Roma: la capitale dei Papi tra borgate e quartieri borghesi

La Capitale del Belpaese è da sempre stata un crocevia di popoli, culture, tradizioni e religioni diverse. Centro e anima delle speranze di migliaia di persone nello scorrere degli anni, Roma ha accolto tutti a braccia aperte offrendo possibilità ma al contempo, purtroppo, costringendo molte famiglie ad abbandonarla. Roma la si può amare e la si può odiare contemporaneamente. Il rapporto di odio-amore con la città è radicato nella maggior parte dei residenti che al giorno d’oggi ancora si chiede se mai potrà brillare così come meriterebbe. 

Media4tech di Claudio Palazzi

I grandi cambiamenti della Capitale nel corso del Novecento 

Il 28 Ottobre 1922 è una data che a molti romani suona particolarmente familiare. Quel giorno Benito Mussolini avviò la Marcia su Roma: questo evento rappresenta l’ascesa al potere del Partito Nazionale fascista e la fine della democrazia liberale, che porterà la città ad uno sconvolgimento straordinario da ogni punto di vista.  

Durante il periodo fascista vennero realizzare svariate opere di bonifica con lo scopo di soddisfare le esigenze agro-alimentari della città, per un totale di oltre 5 milioni di ettari trattati; vennero inoltre fondate nuove città come Littoria (oggi Latina), Sabaudia e Carbonia, in quanto promesse fatte durante la propaganda. In 20 anni il duce cambiò il volto di Roma facendo scomparire interi quartieri. Fece cancellare i vicoli medievali a Largo Argentina per rivelare quattro templi risalenti alla Repubblica Romana.

Nella variante al piano regolatore del 1925-26, per motivi di viabilità furono demoliti i Fori Imperiali, ossia quelli di Cesare, di Augusto, Nerva e Traiano. Una massiccia operazione di rimozione dell’intero quartiere Alessandrino venne effettuato tra il 1924 e il 1932 per l’apertura di “Via dell’ Impero” (l’ attuale via dei Fori Imperiali) . L’arteria prese il nome per ricordare l’Impero romano, al quale il fascismo si ispirava nella simbologia e nell’ideologia. In questa occasione furono distrutti, oltre alla collina Velia, decine di migliaia di metri cubi di antichità romane e fu rasa al suolo un’intera zona cinquecentesca con le sue tre chiese. Via della Conciliazione venne allargata in modo smisurato annullando l’effetto che Bernini voleva dare alla maestosa Piazza San Pietro.

Dopo la politica degli abbattimenti e degli sventramenti si prese in considerazione l’idea di aprire i confini della città e di espanderla verso il mare: così il regime nel 1935 espresse la volontà di candidare Roma quale sede dell’Esposizione Universale. L’idea era quella di ricreare una “terza Roma” che si espandesse fino al mar Tirreno. Così nacque il quartiere odierno dell’ EUR.  Il progetto, sotto la direzione di Marcello Piacentini era ispirato all’ urbanistica classica romana, apportandovi elementi del Razionalismo Italiano che prediligeva vie larghe ed edifici architettonici maestosi ed imponenti costruiti con travertino e marmo bianco a ricordare gli edifici della Roma Imperiale.  

Nel luglio del 1943 cominciano i bombardamenti su Roma da parte degli alleati americani. Gli obiettivi sono lo scalo ferroviario di San Lorenzo e i quartieri del Tiburtino, Prenestino, Appio e Tuscolano. Le 4.000 bombe sganciate portarono alla morte circa 3.000 persone e oltre 11.000 feriti. Le conseguenze furono disastrose in termini di vite umane e beni immobili in quanto quasi un intero quartiere fu distrutto dalle bombe cambiando per sempre il volto di uno storico Rione romano. 

Roma è una delle città italiane in cui la Resistenza ha le maggiori conseguenze culturali: intorno a Cinecittà e alla Rai si crea un movimento di letterati che coinvolge Moravia, Elsa Morante e Pasolini. Quest’ ultimo esprime da subito la volontà di misurarsi con la società e di analizzare i nuovi problemi che propone lo sviluppo economico italiano e del caotico sviluppo della città di Roma. Da ricordare anche il gruppo di pittori “Forma 1” autodefinitasi astrattista e marxista ed artisti come Mirko Basaldella (autore del cancello delle Fosse Ardeatine) e Giacomo Manzù (autore della Porta della morte a San Pietro).  

Il problema delle borgate storiche 

Dal 1945 in poi Roma si estende in modo caotico: sorgono nuovi quartieri periferici costruiti con materiali di pessima qualità, senza fognature e servizi. Il bisogno di manodopera a basso costo attira migliaia di persone in cerca di lavoro per lo più provenienti dal Mezzogiorno, portando la Capitale ad accogliere oltre mezzo milione di immigrati in pochissimo tempo. Gli abitanti del centro storico vengono spostati in altre zone per far posto ad uffici ed altre attività: in questo modo Roma diventa un “formicaio” praticamente privo di una sua propria identità.  

Facendo un passo indietro nel tempo ci possiamo focalizzare su come sono nate le borgate romane. Intorno agli anni 30 uno dei problemi più pesanti era la gestione di immigrati, disoccupati, baraccati e sfrattati e l’assegnare loro un alloggio: la soluzione più economica e veloce prevedeva la loro circoscrizione in determinate aree -baraccopoli, per esattezza intellettuale- lontane dal centro. Le prime borgate storiche furono costruite a Prenestina, Teano e Primavalle. Le baracche erano sostanzialmente casette costruite in muratura (spesso direttamente dagli abitanti) con massimo 2 vani, una minuscola cucina ed un angolo adibito a bagno. Illuminazione e fognature assenti.  

Negli anni 50 e 60 la periferia continua ad espandersi in maniera incontrollata e confusionale, incoerente rispetto al piano regolatore. Vengono costruite nuove infrastrutture come la metropolitana e il raccordo anulare ma le borgate, anche a causa della speculazione edilizia di quel periodo, rimangono alienate dal resto della città non offrendo ai residenti servizi essenziali come mezzi di trasporto, negozi, farmacie e scuole. Il traffico risulta caotico e l’economia fatica a svilupparsi in maniera controllata: le periferie restano precarie e soggette agli stessi problemi del passato. Si avviano piccole demolizioni di abitazioni fatiscenti a Pietralata, Sette Chiese e Tor Marancia e a partire dagli anni 70 vengono avviati importanti lavori di recupero o abbattimento di vecchi fabbricati con conseguente ricostruzione (fatta eccezione per la borgata Prenestina che venne interamente demolita).  

Pasolini e le periferie 

Non c’è stata una scelta da parte mia, ma una specie di coazione del destino: e poiché ognuno testimonia ciò che conosce, io non potevo che testimoniare le borgate romane.”  Nel 1950 Pier Paolo Pasolini si trasferisce a Roma con la madre, in seguito ad uno scandalo che lo vedeva coinvolto. Ciò che ha modo di vedere è una realtà antropologica del tutto nuova, feroce e disagiata. Nota elementi contrastanti come l’ascesa sociale e l’estrema povertà. Nei primi anni in cui vive nella Capitale studia i personaggi che la abitano, il loro stile di vita, il modo in cui si approcciano alla quotidianità, il linguaggio e i gerghi. La precarietà della vita dei romani sottoproletari diventa quindi tema centrale per la critica della società italiana contemporanea e fonte di ispirazione per i romanzi neorealisti “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”.  

Una breve descrizione di Pasolini sul Mandrione, borgata fortemente disagiata sviluppata sotto agli archi dell’acquedotto Felice: 

(…) Ricordo che un giorno passando per il Mandrione in macchina con due miei amici bolognesi, angosciati a quella vista, c’erano, davanti ai loro tuguri, a ruzzare sul fango lurido, dei ragazzini, dai due ai quattro o cinque anni. Erano vestiti con degli stracci: uno addirittura con una pelliccetta trovata chissà dove come un piccolo selvaggio. Correvano qua e là, senza le regole di un giuoco qualsiasi: si muovevano, si agitavano come se fossero ciechi, in quei pochi metri quadrati dov’erano nati e dove erano sempre rimasti, senza conoscere altro del mondo se non la casettina dove dormivano e i due palmi di melma dove giocavano. Vedendoci passare con la macchina, uno, un maschietto, ormai ben piantato malgrado i suoi due o tre anni di età, si mise la manina sporca contro la bocca, e, di sua iniziativa tutto allegro e affettuoso ci mandò un bacetto. […] La pura vitalità che è alla base di queste anime, vuol dire mescolanza di male allo stato puro e di bene allo stato puro: violenza e bontà, malvagità e innocenza, malgrado tutto.
(Pier Paolo Pasolini, “Vie Nuove”, maggio 1958) 

Conclusioni 

La Roma di oggi è completamente cambiata ed evoluta anche se i problemi riguardo l’abbandono delle periferie rimane uno dei principali. Nel 2003 viene elaborato un nuovo piano regolatore che prevede anche una serie di importanti restauri. Viene data molta attenzione alle istituzioni culturali e ai musei, invitando i cittadini e dando loro la possibilità di visitare aree archeologiche e musei statali garantendo l’ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese.

Sono state ristrutturate aree industriali dismesse e poste al servizio delle tre università pubbliche romane (Roma Tre, Sapienza e Tor Vergata).  Il servizio di trasporto metropolitano è migliorato con l’avanzare degli anni permettendo a sempre più persone di poterne usurfruire: nel 1980 è stata inaugurata la linea A, nel 2014 la linea C e si sta progettando la costruzione di altre quattro linee. Il trasporto di superficie prevede numerose linee che percorrono la città raggiungendo tutti i quartieri dal centro storico alle periferie. L’efficienza dei mezzi pubblici però non è delle migliori rispetto ad altre città italiane ed europee: guasti, autobus affollati, ritardi e le poche corse sono all’ordine del giorno.

Il problema delle soluzioni abitative è sotto controllo grazie al miglioramento delle condizioni di vita e all’assegnazione di case popolari. Resta però alto il livello di disuguaglianze tra quartieri e squilibri dovuto alle trasformazioni urbane di Roma negli ultimi 30 anni. Le disparità sociali ed economiche restano alte soprattutto nel quadrante orientale della città (caratterizzata da un alto tasso di alloggi ERP, ovvero Edilizia Residenziale Pubblica) e sul litorale di Ostia. La criminalità romana fino alla fine degli anni Settanta affonda le proprie radici nei costumi della Roma dei “bulli”, abituati a risolvere i problemi con duelli di coltello al primo o all’ultimo sangue. Le bande di rapinatori, strozzini, allibratori erano infatti legate al proprio territorio di appartenenza ed erano formate al massimo da tre o quattro persone. Con l’ascesa al potere della banda della Magliana questo modello inizia a mutare: il traffico di stupefacenti porta nella Capitale un fiume di denaro e droga.

Il tasso di tossicodipendenti cresce sensibilmente e di conseguenza i reati. La criminalità organizzata investe i proventi delle attività illecite in esercizi commerciali e proprietà, rafforzando il proprio potere negli anni. Da qui in poi gli interessi economici di questo giro d’affari attraggono sempre di più le mafie, che ad oggi controllano buona parte dei traffici e degli affari illeciti della città eterna. Spesso il “lavoro sporco” viene affidato a bande e organizzazioni criminali africane e dell’est Europa. Esiste altresì un radicato tessuto malavitoso associabile ai clan di etnia rom. Volendo comprare la criminalità degli anni 60-70 a quella odierna possiamo notare come essa sia cambiata totalmente nella forma pur mantenendo i propri legami con la politica specialmente la destra eversiva.

Dopo 50 anni la malavita romana si è sicuramente evoluta in negativo e reati come scippi, furti, estorsione, rapine, spaccio, sfruttamento della prostituzione rimangono all’ordine del giorno, ma troppo spesso si assiste a fatti di cronaca anche molto peggiori. Va comunque sottolineato l’enorme sforzo quotidiano delle istituzioni e delle forze dell’ordine per contrastare la delinquenza e il terrorismo, soprattutto dopo i tragici fatti accaduti a Parigi nel 2015, motivo principale dell’operazione “Strade Sicure”. 

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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