Il Senato non sfiducia Alfano. A Palazzo Madama si è appena conclusa la votazione, fissata alle ore 12.30, per la mozione di sfiducia nei confronti del vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno Angelino Alfano (PDL) per il caso dell’espulsione della moglie e della figlia del dissidente kazako Ablyazov.

Media4tech di Claudio Palazzi

 La mozione di sfiducia presentata da Sel e M5S è stata bocciata con 226 voti contro, 55 a favore e 13 astenuti, tra i quali la senatrice Laura Puppato che ha dichiarato l’astensione sua e di una parte di senatori Pd, subito contestata dai suoi colleghi, specificando che “questa non è una mozione di sfiducia al governo, ma a un singolo ministro”, ministro che a parer suo è intoccabile per volere di Berlusconi. Alle contestazioni del Pd si è aggiunto subito, dopo tale affermazione, anche quella del Pdl. Si sono astenuti anche i senatori leghisti che si vanno aggiungere al dissenso della Puppato.

 Strano e quasi tragicomico è invece il voto del senatore Pd Felice Casson che, se in un primo momento aveva dichiarato il suo no alla mozione solo per “spirito di appartenza“, con un bel discorso nel quale citava persino Cicerone e l’art. 95 della Costituzione, al momento della chiama il senatore pronuncia un “si” che fa impazzire Twitter riempito da moltissimi commenti in suo favore. Per poi rivolgersi al segretario presente in aula per la votazione e rettificare il voto.

 Il ministro Alfano non può che ritenersi soddisfatto, com’egli stesso ammette, per il risultato del voto, difeso a spada tratta anche dal presidente del coinsiglio Letta che scagiona del tutto il suo vicepremier, chiaramente innocente ed estraneo ai fatti. Sicuro com’è ora quindi, Letta annuncia una nuova fiducia al Governo e, tranquillizzato dall’esito del voto, elenca i nodi politici da sciogliere nelle prossime settimane: imu, iva, esodati, debiti della PA.

 Intanto alcune fonti della Farnesina riferiscono che sia la moglie che la figlia del dissidente kazako, rientrate in patria e precisamente ad Almaty, sono in buone condizioni e la moglie addirittura “ringrazia il Governo italiano per quanto sta facendo”.

 In casa Pd il malumore si fa sentire. Il partito democratico è ovviamente spaccato in due, sia a causa dei rapporti esterni con il Pdl, sia per quelli interni al partito stesso. Nonostante il monito del segretario Epifani, accompagnato da quello del presidente della Repubblica Napolitano, di appoggiare il governo, falsando il senso della mozione di sfiducia che si rivolge al singolo ministro invece che al governo, i ranghi del Pd sono sempre più sparsi e la dissidenza più intransigente (ma non troppo) fa perno sulla corrente renziana.

 Nel riordinare questo marasma però non si tiene conto di un fatto molto più incisivo per la vita del governo Letta: Berlusconi, il vero collante del Pd e del governo. Ancora una volta, in questa legislatura più di tutte le altre, il Cavaliere sembra aver trovato la soluzione ai suoi problemi. Un partito di centro sinistra disintegrato e tenuto in piedi dall’alleanza con il PDL; un’alleanza che si materializza però o in pericolo di caduta o in accondiscenza farlocca, ma mai in una equa gestione dell’attività e della dialettica politica. In fondo sono tutti sulla stessa barca.

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