Il mutamento del MovimentoClaudio Palazzi

Uno vale uno. Così esordì il Movimento presente in politica più discusso della storia contemporanea. Oggi i candidati pentastellati alle primarie per il la Presidenza del Consiglio delle prossime elezioni politiche non hanno più memoria dello slogan, emblema di democrazia diretta, di cui si fanno promotori. Le primarie che tanto attendevamo vedono otto candidati. L’”uno” è Luigi di Maio, fortemente voluto da Beppe Grillo. Gli altri sette che “valgono in tutto meno di uno” sono perfetti sconosciuti con esperienze nei comuni, tranne una candidata al  Senato, per la quale non hanno fatto una campagna elettorale degna di questo nome neanche nel blog di Grillo. Forse perché gli spazi erano tutti occupati dalla propaganda del favorito che “vale uno”. Inoltre chissà cosa avrebbe avuto da dire Jean Jacques del portale Rousseau che porta il suo nome e la sua idea di democrazia diretta, ma che al momento del voto comincia a funzionare in modo anomalo posticipando di un giorno lo scontato risultato.

Tornando indietro di qualche anno è difficile non ammettere il fascino che questo Movimento (ecco forse allora poteva ancora chiamarsi così) provocava nell’opinione pubblica nazionale ma anche internazionale. L’Italia era sull’orlo di un baratro e l’antipolitica rischiava di prendere il sopravvento su una dirigenza disastrata, corrotta e inefficiente. Molti italiani hanno visto in Casaleggio e in Grillo l’ancora di salvezza per riaffiorare dalla melma in cui la crisi economica e l’ultimo governo avevano fatto affondare l’Italia. Ma adesso sono sul banco di prova, almeno per quanto riguarda l’amministrazione locale più importante e complessa  da gestire: Roma.

Per chi vive nella capitale il fallimento della giunta Raggi è palpabile ogni giorno che passa. Ma per gli oltranzisti del movimento è tutta una cospirazione. Dove sono stati i giornalisti negli ultimi 10 anni? Si svegliano solo adesso cospirando alle spalle della  sindaca Virginia? Queste sono le frasi che si leggono sui social e che si sentono nei bar pronunciate dai sostenitori indefessi del M5s.

Tornando indietro solo di pochi anni: Marino è stato letteralmente annientato dai media prima per il “fattaccio” della sua Fiat Panda (gli veniva contestato un parcheggio in divieto) poi per la storia di scontrini che riguardavano spese private pagate con soldi pubblici (inchiesta archiviata, quindi evidentemente il fatto non sussisteva). Si può dire che Marino non era il miglior sindaco che ci si potesse attendere, ma aveva iniziato delle battaglie  contro un sistema marcio, che è tutt’ora radicato nella capitale e che, nel lungo periodo, probabilmente avrebbe visto i suoi frutti. Alemanno viene ancora deriso per la neve che gli alberi “non allenati” della capitale non sono riusciti a sostenere. E le vicende giudiziarie su parentopoli all’Atac sono probabilmente dovute anche alle inchieste  che i media hanno effettuato. Eppure un senso pratico bisognerebbe averlo tutti per analizzare e affrontare una situazione che potrebbe portare al collasso un Paese già prostrato. Non si tratta più di movimento sì o movimento no, si tratta di essere obiettivi per fare qualcosa di concreto per il bene comune.

Un mea culpa sarebbe d’obbligo. Io stesso nell’ultime elezioni amministrative ho voluto dare fiducia al movimento votando Raggi come sindaco e Roberta Capoccioni nel mio Municipio. Entrambe hanno stravinto. Entrambe con una maggioranza schiacciante. Ma entrambe ad oggi sono la causa di un continuo aumento di degrado a cui Roma è soggetta. La scusa principale dei vertici del movimento è l’eredità portata dalle giunte precedenti. Ma questo problema lo avevano evidentemente anche i sindaci precedenti. Una domanda sarebbe doverosa nei confronti dei paladini pentastellati: a quando risale l’ultimo sindaco che ritengano sia stato degno primo cittadino romano? Perché mettiamo il caso si tratti di Argan (tra l’altro allora venivano nominati dal Consiglio Comunale), troppi sindaci potrebbero adottare la stessa scusa della Raggi.

Degrado Roma Movimento 5 stelleDegrado Roma Movimento 5 stelleLa mancata ammissione di fallimento  trasforma l’atteggiamento del movimento in quello  tipico del partito politico che tanto aborrono. Del resto questo fanno i 5 Stelle: politica e le tattiche più spregiudicate hanno imparato presto ad attuarle, molto prima dell’arte di governare. Ovviamente la Degrado Movimento 5 setellestrategia di non palesare l’inadeguatezza del Sindaco e dei Presidenti dei Municipi di Roma serve a mantenere almeno gli elettori che abitano fuori dalla capitale e che non possono toccare con mano il degrado. Le dimissioni della Raggi porterebbero l’intero elettorato italiano a conoscenza della loro inesperienza. Mentre gridare alla cospirazione dei giornalisti porterebbe a perdere solo una consistente fetta dell’elettorato romano.

Degrado Roma Movimento 5 stelle
Mese di luglio 2017

In questo modo i romani saranno destinati a vivere nel crescente degrado. Il problema maggiore è che la quotidianità sarà osservare un albero caduto sul marciapiede a luglio e continuare a contemplarlo a fine settembre; camminare su strade e marciapiedi divelti; fare lo slalom nella mondezza; passeggiare nelle ville e giardini pubblici abbandonati e devastati; prendere la metro di Conca d’Oro inaugurata 5 anni fa e avere la sensazione di trovarsi in una stazione costruita negli anni ’80 e abbandonata da 10 anni. Proprio riguardo quest’ultima fermata della metro, presente nel terzo Municipio di Roma governato dai 5 Stelle, è possibile osservare che oltre la sporcizia e

Degrado Roma Movimento 5 stelle
Mese di settembre 2017

il degrado sono presenti un parcheggio mai aperto con ancora le transenne dei lavori mai conclusi,  aree interne alla stazione destinate a esercizi commerciali e una stazione delle forze dell’ordine ancora chiuse e abbandonate a loro stesse.

Merita anche un accenno la questione siciliana per le elezioni al Presidenza della Regione. Anche qui uno “strappo” alle rigidissime regole dei pentastellati. Protagonista è il sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque (del Movimento 5 stelle), sotto inchiesta sull’abusivismo edilizio che coinvolge un gruppo di persone (tra cui il vice sindaco). Guarda INpressMAGAZINE Movimento 5 stellecaso nel programma del M5s riguardo la Sicilia c’è anche di non abbattere edifici abusivi a meno che non ci sia un’ordinanza dal giudice (ma dai?!). Inoltre sempre a carico del primo cittadino c’è rivelazione di segreto d’ufficio, abuso d’ufficio, omissione d’atti d’ufficio e turbativa d’asta. Patrizio Cinque rimane a svolgere la carica di sindaco. Se fosse stato di un altro partito quale sarebbe stata la reazione del “rigido” Movimento?

INpressMAGAZINE Movimento 5 stelleFacendo finta di niente daremo  adito al complottismo contro chi deve pensare ad amministrare la cosa pubblica e saremo sempre complici di questo scempio.

 

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Claudio Palazzi
Direttore Responsabile INpressMAGAZINE

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