affiancata al Boom della New Economy ha portato le imprese ad adeguarsi ai nuovi meccanismi di riferimento del mercato globale.

In questa nuova fase è andata crescendo in maniera sempre maggiore la necessità per le imprese di poter essere affiancate da operatori finanziari capaci di studiare ed analizzare i prodotti e il mercato di riferimento delle singole realtà imprenditoriali. Lo scopo di questi operatori,definiti Venture Capitalist, è finalizzato alla creazione di valore. Tutto questo è garantito attraverso un sostegno finanziario devoluto principalmente nelle fasi di start-up di un impresa. Il venture capitalist tuttavia ha la possibilità di supportare l’impresa in tutti i suoi processi critici relativi al ciclo di vita della stessa. Nuovi piani di sviluppo aziendale, nuove strategie, acquisizioni e passaggi generazionali sono i principali motivi alla base di una collaborazione. Il venture capitalist,in caso di sviluppo interno dell’impresa si limita a fornire il capitale necessario per rendere operativo  l’investimento. In caso di crescita esterna dell’impresa invece,sarà fondamentale,per la buona riuscita dell’operazione, un’apporto costante di consulenza e networking che il venture capitalist fornirà all’imprenditore. L’attività del venture capitalist  non si esaurisce infatti nella mera fornitura di risorse finanziarie. Il know how manageriale messo a disposizione dell’imprenditore garantirà all’impresa di essere sempre più credibile,innovativa e dinamica nel mercato di riferimento. Tutto questo si traduce anche nella possibilità di usufruire di contatti e collaborazioni con imprenditori dello stesso o di altri settori. L’esperienza maturata dal socio istituzionale,a seguito di numerosi contatti con diverse realtà imprenditoriali, permette all’imprenditore di usufruire di un nuovo modo di fare impresa che gli consentirà di aprirsi anche a mercati più competitivi.

Da numerosi studi di settore effettuati nell’ultimo biennio (2011-2012) risalta anche il fatto che le aziende partecipate da investitori istituzionali sono protagoniste di performance economiche superiori rispetto alle altre realtà imprenditoriali. L’invesimento in capitale di rischio quindi contribuisce allo sviluppo del sistema industriale e dell’economia nel suo complesso, selezionando imprese a rapido tasso di crescita e fornendo loro il capitale necessario per svilupparsi. È importante, infine, segnalare la profonda attenzione riservata a questo settore in ambito comunitario. Da diversi anni ormai la Commissione Europea considera l’investimento in capitale di rischio come uno dei motori fondamentali per lo sviluppo economico dell’UE. A proposito di questo nel dicembre 2011 sono stati adottati una serie di provvedimenti volti alla crezione di un mercato comune del venture capital.

L’obiettivo è quello di superare i tradizionali ostacoli allo sviluppo del settore quali la frammentazione regolamentare e giuridica dei diversi ordinamenti Europei. In Italia il mercato del venture capital presenta ancora grandi potenzialità anche se lo sfruttamento di queste potenzialità dipenderà in parte dalle capacità dei soggetti che compongono la domanda e l’offerta e in parte dal quadro giuridico e istituzionale che il nostro ordinamento riuscirà a predisporre per questo promettente settore.

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