indexE’ di 170 morti e 1000 feriti circa il bilancio complessivo delle violenze che attualmente affliggono il Medio Oriente ed in particolare la comunità palestinese della striscia di Gaza, contro la quale Israele ha ufficialmente avviato  un’offensiva armata lo scorso 7 luglio. Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon ha condannato fermamente l’uso eccessivo della forza da parte di Israele che, attraverso l’operazione militare denominata“Barriera di protezione”, ha colpito pesantemente numerosi siti per il lancio di missili, uccidendo anche donne e bambini. La drammaticità della situazione ha spinto il leader dell’OLP Abu Mazen a fare un appello alle Nazioni Unite, affinché intervengano per porre fine a tale massacro.

L’ inasprimento del conflitto è avvenuto nel mese di giugno a seguito dell’uccisione di tre ragazzi israeliani, rapiti al ritorno da un seminario ebraico; l’evento ha portato il Premier Netanyahu a considerare l’organizzazione palestinese di Hamas responsabile per ogni attacco contro i propri  territori e ad avviare un’offensiva militare come risposta al lancio di razzi da parte dei militanti di Palestina. Secondo fonti israeliane infatti, le forze paramilitari palestinesi hanno sparato circa 160 razzi nelle ultime 24 ore, il 90% dei quali però sono stati intercettati dal sistema anti-missile Iron Dome. Gli Stati Uniti hanno confermato il diritto di Israele di difendersi da qualsiasi attacco terroristico di Hamas, ma allo stesso tempo il Presidente Barack Obama ha ribadito la necessità di avviare una sorta di de-escalation, per proteggere i civili e ritornare all’accordo del “cessate il fuoco” del novembre 2012.

Nonostante i vari appelli espressi dall’ONU e da diverse ong quale Save The Children, l’offensiva contro Gaza e il lancio di missili sulle città ebraiche non accennano a diminuire; le sirene d’allarme riecheggiano nella maggior parte dei territori di Israele, dove le autorità hanno aperto i rifugi antibomba per mettere al sicuro la popolazione. Il Presidente sionista Shimon Peres ha espresso con voce ferma l’intenzione di “non trattare più con i guanti Hamas” e di tenere pronto l’esercito per una eventuale offensiva militare via terra.

La minaccia israeliana di un attacco terrestre si è così concretizzata nella notte tra il 12 e il 13 luglio nelle aree a nord di Gaza, come risposta alle continue “provocazioni” missilistiche di Hamas su Tel Aviv e Gerusalemme. L’incursione, finalizzata alla distruzione di una base militare, è stata attuata dalle forze speciali israeliane che però si sono ritirate ad operazione compiuta.

L’Egitto e il Qatar (quest’ultimo attualmente alla presidenza della Lega Araba) si sono offerti come mediatori definendo una bozza per la tregua affinché le violenze e la repressione terminino immediatamente. La prosecuzione dei disordini e della lotta armata infatti potrebbe avere ripercussioni notevoli sugli Stati confinanti, turbando gli equilibri dell’intera regione mediorientale.

Nella giornata di domenica si terrà a Vienna un summit tra Germania, USA, Gran Bretagna e Francia, che discuteranno della questione, al termine della riunione sul nucleare iraniano.

Non posso fare a meno di mostrare la mia preoccupazione per le vicende che stanno coinvolgendo i popoli israeliano e palestinese: il deterioramento definitivo dei rapporti potrebbe portare ad una clamorosa invasione dell’esercito israeliano ai danni della comunità civile di Gaza che, invano, continua a invocare l’indipendenza ma soprattutto la pace. I Palestinesi stanno infatti collaborando con i loro alleati internazionali per presentare una bozza di risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che però non cita il lancio di missili da Gaza verso le città israeliane; gli Stati Uniti probabilmente ne impediranno l’approvazione, data la loro storica alleanza con Israele. Al di là dei fini geopolitici che si nascondono dietro gli appelli espressi da Paesi come la Russia (per tradizione non amica di Israele) e dietro le deboli giustificazioni dell’offensiva militare israeliana da parte degli USA, la comunità internazionale non può restare inerte dinanzi alle decine di morti e feriti che i caccia con la stella di David e i missili di Hamas stanno causando. La carenza di cibo e medicinali soprattutto in Palestina,secondo quanto riportato dalla Save The Children, provocherà inevitabilmente gravi conseguenze sulla popolazione.

Il rispetto del diritto internazionale e l’urgenza di tutelare i civili dovrebbero spingere l’ONU ad intervenire, al fine di scongiurare il rischio di una aggressione (che in tal caso renderebbe Israele responsabile a livello internazionale per crimine contro la pace) e di una vera e propria guerra che non sarebbe altro che una battaglia senza vincitori.

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