TRUMP AL GIRO DI BOA: MIDTERM ELECTION E IL RUOLO GEOPOLITICO

Il 6 novembre sono avvenute negli Stati Uniti le così dette elezioni di midterm. Per chi non lo sapesse le elezioni di midterm sono una peculiarità statunitense. Consistono nell’elezione della nuova Camera e nel parziale rinnovamento del Senato. I cittadini statunitensi sono quindi chiamati tutti a votare per i 435 seggi della camera; invece solo in alcuni stati si eleggono 36 nuovi senatori . Inoltre in 36 dei 50 stati i cittaidni eleggono  i nuovi governatori. Queste elezioni sono da sempre un test per le presidenze statunitensi. Un test che può cambiare le carte in tavola e rompere gli equilibri.

IL RISULTATO ELETTORALE

Il machiavellico presidente Donald Trump ha reagito in maniera positiva al risultato elettorale. In una lunga confrenza stampa ha parlato di un grande successo per i repubblicani,ha fermato l’onda blu che avanzava minacciosamente. Osservando però il risultato elettorale si è trattata più che altro di una mezza vittoria, o mezza sconfitta, dipende dalle vostre inclinazioni.Prima delle elezioni di metà mandato la camera era controllata dai repubblicani con 235 deputati e anche al senato vi era una maggioranza repubblicana con 51 senatori. Le urne ora invece dicono che i repubblicani hanno rafforzato la maggioranza al senato ma alla camera no. Infatti dopo 8 anni i democratici hanno riconquistato di nuovo la fetta più grande dei seggi, 221.

Trump non è assolutamente un ingenuo,così come non lo sono i sui collaboratori, in particolar modo la sua portavoce Sarah Sanders. La reazione positiva è frutto sicuramente di una strategia di comunicazione politica. Sicuramente questo risultato non andrà a inficiare le elezioni presidenziali del 2020. Allo stesso tempo però Trump dovrà fare i conti con una maggioranza a lui ostile per i prossimi due anni .

MOSSE E CONTROMOSSE

Con la camera ostile al presidente tutti i progetti dovranno essere ridimensionati,se non accantonati. L’iter legislativo statunitese prevede di fatti l’approvazione della maggioranza parlamentare in entrambe le aule. Trump dovrà quindi scendere a patti e compromessi con i sui avversari. Infatti nella conferenza stampa ha già sondato il terreno parlando di quelli che sono i terreni in cumune. Rimane difficile credere che un Trump si pieghi ad accordi con i suoi nemici; strategia o verità rimane tutto da vedere.
Intanto il ministro della giustizia Jeff Sessions è stato licenziato. I motivi della sua estromissione sembrano essere collegati al caso Russiagate. L’ormai ex ministro della giustizia aveva infatti tutelato le indagini in corso. Inutile dirlo Trump lo aveva messo nel mirino e al momento più opportuno ha aperto il fuoco. Mossa anche questa astuta e calcolata in seguito alla sconfitta alla camera. Infatti con una maggioranza democratica il rischio di messo in stato di accusa, il cosìdetto impeachement, si fa più concreto. Serve comunque anche una larga maggioranza al Senato ma Trump sa bene che prevenire è meglio che curare.

LA QUESTIONE MIGRANTI

La campagna elettorale condotta dal leader repubblicano si è incentrata molto sulla questione migranti. Nei giorni che precedevano le elezioni una carovana di immigrati si avvicinava sempre di più al confine americano. Si tratta di circa 4 mila persone che stanno attraversando l’America Latina per arrivare negli Stati Uniti passando per il Messico. Trump,da sempre ostile al fenomeno immigratorio, ha colto la palla al balzo per un pò di propaganda. Si è fermamente opposto,minacciando paesi come il Guatemala , l’Honduras e El Salvador di interrompere gli aiuti umanitari nel caso in cui non riuscissero ad arrestare il fenomeno. Insomma ha minacciato di togliere gli aiuti economici a popolazioni povere,pronte da un giorno all’altro ad emigrare, perchè non riuscivano a contenere il fenomeno migratorio.

CATTIVE AMICIZIE:IL RUOLO IN MEDIO ORIENTE

Al confine lontano,quello in medio oriente, continua l’amicizia con l’Arabia Saudita e il sostegno nella guerra contro lo Yemen. Una guerra che va avanti ormai da 3 anni dove sono contrapposti: l’Arabia Saudita con altri 9 paesi a guida sunnita e il sostegno statunitense contro i ribelli sciiti detti Houthi sostenuti dall’Iran. La parte nord del paese è controllata dai ribelli, mentre la parte sud ha un governo riconosciuto dall’occidente con a capo il presidente Hadi. I motivi della guerra sono sicuramente la divisione sciiti sunniti che da sempre è motivo di conflitti nelle popolazioni musulmane. Il petrolio è l’altro fatto scatenante ed è qui che l’occidente e in primis gli Stati Uniti entrano in gioco. I più fruttuosi giacimenti petroliferi sono in Iran,nel territorio controllato dagli sciiti,per questo l’occidente da sempre tenta di isolarlo. Le conseguenze in Yemen a livello umanitario sono tragiche. Si contano migliaglia di vittime civili,il colera è diffusissimo e mortale. L’Arabia Saudita non acconsente alla creaizone di corridoi umanitari e per questo le morti per fame sono freqeunti,specialmente nei bambini. L’Onu e l’occidente però tacciono.

PER QUANTO ANCORA?

Il diretto coinvolgimento statunitense non è una novità. Trump non è stato il primo e non sarà l’ultimo presidente a sporcarsi le mani col sangue delle popolazioni del medio oriente. Sorprendente però come nessuno negli Sati Uniti, baluardo della civiltà occidentale, parli dei crimini in cui sono coinvolti. Inspiegabile perchè  nessuno nella comunità internazionale  ha il coraggio di denunciare fermamente. Viene allora da chiedersi: per quanto ancora Trump,come altri prima di lui, continueranno  a riscuotere consensi nella popolazione?

Lorenzo Farina

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