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Venerdì 27 settembre 28 attivisti di Greenpeace, insieme ad un cameraman freelance e ad un fotografo, sono stati arrestati dopo la protesta contro la piattaforma petrolifera di Gazprom nell’Artico.

L’accusa a loro rivolta dalle autorità russe è quella di pirateria, e tale reato prevede una reclusione fino a 15 anni.

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Kumi Naidoo, il direttore esecutivo di Greenpeace International, ha condannato la decisione della corte russa. Le altre reazioni negative al gesto non sono tardate ad arrivare, sia tramite manifestazioni in piazza, che con dichiarazioni da parte di vari enti di spicco: ad esempio, l’organizzazione Reporter senza frontiere ha additato l’incarcerazione del fotografo Denis Sinyakov come “una violazione inaccettabile della volontà d’informazione”, e l’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa),ha richiesto il rilascio immediato di Syniakov.

Inoltre, secondo alcuni giuristi, l’accusa messa in atto dalla Russia contro gli attivisti non sussiste, dal momento che l’equipaggio dell’Arctic Sunrise di Greenpeace al momento della cattura si trovava in acque internazionali.

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