Regionali: l’Umbria cambia volto

In Umbria, con le regionali del 27 ottobre, si riconfermano i risultati delle europee: è di nuovo la Lega il partito che riesce ad intercettare il voto di protesta e di rottura nell’ elettorato italiano.

Al contrario, la bizzarra alleanza tra il Partito Democratico ed il Movimento5Stelle non ha funzionato, bocciando, con il primo test elettorale, il governo Conte bis.

Perché si è votato a destra?

La vittoria della candidata leghista, Donatella Tesei, eletta con il 57,5% delle preferenze, è stata indiscutibile ma cosa ha portato una piccola regione come l’Umbria, che da più di cinquant’ anni vota a sinistra, a farsi sedurre dal catch all party di Salvini?

Certamente le dimissioni della presidente Catiuscia Marini, Pd, in seguito agli scandali per presunti illeciti nella sanità umbra non sono state cosa da poco; a questo si aggiunga lo scontento di una regione martoriata dai terremoti, che non ha visto ancora una ricostruzione completa e fattiva, né un aiuto concreto nelle difficoltà economiche, morali, psicologiche.

La Lega è stata brava ad intercettare proprio quelle fratture sociali che hanno provocato rabbia e indignazione; a conquistarsi un elettorato deluso, a colpi di comizi e doti comunicative su stampo populista.

La vittoria della Lega non è però un mero fenomeno dell’ultimo momento. In una regione di piccole e medie imprese, che non è ancora riuscita, dopo il 2008, a superare la crisi economica, è cresciuto di pari passo il consenso per i partiti di destra.

Soprattutto dal 2013, i principali schieramenti che si sono trovati a contendere la vittoria sono diventati tre: il centrosinistra, il centrodestra ed il Movimento5Stelle, rispetto a ciò che succedeva fino a poco prima del 2010, quando il centrosinistra era comunque in vantaggio.

La sconfitta della coalizione

Tra i circoli del Pd, a Roma, emerge l’amarezza per non aver avuto una valida comunicazione né una forza innovativa, per pensare troppo a risposte future e poco a proposte quotidiane; si percepisce un mea culpa per la propria chiusura e per un’alleanza fallimentare, nata già con poca convinzione.

D’altro canto, se per superare la scorsa crisi di governo si è creato un esecutivo in coalizione (che dovrebbe durare quattro anni), non è stato inevitabile – o quanto meno giustificabile – per il Pd presentarsi insieme al M5s anche a livello locale? Fatto sta che le preferenze di 700.000 elettori, partecipanti con un’affluenza del 64%, hanno penalizzato entrambi gli alleati: il condiviso candidato Vincenzo Bianconi ha ottenuto il 37,4% (22% per il Pd ed il 7% per il M5s, sorpassato persino da Fratelli d’Italia che ha ottenuto il 10%).

Se forse il fallimento di quest’alleanza era prevedibile, lo era anche il risultato avuto dalla Lega, date le appena passate elezioni europee dove aveva sfiorato il 40% dei voti. Quello che non ci si aspettava era sicuramente il tracollo delle percentuali del M5s (dal 14.6% al 7.4%).

L’Umbria è una piccola regione, ma se pur piccola è lo specchio di un’ Italia che a livello locale sta cedendo ad un trend di centrodestra. I suoi risultati elettorali potrebbero quindi essere un anticipo delle prossime votazioni per le altre regioni italiane.

Possibile che, dove la sinistra non sta riuscendo a riqualificarsi, prenda spazio un partito che traduce la propria chiusura culturale in nazionalismo e xenofobia? Ai posteri l’ardua sentenza.

Elisabetta Rovito

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