La crudele ferocia di Facebook

Insisto con le parole di Pasolini (vedi Tardini B., 2018. Tre tipi di azione, parte 1ª: Pier Paolo Pasolini – Salò o le 120 giornate di Sodoma, Inpressmagazine.com –): «[…] Ora, invece, succede il contrario: il regime è un regime democratico eccetera eccetera… però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della civiltà dei consumi, invece riesce ad ottenere perfettamente: distruggendo le varie realtà particolari, togliendo realtà ai vari modi di essere uomini che l’Italia [e il mondo n.d.r.] ha [hanno n.d.r.] prodotto, in modo storicamente molto differenziato. […] Allora posso dire senz’altro che il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi che sta distruggendo l’Italia [e il mondo n.d.r.].»

«[…] E questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che, in fondo, non ce ne siamo neanche resi conto… è avvenuto tutto in questi ultimi cinque, sei, sette… dieci anni: è stato una specie di incubo, in cui abbiamo visto l’Italia [e il mondo n.d.r.] intorno a noi distruggersi e sparire. Adesso, risvegliandoci forse da questo incubo e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare.»

Codeste parole commuovono l’animo, sono rivelatrici, funebri e scandalosamente reali: Pasolini le pronunciò quarantaquattro anni fa; continuiamo a sopravvivere, assistendo impotenti al genocidio culturale prodotto dalla civiltà dei consumi, e, giunti al 2018, questi sono i risultati: «Dio solo sa cosa sta facendo [Facebook n.d.r.] al cervello dei nostri figli!» A parlare è Sean Parker.

Il processo mentale che sottese alla creazione del sito, aggiunge l’ex presidente della più famosa rete sociale del mondo, mosse dalla seguente premessa: «Come divoriamo al massimo il tuo tempo e la tua attenzione cosciente? Dandoti una piccola scossa di dopamina [per mezzo dei Likes (Mi piace) ecc. n.d.r.] e spingendoti, in tal modo, a generare più contenuto; quest’ultimo ti farà ricevere più Likes (Mi piace), commenti e innescherà un circolo vizioso (loop) di feedback basato sulla convalida sociale.»

Nell’ottobre del 2016, Chamath Palihapitiya (ex vice presidente per la crescita degli utenti), approfondendo il canone distruttivo di Facebook, affermò in un’intervista:
«[…] Le aziende di Internet per consumatori si basano sullo sfruttamento della psicologia e questa è la ragione per la quale puntano ad essere veloci: le persone sono imprevedibili, per cui si deve escogitare un modo per manipolarle – il più rapidamente possibile – somministrandogli una scarica di dopamina. Lo facemmo brillantemente in Facebook, Instagram lo ha fatto, WhatsApp lo ha fatto, Snapchat lo ha fatto e Twitter lo ha fatto. Ci sono grandi esempi che dimostrano che il failing-fast [fallisci in fretta, fallisci spesso: prova subito se la tua idea funziona, così da iniziare a perfezionarla n.d.r.] è il miglior modo per sfruttare la psicologia di massa […].»

In risposta a una domanda rivoltagli dall’intervistatrice («[…] Avendo contribuito a creare uno dei più grandi social-media del mondo, ti sei fatto un esame di coscienza?»), Chamath Palihapitiya continua: «Mi sento tremendamente colpevole… Benché, fingendo, abbiamo recitato questa parte: “presumibilmente non ci saranno conseguenze indesiderate”, penso che, inconsciamente, nei più profondi recessi delle nostre menti, tutti sapessimo che sarebbe potuto accadere qualcosa di orrendo. […] Abbiamo letteralmente creato degli strumenti che stanno facendo a pezzi il tessuto su cui si fonda la nostra società […].»

«Se diamo da mangiare alla bestia, quella bestia ci distruggerà; se la respingiamo, abbiamo la possibilità di controllarla e di tenerla a bada. Ci troviamo in un momento storico in cui le persone hanno bisogno di distanziarsi bruscamente da alcuni di questi strumenti […]. I circoli viziosi (che noi abbiamo creato) della risposta a breve termine, attivata dalla dopamina, stanno devastando il modo di essere delle società […]. E non è un problema unicamente americano […], è un problema globale. Quindi, in questo momento, siamo in una situazione davvero spaventosa: si stanno erodendo le basi attraverso cui le persone si comportano con e tra gli altri e non v’è una soluzione valida [se non smettere di usare Facebook n.d.r.].

[…] Vedere ciò che sta accadendo mi disgusta: personaggi spietati possono letteralmente manipolare grandi fasce di persone ed obbligarle ad obbedire a tutto ciò che essi desiderino. Noi aggraviamo il problema e, sulla base della ricompensa che ci giunge dai segnali a breve termine (Cuori (Hearts), Mi piace (Likes) e Thumbs up), modelliamo le nostre vite attorno alla percezione di un effimero senso di perfezione. Confondiamo suddetti segnali con i valori, con la realtà e non ci accorgiamo che la brutale popolarità è falsa… anch’essa è a breve termine e ci lascia un vuoto incolmabile […]. Ci trascina con la forza in un loop in cui siamo tentati a pensare: “Cos’altro posso fare? Ne ho ancora bisogno, voglio altri stimoli”. Ora, estendete queste dinamiche a due miliardi di persone e pensate alle loro reazioni […]: è veramente catastrofico. […] Non ce ne rendiamo conto, ma ci stanno programmando […].

La Dottoressa Valeria Lallai, nella sua tesi di dottorato in neuroscienze, scrive: «la via dopaminergica mesolimbica riveste un ruolo importante nella genesi dell’eccitazione emotiva e del comportamento di attivazione in risposta a stimoli che prevedono una ricompensa (Ikemoto e Panksepp, 1999; Spanagel e Weiss 1999). Questo pathway neuronale agisce come una sorta di “interruttore della gratificazione” segnalando agli altri centri cerebrali quanto è piacevole un’attività. La memorizzazione di un’azione, quindi l’apprendimento, è correlata in maniera positiva dall’entità dell’impatto emotivo raggiunto.»

Il filosofo Dario Antiseri, parlando della tecnica (Dario Antiseri, in Il Riformista 27 febbraio 2009, p.19), afferma che: «[…] La ricerca trova in essa strumenti di controllo delle teorie prodotte… Il tecnico è colui che sa e spesso sa anche come. Ma è lo scienziato che sa perché.» Quando Chamath Palihapitiya sostiene che: «[…] Personaggi spietati possono letteralmente manipolare grandi fasce di persone ed obbligarle ad obbedire a tutto ciò che essi desiderino.», ci vuole dire che, con le reti sociali, il tecnico che abbia una cattiva coscienza (scardinando e “raggirando” il sistema dopaminergico mesolimbico), subordina il suo “sapere” e il suo “sapere come” al potere e rinnega il “sapere perché” dello scienziato. È proprio questa volontarietà del tecnico servile che, contrapponendosi all’involontarietà dello scienziato nobile, crea le manipolatorie mostruosità della civiltà dei consumi.

Le reti sociali non sono altro che il frutto di una scelta (criminale) volontaria non dissimile dalle scelte criminali dei nazisti, dalle scelte criminali dell’Unità 731, dalle scelte criminali della CIA (Progetto MKULTRA) etc.

«Iniziate a chiudere tutte le reti sociali e concedete una pausa al vostro cervello. Solo in tal modo vi abituerete a non essere motivati da ciò che gli altri pensano di voi. […] Pubblicare i vostri dolci etc. [su Facebook n.d.r.] significa collegare il cervello e abituarlo a ricevere una risposta rapidissima […]: che ne siate coscienti o meno, lo state indottrinando. Le reti sociali, nelle quali trascorriamo diverse ore al giorno, stanno rielaborando e ridefinendo la vostra psicologia e fisiologia […].»

Ebbene, per genocidio culturale Marx intendeva precisamente questo.

Tardini B.

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