Il fantasma della capitale

Roma è allo sbando e il primo cittadino si è dato alla macchia. Probabilmente la prossima puntata di “Chi l’ha visto” avrà come argomento principe la scomparsa di Ignazio Marino. Potrebbe sembrare un romanzo di Gaston Leroux, ma la scena non quella del teatro dell’opera è invece ambientata in una città storica di notevole rilievo.

La capitale esce da cinque anni di narcosi, sprechi, malgoverno e vicende di dubbia etica e legalità. Alcuni esempi?  Il sistema di assunzioni denominato “parentopoli” adottato nella PA. In alcuni casi l’assunzione diretta (di dubbia etica per le alcune scelte e senza quindi concorso pubblico) si è tramutata in assunzione a tempo indeterminato attraverso il ricollocamento in altri settori pubblici. Sono note anche le collaborazioni (pagate profumatamente dalla capitale) di personaggi poco raccomandabili, che addirittura facevano parte dei NAR (vecchie frequentazioni di Alemanno) e banda della Magliana. Lo stabile al centro di Roma “regalato” dall’ex sindaco a Casa Pound. L’acquisto di 40 bus non entrati mai in circolazione che ha coinvolto Pierfrancesco Guarguaglini (conoscente di Alemanno). Dietro questo atto vengono ipotizzati i reati di estorsione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, corruzione, favoreggiamento e finanziamento illecito ai partiti.

Il fardello ereditato da Marino che pesa di più è però l’enorme buco di bilancio che ammonta a 867 milioni. Con decreti ed escamotage (spostamento di 400 milioni circa alla gestione commissariale) si è riuscito a “mascherare” facendo sembrare l’ammanco a meno della metà del totale. Inoltre c’è la questione degli strapagati e numerosissimi Amministratori delegati e dirigenti dei vari enti e imprese pubbliche di proprietà della capitale.

Marino appena giunto al Campidoglio sembrava estremamente combattivo passando alla procura le vicende poco chiare, alcune sono quelle sopracitate e volendo eliminare gli sprechi. Ebbene questo slancio è durato pochi mesi. Ma soprattutto dei problemi dei cittadini Marino sembra proprio infischiarsene.

I doveri del Primo cittadino in gran parte non sono stati espletati, in particolar modo quelli  propagandati nella campagna elettorale. Solo una innovazione è stata effettuata e in modo del tutto deprecabile. Ha chiuso al traffico l’area dei Fori Imperiali definendola “pedonalizzata”, ma è stata un’ “opera” eseguita con trascuratezza e nel poco rispetto per i cittadini romani. L’idea di rendere pedonale il centro di Roma è ammirevole, ma nelle condizioni in cui versa la viabilità della capitale è un’opera da realizzare nel lungo periodo, con altre priorità che la declassano a un’ attività di urbanizzazione di secondo piano. Marino dovrebbe prima concentrarsi a potenziare i mezzi pubblici romani permettendo agli abitanti di abbandonare i loro veicoli di locomozione. In seguito potrà pensare a una pedonalizzazione nel vero senso del termine. Al momento la viabilità dei Fori è inibita solo alle vetture private permettendo il passaggio a mezzi pubblici, taxi e auto blu. Il risultato è che il traffico praticamente c’è e le automobili senza il permesso di transito sono convogliate nelle vie limitrofe peggiorando la congestione oramai giunta a condizioni insopportabili. Chiunque sfiderebbe Marino a farsi una passeggiata nei Fori Imperiali e uscirne incolume.

La scusa del buco di bilancio, apportata per giustificare l’assenza di interventi, regge per le opere dai costi elevati. Esistono però dei punti a basso costo, portati avanti nella campagna elettorale e non affrontati. Un esempio sono le ciclabili. Marino ha preso come simbolo della viabilità la bicicletta e ad oggi non ha effettuato ordinanze per nemmeno un metro di ciclabile. Eppure in molti casi si tratterebbe di dipingere semplicemente una linea sul manto stradale o nei marciapiedi più spaziosi e la collocazione di qualche cartello stradale. Per non parlare di allungare di almeno un paio d’ore la chiusura delle metropolitane con il conseguente aumento di abbonamenti di tutte le persone interessate a spostarsi nella capitale senza automobile. Quale capitale occidentale ha una metropolitana che chiude alle 23, 30?

E’ deprecabile anche lo spreco di soldi per i lavori interminabili di metro C e metro B1 non ancora completate. Dove invece i lavori sono stati effettuati vi sono malfunzionamenti e infiltrazioni che causano piogge  come fossero a cielo aperto.

Anche i Municipi di Roma sembrano concentrarsi su banalità. Il terzo Municipio per esempio invece di riqualificare i parchi degradati e non illuminati la notte, pensa di trattare questi temi in numerose assemblee senza mai agire e svia l’attenzione effettuando opere inutili o giustamente opinabili. Sempre nel terzo Municipio, che sta degradando sempre più,  c’è stata una “rivalutazione” organizzando una street art per ristrutturare i muri degli edifici. Personalmente adoro la street art, ma capisco che non è una priorità e che comunque è un interesse soggettivo che potrebbe infastidire parte degli abitanti dei quartieri oggetto dell’iniziativa. Non poteva essere una proposta da inserire tra gli ultimi punti delle priorità che esistono? Una volta riportato a nuovo un quartiere idee simili potrebbero essere apprezzate. Adesso nel degrado è facile che le reazioni possano essere contrarie e che si accostino i “tag” (firme dei writers) ad “opere” vandaliche.

Roma è una delle città più importanti d’Italia e politicamente fondamentale. Lasciarla morire in questo modo è un insulto alla sua storia e a tutti gli italiani.

Claudio Palazzi
Direttore Responsabile INpressMAGAZINE

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