Quale sarà la musica del futuro? Questa domanda nasce dalla constatazione del fatto che, ai giorni nostri, sembra venir meno un fattore fondamentale per la nascita di un movimento: la tendenza. Quella tendenza che spingeva le ragazzine ad urlare e a strapparsi i capelli durante i concerti di Elvis, quella tendenza che spingeva artisti di ogni campo a migrare verso New York, San Francisco, Londra e tutte le capitali della cultura durante i favolosi anni della contestazione, quella tendenza che permetteva ai mostri del Rock di esibirsi di fronte a centinaia di migliaia di persone, quella tendenza che ha consegnato nelle mani del Punk il vessillo della rivolta; quella tendenza che ha afferrato la musica popolare e l’ha scagliata, attraverso i mezzi di comunicazione, verso orizzonti tuttora indefiniti. Dove è finita questa tendenza? Si è nascosta nei meandri della cultura e aspetta condizioni più favorevoli per tornare alla ribalta o si è spenta definitivamente? E se tornerà, rispecchierà le forme e le dinamiche dei suoi anni migliori o si riproporrà in una nuova veste, visti e considerati i mutamenti radicali che la nostra società ha subito e continua a subire nel corso del tempo? Se ancora non assistiamo ad un movimento che spinga i giovani a radunarsi per condividere interessi, posizioni, per condividere quel tendere verso quel qualcosa che non è chiaro alla mente di nessuno ma è abbastanza forte per spingerti ad agire, quando sarà il momento che ciò avvenga?

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