11 novembre 2014. 600€ di multa giungono nelle mani di un cittadino romano per aver circolato nella Zona a traffico limitato del centro della città. Niente di insolito se non fosse che la questione ha coinvolto il Sindaco della Capitale Ignazio Marino, colpevole di aver introdotto tra giugno e agosto la propria Panda rossa in una Ztl con un permesso scaduto e di non avere pagato neanche una delle 10 multe ricevute.

Il Primo cittadino di Roma, secondo la delibera 183/1996, ha diritto ha tre permessi la cui validità è stata ridotta ad un anno; alla scadenza del periodo previsto dunque il permesso deve essere necessariamente rinnovato.

La responsabilità materiale del ritardo che ha provocato questa insolita vicenda sembrerebbe da attribuirsi all’ufficio di gabinetto del Sindaco che avrebbe “dimenticato” di chiedere il rinnovo del pass dell’auto all’Agenzia per la Mobilità, provocando presumibilmente l’inadempienza del Sindaco. Quest’ultimo non ha esitato a denunciare l’accaduto ai carabinieri per un sospetto hackeraggio informatico nei suoi confronti, sostenendo che sarebbe sparita l’autorizzazione che consente alla sua auto di circolare liberamente nel periodo tra la scadenza e il rinnovo del pass.

Il senatore del Ncd Andra Augello, con un’interrogazione parlamentare al ministro Alfano,, ha presentato nei giorni scorsi la sua versione dei fatti sulle presunte multe “congelate e non pagate” da Marino, sostenendo che la vicenda è stata manipolata dallo stesso Sindaco e che non esiste nessun hacker. Dopo la conferenza parlamentare del senatore in questione, si è scatenato un vero e proprio putiferio politico che vede contrapposte le opposizioni capitoline, le quali premono per le imminenti dimissioni del sindaco, e i suoi fedeli collaboratori che invece ripongono tutte le accuse sul capo del Gabinetto Luigi Fucito, il quale però ha affermato che il Gabinetto è del tutto estraneo alla vicenda.

Il sindaco della Capitale nella giornata del 12 novembre ha convocato d’urgenza un vertice con i capogruppo della maggioranza in Campidoglio.

Multe non pagate, presunti ritardi, accuse di manipolazioni informatiche e chi più ne ha più ne metta: al di là della querelle quasi assurda che sta coinvolgendo Marino (e la sua Giunta), probabilmente ancora una volta un episodio singolare è stato preso come palla al balzo per esercitare pressioni politiche sul Sindaco della Capitale e sul suo operato, costantemente oggetto di ampie critiche.

La vicenda della Panda rossa e del ricorso che è stato esperito dal Sindaco per addossare le colpe dell’episodio all’inefficienza dei propri uffici coinvolti rappresentano a mio parere l’ennesimo episodio vergognoso che ridicolizza il nostro Paese a livello internazionale; un sindaco che non paga le multe (in un caso o nell’altro, Marino non le ha comunque versate), un ufficio ministeriale che non svolge (in teoria) diligentemente il proprio lavoro e una presunta manipolazione informatica volta a “incastrare” il Primo cittadino di Roma, un vortice di eventi al limite del ridicolo che impegna decine di troupe televisive a caccia dell’ultima novità e che rischia di far sprofondare Marino nelle tenebre delle dimissioni. In questo caso la legge è stata “uguale per tutti” oppure si è trattato realmente di uno stratagemma per infangare l’immagine del Sindaco?

Al di là delle ipotesi di hackeraggio, di manomissione dei database che gestiscono i pass di circolazione e dell’orgoglio politico che Marino vuole mostrare dinanzi alle pressioni mediatiche e strategiche delle opposizioni, non sarebbe stato sufficiente pagare i 600 € per mettere fine alla assurda vicenda e dare il buon esempio? Non dovrebbe il Sindaco essere il primo a rispettare le regole e a essere il punto di riferimento per le buone azioni dei propri cittadini?

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

GIORGIA ANTONIMA

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