BANKSY: non solo street art

Le sue opere vanno dai muri di Bristol a quelli di New York, Los Angeles, Betlemme, Timbuktu, Gaza e mostrano tutte una linea ironica e satirica toccando tematiche come le atrocità delle guerra, l’inquinamento, lo sfruttamento di minori, le repressioni poliziesche, il maltrattamento degli animali, la manipolazione mediatica e in generale le assurdità della società occidentale.

Media4tech di Claudio Palazzi

Banksy è un artista e writer inglese dall’identità sconosciuta tra i principali esponenti della street art. Sono state fatte delle ipotesi su chi si nasconda dietro questo nome ma nessuna ha avuto un riscontro certo. I suoi primi lavori sono nell’underground di Bristol, con la partecipazione di altri artisti e musicisti. I supporti sono muri esterni di grande visibilità. Banksy definisce la sua poetica “existencilist”, cioè l’unione tra esistenzialismo e stencil. Le sue opere sono quasi sempre realizzate con la tecnica dello stencil che permette all’artista di realizzare la sua opera in poco tempo. Su un supporto rigido si crea una mascherina in negativo dell’immagine da  rappresentare, poi si poggia sulla superficie muraria e si spruzza il colore negli spazi vuoti. Tele tecnica ha sia il vantaggio della rapidità di esecuzione, sia la possibilità di riprodurre più volte la stessa opera.

Banksy è noto anche per le sue attività di attivista, politico e regista.

 L’emergenza per l’epidemia da Covid-19 ha bloccato anche la street art e lo stesso Banksy è stato costretto a lavorare da casa, dichiarando sul suo profilo Instagram “Mia moglie odia quando lavoro da casa”.

Il bagno di casa sua è invaso da topi che mettono tutto sotto sopra, correndo sulla carta igienica, segnando impazienti i giorni trascorsi con il rossetto e tirando la corda dell’allarme come a chiedere aiuto. Banksy rappresenta il lockdown mondiale con nove topi (uno dei suoi simboli più ricorrenti) e con il suo commento emblematico all’opera che richiama il concetto di smart working proprio di questa epidemia.

Tutte le sue opere sono emblematiche, attuali e piene di carisma.

 Girl With Balloon

Una delle sue opere più famose è Girl With Balloon, uno stencil (la sua tecnica principale) realizzato nel 2002 su un muro di Londra: una bambina lascia andare un palloncino rosso a forma di cuore, evocando un senso di solitudine. Inoltre è accompagnato da una scritta di piccole dimensioni: “There is always Hope”. Nel 2014 il proprietario ha staccato l’opera dal muro e l’ha messa all’asta e nel 2018 Sotheby’s, famosa casa d’aste, ha gestito la vendita. Tuttavia, durante l’evento e nello stupore generale l’immagine comincia a scendere dalla cornice e a trasformarsi in strisce sottili. Lo stesso Banksy aveva progettato un congegno che distruggesse l’opera durante la vendita. Il congegno è stato interrotto e l’opera è stata distrutta a metà ed è stata comunque acquistata per oltre un milione di sterline, come se il gesto “estremo” dell’artista fosse una sua ulteriore firma che potesse ulteriormente aumentare il valore intrinseco dell’opera.

Le mostre realizzate sull’artista non sono mai direttamente autorizzate e concepite da lui: una delle più recenti è quella a Milano, curata da Gianni Mercurio, intitolata “A visual protest. The Art of Banksy“ ed esposta al museo Mudec. Nel 2016 a Palazzo Cipolla a Roma c’è stata un’altra mostra dell’artista dal titolo “Guerra, Capitalismo & Libertà“, allestita dalla fondazione “Terzo pilastro-Italia e mediterraneo”. Composta da 150 opere, tutte derivanti da collezioni private e nessuna fornita direttamente da Banksy, notoriamente contrario a mostre come questa, e nessuna delle stesse presa dai muri su cui il writer è solito realizzarle.

L’unica curata da Banksy stesso è quella a Bristol nel 2009, Banksy contro Bristol Museum.

          Show me the Monet

In segno di protesta l’artista si reca spesso nelle gallerie d’arte e clandestinamente lascia delle opere con particolari che denunciano palesemente la sua firma. Un esempio è l’olio su tela Show me the Monet nel quale Banksy realizza il dipinto dell’impressionista francese Claude Monet Bridge Over a Pond of Water Lillies (1899) seguendo la stessa tecnica e usando gli stessi materiali. Tuttavia, aggiunge due carrelli della spesa e un cono di traffico nello stagno. I carrelli della spesa si associano al consumismo e il messaggio è che la società è concentrata solo su i beni materiali e sull’acquisto ossessivo nell’inutile tentativo di sentirsi soddisfatti e felici. La posizione di questi oggetti in una natura che dovrebbe essere incontaminata è una critica al disprezzo per la natura da parte della società che preferisce e favorisce l’accumulo di merci e la produzione incontrollata ed eccessiva di rifiuti. Il titolo stesso può essere letto come una commercializzazione dell’arte.

Banksy dichiara infatti «L’arte che guardiamo è fatta da solo pochi eletti. Un piccolo gruppo crea, promuove, acquista, mostra e decide il successo dell’Arte. Solo poche centinaia di persone nel mondo hanno realmente voce in capitolo. Quando vai in una galleria d’arte sei semplicemente un turista che guarda la bacheca dei trofei di un ristretto numero di milionari».

L’artista britannico lavora molte volte in Palestina ed è sensibile al tema del conflitto israelo-palestinese. Nel marzo del 2016  apre a sorpresa un albergo a Betlemme: chiamato Walled Off Hotel è composta da 10 stanze e contiene molte opere di Banksy. Non è soltanto un’istallazione artistica ma sarà un hotel a tutti gli effetti. Probabilmente sceglie Betlemme perché è il luogo in cui si trova la Basilica della Natività, visitata dai cattolici di tutto il mondo e anche perché è la città più turistica, se non l’unica, di tutta la Palestina. Inoltre è facilmente raggiungibile partendo da Gerusalemme e anche la città meno interessata dagli scontri del conflitto.

Una motivazione potrebbe essere anche il valore simbolico dato a Betlemme dal fatto che parte del suo territorio è attraversato dal muro che separa la città dalle terre di Gerusalemme Est, costruito da Israele. Ogni stanza è un’opera: ad esempio la suite ha tutte le pareti rosse e sopra il letto è esposto un quadro con un cuore metallico avvolto da un filo spinato, nel corridoio c’è un finto ascensore murato e un busto greco con una parte del volto coperta. Non tutte le stanze sono allestite da lui, ad esempio una è curata dall’artista canadese Dominique Pétrin. L’unico commento alla sua iniziativa è avvenuto sul suo profilo ufficiale di Instagram attraverso una foto con un particolare di una delle stanze.

A Londra, nel quartiere Croydon a ottobre 2019 Banksy apre una specie di negozio nel quale non si può entrare, le vetrine sono piene delle sue opere d’arte e anche alcuni oggetti decorati con alcuni dei suoi lavori più famosi. Con un comunicato appeso alla vetrina dichiara che il negozio sarebbe rimasto aperto per due settimane e che sarebbe stato possibile acquistare gli oggetti da un sito online. Nel medesimo comunicato esponeva le motivazioni di questa scelta: si trattava di una questione legale. Secondo le leggi commerciali se un certo marchio non viene utilizzato con fini di vendita e mercato per un certo periodo di tempo può essere reclamato da altri, infatti, un’azienda produttrice di cartoline di auguri voleva appropriarsi dei diritti commerciali del nome Banksy. Quindi, secondo i suoi avvocati, vendere a sua volta dei prodotti di ogni tipo con il suo marchio al pubblico avrebbe risolto a suo favore la questione. Tutti i ricavi della vendita sarebbero stati utilizzati per comprare una nuova nave per le Ong Open Arms (organizzazione che da tempo opera per il soccorso dei migranti nel Mediterraneo).

In questi giorni di epidemia un writer, tra i suoi molteplici ammiratori, su un muro di San Bassano (nel Cremonese) ha proposto una sua rilettura della famosa opera Girl with balloon: invece del palloncino rosso a forma di cuore si vede un palloncino con la forma del virus Covid-19 di colore verde per simboleggiare la speranza che presto tutto sarà finito.

Proprio attraverso il suo anonimato questo artista riesce ad essere noto in ogni parte del mondo, andando contro ogni corrente di mercato e contro ogni imposizione che la società mondiale cerca di imporgli. È rivoluzionario e ha reso rivoluzionaria anche la street art poiché l’ha riempita di veri valori. Riesce sempre a colpire e a lasciare la sua firma in maniera completamente riconoscibile e distinguibile.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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