Beni confiscati alla mafia: niente regali, sono patrimonio delle comunità

In queste settimane sentiamo molto spesso parlare di beni confiscati alla mafia. Molto intensa è l’attività dell’ANBSC (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata): mentre, in tutta Italia, si svolgono convegni per acquisire da parte di enti locali e soggetti istituzionali le manifestazioni di interesse su beni confiscati in via definitiva, gli organi direttivi si riuniscono a Roma per completare l’ultima fase della procedura. L’ultima fase consente l’effettivo utilizzo delle risorse da parte della società nella vita reale.

BENI AD OGGETTO DI SEQUESTRO

Possono essere oggetto di sequestro e, quindi, di confisca:

  • beni immobili: in tale categoria rientrano molteplici tipologie immobiliari (ville, appartamenti, terreni agricoli, capannoni industriali, etc.)
  • beni aziendali: tra questi si trovano le tipiche forme giuridiche previste dal codice civile (aziende, quote di società di persone e di società di capitali, etc.);
  • altri beni: somme di denaro e attività finanziarie a contenuto monetario o patrimoniale, beni mobili registrati (barche, automobili etc.) e beni mobili (preziosi, opere d’arte, etc.).

ASSEGNAZIONE DEI BENI

Il 2 luglio scorso si è riunito a Roma il consiglio direttivo dell’ANBSC, per approvare l’assegnazione definitiva di 285 beni. Questi beni, come deciso, dovranno essere destinati per scopi sociali, urgenze alloggiative e per fini istituzionali. Si tratta maggiormente di case ed appartamenti in Sicilia, Calabria, Campania, Nord Italia e, in più, due unità immobiliari su Roma confiscate al clan Casamonica.

Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha sottolineato la necessità di accelerare e ridurre le procedure di sequestro e confisca dei beni, che attualmente sono troppo lunghe, per poter riutilizzare rapidamente i beni. L’obiettivo per il Ministro è quello di riportare i beni confiscati a produrre, oppure trasformarli in edifici utili alla collettività: scuole, case di riposo, commissariati e caserme. Quello che più preme al Ministro sono le aziende: rimetterle subito in circolo, per creare posti di lavoro.

COSA DICE LA LEGGE

La legge più importante della normativa italiana, in materia di sequestro di beni della criminalità organizzata, è la legge Rognoni – La Torre (legge n. 646/1982). Con questa legge venne introdotto il reato di associazione a delinquere, di tipo mafioso, nel codice penale italiano. Venne introdotta nel 1982, a seguito dell’omicidio del segretario del Pci regionale Pio La Torre e del Prefetto di Palermo, il Generale Dalla Chiesa.
Introdusse l’articolo 416-bis: il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso potenziò l’associazione a delinquere semplice (art. 416), che non sempre poteva avere efficacia nei confronti delle mafie, molto più complesse rispetto ai crimini commessi dalla società.
A questa sono seguite varie norme, ad esempio la legge n. 109/1996, che consentì il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie.

LA PROCEDURA

Alla fine del processo di sequestro di un bene mobile o immobile, o di un’azienda, riconducibile alla criminalità organizzata, viene nominato un amministrazione giudiziario, con il compito di amministrare i beni. Viene assistito dall’Avvocatura generale dello Stato e dell’ANBSC, alla quale è affidata la gestione del bene dopo il provvedimento di confisca di primo grado.
A seguito della confisca definitiva, i beni entrano a far parte del patrimonio dello Stato. La destinazione del bene viene decisa dall’ANBSC.
Di norma, i beni mobili confiscati vengono ricollocati e il ricavato va al fondo unico per la giustizia.

I beni immobili, invece, sono mantenuti nel patrimonio dello Stato oppure vengono trasferiti agli enti locali, che potranno gestirli direttamente. Possono essere anche assegnati in concessione, a titolo gratuito, ad associazioni del terzo settore. Se questo non è possibile, vengono messi in vendita con un provvedimento dell’ANBSC: vengono predisposte una serie di condizioni e limitazioni, per evitare che il bene venga riacquistato, in qualsiasi modo, dai mafiosi.
Anche i beni aziendali sono mantenuti nel patrimonio dello Stato: l’ANBSC le può destinare all’affitto, alla vendita o alla liquidazione. Anche qui, i relativi proventi confluiscono nel fondo unico per la giustizia.

POSIZIONE DEL MINISTRO DELL’INTERNO

Salvini esprime un’intenzione che fa perno su una normativa già esistente, ma che, in concreto, presenta dei problemi evidenti.
I beni immobili confiscati, in realtà, non vengono venduti e, soprattutto, solo una parte minima delle aziende confiscate alla criminalità organizzata viene messa a reddito.

Dopo essersi occupato del tema immigrazione, il Ministro dell’Interno dichiara guerra alle mafie.

«La lotta alla mafia sarà una priorità mia e del Governo. Mi piacerebbe essere ricordato, alla fine del percorso, come uno che più di altri ha combattuto camorra, ’ndrangheta e mafia».
Queste sono le parole del Ministro durante la sua visita all’azienda di Suvignano, nel comune di Monteroni d’Arbia, in provincia di Siena, confiscata a un imprenditore di Cosa Nostra nel 2007.
Salvini, ospite al palio di Siena, si è concesso anche un tuffo in piscina in una dei beni più rilevanti confiscati alla mafia in Toscana.

Stando a quanto fanno trapelare fonti dal Viminale, nel prossimo Consiglio dei Ministri sarà prevista l’approvazione di un decreto che aumenterà dalle attuali 30 a 200 unità la dotazione organica di personale dell’ANBSC. Gli uffici del Viminale hanno già elaborato e trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il testo di un decreto che, tra le altre disposizioni riguardanti il funzionamento dell’ANBSC, dispone appunto l’incremento organico.

Il primo passo di una rinnovata escalation della lotta contro la criminalità.
E’ l’inizio di una “guerra”, che dovrà essere combattuta con tutte le armi che la democrazia mette a disposizione.

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