Fontana un caso o una certezza?

In questi giorni è esploso in Lombardia, anche se con echi in tutta Italia, il Caso Fontana. Il Presidente della Regione Lombardia leghista è accusato di frode in pubbliche forniture. La vicenda si è sviluppata durante l’esplosione dell’epidemia del Covid-19 durante la quale la Regione Lombardia ha  acquistato un bene, nello specifico 75mila camici e 7 mila set sanitari, dalla Dama Spa, ditta di proprietà di Andrea Dini cognato del ministro Attilio Fontana; il bene acquistato dalla regione infatti è arrivato alla stessa solo parzialmente dal momento che dei 75mila camici 25mila non sono mai stati consegnati alla regione.

Il focus del problema su cui i PM si stanno concentrando è il bisogno della regione dei camici in questione durante la pandemia che dunque non avrebbe dovuto consentire a Dini  di sottrarsi all’impegno contrattuale di fornire comunque in dono o in vendita i 25mila camici, inoltre  la trasformazione formale della fornitura in donazione non vi è mai stata. Questo caso ha fatto sorgere molte domande in questi tempi in cui la Lega è vittima di sommovimenti che la stanno colpendo molto da vicino, questo è solo uno dei fili e forse nemmeno l’ultimo di un congegno “ad orologeria” pronto ad esplodere. Ma questo ordigno è politico o giuridico? Nei nostri tempi il concetto di “giustizia ad orologeria” ha acquistato un potere ed un significato esplicito, ma esso si riferisce realmente ad un qualcosa di concreto oppure è solo un “pretesto politico” impiegato in situazioni particolarmente controverse?

Le vicende giudiziarie della Lega in Lombardia

Le vicende della Lega in Lombardia iniziano con Paolo Arrigoni nel 1994 quando alla caduta delle giunte di Giuseppe Giovenzana e Fiorella Ghilardotti venne incaricato di formare una nuova giunta regionale, il cui mandato si concluse nel 1995. Durante il suo mandato alcuni membri della giunta furono accusati di abuso d’ufficio per la nomina dei direttori generali delle Asl, ma furono prosciolti. Quindi la vicenda continua con le elezioni del 2010 nelle quali Formigoni, appoggiato dalla Lega, viene eletto per la quarta volta presidente della Lombardia. La sua legislatura regionale infatti è caratterizzata  da inchieste ed arresti che la hanno portata ad una fine anticipata, molti dei quali hanno colpito specificatamente la Lega. Nel 2011 vengono arrestati l’Assessore all’Urbanistica Daniele Bellotti per tifo violento, l’Assessore allo Sport Monica Rizzi per Dossieraggio.

Nel 2012 il consigliere della Lega Renzo Bossi per appropriazione indebita ed il presidente del consiglio regionale per la Lega ed ex-assessore della giunta Formigoni Davide Boni per corruzione. Il 7 giugno 2012 il Consiglio Regionale della Lombardia respinge una mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro la giunta Formigoni cui la Lega presenta voto in opposizione. Il 14 giugno 2012 Formigoni stesso è indagato per corruzione riguardo presunte pressioni per delibere a favore della Fondazione Maugeri e fondi neri.

Dopo gli ultimi scandali la Lega Nord chiede formalmente a Formigoni di dimettersi o azzerare la Giunta minacciando le sue dimissioni dal Consiglio in caso di mancata risposta per poter così votare in aprile. Formigoni intanto ritira le deleghe agli Assessori leghisti. Il 12 ottobre 2012 dopo un incontro tra il Segretario PdL Angelino Alfano e il Segretario della Lega Roberto Maroni alla presenza di Formigoni viene concordato l’azzeramento della Giunta regionale e il prosieguo della legislatura[39] ma dopo un Consiglio federale il Carroccio ribadisce la sua linea di andare a votare anticipatamente contravvenendo al patto sancito con il PdL. Formigoni, nell’impossibilità di andare avanti a scadenza naturale, chiede il voto subito chiedendo al gruppo regionale del PdL di dimettersi insieme con l’opposizione per tornare subito a elezioni.

Il 26 ottobre 2012 Formigoni vara la nuova Giunta provvisoria che porterà la Lombardia al voto composta per la maggior parte di tecnici mentre è confermato alla vicepresidenza della Regione Lombardia il leghista Andrea Gibelli. Nel pomeriggio il Consiglio regionale modifica la legge elettorale abrogando il listino bloccato e con 74 dimissioni su 80 il Consiglio regionale della Lombardia è ufficialmente sciolto e la Regione si avvia al voto anticipato. Dopo Formigoni dunque si passa a Roberto Maroni che nel 2013 viene eletto presidente della Regione. Il 14 luglio 2014 viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Busto Arsizio per «induzione indebita a dare o promettere utilità per presunte irregolarità» inerenti due contratti di collaborazione a termine su progetti relativi alla fiera universale Expo 2015. Si arriva infine ad Attilio Fontana eletto nel 2018. Nel 2018 venne multato dall’Autorità nazionale anticorruzione con una sanzione di 1000 euro per non aver adempiuto nel 2016, in quanto sindaco di Varese, all’obbligatoria dichiarazione del proprio stato patrimoniale in conformità alle norme sulla trasparenza. Dall’8 maggio 2019 risulta indagato per abuso d’ufficio per una presunta nomina in una maxi inchiesta in Lombardia che ha portato a 95 indagati e 29 arrestati per corruzione. A marzo 2020 l’accusa cade ed il caso viene definitivamente archiviato in quanto la nomina in oggetto non costituiva reato. Il 29 maggio 2020 Fontana viene convocato dalla Procura di Bergamo come persona informata dei fatti per le indagini con l’ipotesi di epidemia colposa sulla gestione dei primi casi di COVID-19 all’ospedale di Alzano Lombardo, sui morti delle RSA e sulla mancata istituzione della zona rossa nei comuni di Alzano Lombardo e Nembro. Nel luglio 2020 il presidente della regione viene indagato per frode in pubblica fornitura, in seguito a una partita di 75 000 camici fornita dall’azienda varesina Dama spa, di proprietà di Andrea Dini, cognato di Fontana e anch’egli indagato, della quale la moglie detiene il 10%.

Il caso Fontana

Il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana è stato accusato per frode in pubblica fornitura a causa di una serie di eventi alquanto insoliti verificatesi durante il lockdown. Questi eventi hanno trovato forma in un momento molto duro per la regione Lombardia, quello dello scoppio dell’emergenza Covid-19. La Regione infatti trovatasi nell’assoluta necessità di avere a disposizione dei medici dei camici e dei set sanitari per far fronte all’emergenza si è rivolta a tutte le ditte che potevano aiutarla inclusa la Dama Spa, ditta del signor Andrea Dini cognato del presidente della Regione Attilio Fontana, la cui moglie possiede il 10% delle azioni della ditta. Il signor Dini era stato pagato 513.000 euro per la fornitura di 75mila camici e 7 mila set sanitari. Vi è grande diversità di idee sul fatto che Fontana fino al 16 aprile, data in cui la Dama Spa aveva pattuito con la Regione il pagamento della merce, fosse o meno al corrente del fatto che la ditta era proprio quella del cognato; tuttavia si è quasi certi che il presidente leghista fosse stato messo al corrente che la ditta del parente stava per avere un rapporto di fornitura con la propria amministrazione dalla propria cerchia famigliare a cavallo dei primi interessamenti del giornalista di Report Giorgio Mottola.

Fin dall’inizio è emersa la “grande inopportunità” di questo rapporto commerciale che rischiava di violare il “Patto di integrità” anti-conflitti di interesse regionali e persino “turbare la libertà nel procedimento di scelta del contraente”. Così inopportuno dunque che lo stesso Fontana si sarebbe subito mosso per “disinnescare” la situazione potenzialmente imbarazzante: si pensa infatti che sia stato proprio Fontana a proporre al cognato la trasformazione della vendita in donazione e che come forma di “risarcimento” al cognato abbia versato di sua sponte ed a sue spese 250.000 euro a quest’ultimo. Tutto ciò dunque stride con le affermazioni del governatore  che ha più volte dichiarato di “non sapere nulla”. Inoltre ora i PM stanno passando al vaglio alcuni fatti alquanto insoliti ed incerti che necessitano di futuri approfondimenti: infatti dei 75.000 camici 25.000 non siano mai arrivati a destinazione e si pensa, come riporta Il Fatto Quotidiano, che in base ad una chat WhatsApp probabilmente Dini era interessato a rivendere quei 25.000 a prezzo maggiorato ad una Onlus che tuttavia sentita dai PM ha smentito un’effettiva proposta di acquisto, anche se i messaggi rimangono, messaggi inviati tra l’altro due ore prima della donazione alla Regione, fatto che “dimostrerebbe” l’effettiva consapevolezza di Dini che la Lombardia non li avrebbe pretesi. Ad aggravare ulteriormente la situazione è anche il fatto che la presunta donazione non è mai stata accettata dall’Aria e dunque dalla Regione e dunque risulta ancora valido il contratto del 16 aprile per 75.000 camici e 7.000 set sanitari pagati 513.000 euro. Infine, ultimo dettaglio anche se non di poca importanza, in questi giorni Fontana ha promosso l’ex-direttore generale della centrale acquisti lombarda Aria  Filippo Bongiovanni, anche lui iscritto nel registro degli indagati per il caso camici, al ruolo di coordinatore del Sistema delle società regionali (Sireg). Bongiovanni aveva chiesto di essere assegnato a nuovo incarico con quelle che erano sembrate vere e proprie dimissioni, anche se la regione gli aveva ribadito piena fiducia. Non si deve dimenticare infatti che è proprio l’Aria ad essere nel mirino del caso camici dal momento che Bongiovanni stesso è indagato per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.

Il problema della “giustizia ad orologeria”

Cos’è la giustizia ad orologeria? Tutti almeno una volta nella loro vita hanno sentito questa frase, ma esiste davvero? E soprattutto qual è la sua relazione con il concetto di responsabilità? Essa è concretamente qualcosa o è solo una copertura per deresponsabilizzarci delle nostre azioni? Il primo caso di “giustizia ad orologeria moderno” è quello che ha “colpito” Silvio Berlusconi: infatti egli è stato vittima di una serie di accuse che lo hanno colpito proprio mentre “cavalcava la cresta dell’onda” politica.

Nel 1994 a un mese dalla vittoria del centrodestra alle elezioni politiche e alla vigilia del conferimento dell’incarico di Scalfaro di formare il governo, contro Berlusconi parte l’inchiesta su presunte tangenti e corruzione operata dai dirigenti Fininvest. Poi 22 novembre dello stesso anno mentre Berlusconi coordina la conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità organizzata a Napoli, il Corriere della Sera anticipa la notizia di un invito a comparire disposto dalla procura di Milano in merito a una indagine che lo coinvolge relativa a corruzione per presunte tangenti alla Finanza. Processo che segnerà la fine del Primo governo. Il primo febbraio del 1996, a Milano, proprio mentre inizia la campagna elettorale, viene chiesto il rinvio a giudizio per finanziamento illecito, falso in bilancio e ricettazione di Craxi e Berlusconi. A marzo, un mese prima le elezioni politiche, parte l’inchiesta toghe sporche, nella quale anche il Cavaliere risulta indagato. L’8 maggio 1998. Il leader di Forza Italia inaugura la campagna per le amministrative di metà giugno e lo stesso giorno la procura di Milano lo indaga per corruzione in atti giudiziari sulle sentenze Mondadori e Iri-Sme. Nel 2003, un mese prima delle regionali del 26 maggio, il processo Sme-Ariosto arriva alle battute finali. Nel 2006, un mese prima delle elezioni politiche la procura di Milano chiede il rinvio a giudizio di Berlusconi e dell’avvocato Mills. Il 26 aprile del 2005, nel giorno in cui Berlusconi si appresta a presentarsi davanti al Parlamento al termine di una crisi, arriva la richiesta di rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’acquisto di diritti cinematografici da parte di Mediaset.

A dicembre dello stesso anno, il Corriere della Sera anticipa un invito a comparire nei confronti di Berlusconi sul caso Mills. Nel marzo 2006, a poco tempo dal voto, la procura di Milano torna sul caso Mills. Il 26 marzo 2007, il Pg di Milano, Piero De Tetris, chiede la condanna di Berlusconi a cinque anni nel processo d’appello per la vicenda Sme. Per Maurizio Lupi “l’offensiva della procura arriva dopo la pubblicazione di sondaggi devastanti per la sinistra e prima di un voto parlamentare come quello sull’Afghanistan decisivo per le sorti del governo.” Nel 2009, a venti giorni prima dalle elezioni europee, vengono depositate le motivazioni della sentenza All-Iberian. L’anno dopo, a pochi mesi dalle elezioni amministrative, partono le inchieste sugli appalti fiorentini della Protezione Civile e sul caso Trani. Infine il 26 gennaio 2014 a pochi giorni dall’intesa tra Renzi e Berlusconi sulla legge elettorale e sulle riforme, arriva l’assalto finale con l’inchiesta Ruby Ter. E come dimenticare le parole pronunciate da Renzi quando ai genitori sono stati dati i domiciliari: “Chi ha letto le carte – dice Renzi – mi garantisce di non aver mai visto un provvedimento così assurdo e sproporzionato. Mai. [..] Da figlio – ha proseguito – sono dispiaciuto per aver costretto la mia famiglia e le persone che mi hanno messo al mondo a vivere questa umiliazione immeritata e ingiustificata. Se io non avessi fatto politica, la mia famiglia non sarebbe stata sommersa dal fango. Se io non avessi cercato di cambiare questo paese i miei oggi sarebbero tranquillamente in pensione”.

Per non parlare della questione di Open Arms che è “piombata” addosso a Salvini.
Ma tutti questi fatti sono realmente indipendenti dalle persone che li hanno subiti? I pareri sono discordanti infatti c’è chi afferma che essi sono come “fulmini a ciel sereno” strumenti che al momento opportuno vengono fatti scoppiare per screditare qualcuno si scomodo, ma è davvero così? Infatti altri affermano che è innegabile un valore di responsabilità: il nostro essere quelli che siamo qui ed ora è una nostra scelta e dipende dalle nostre azioni infondo non siamo noi stessi a costruire l’ordigno sotto i nostri piedi che poi qualcuno farà saltare?  

In conclusione dunque questo problema destinato ancora a non avere risposta definitiva fa sorgere una domanda cruciale non solo dal punto di vista politico, ma da quello di ogni giorno: dov’è la nostra responsabilità in questa vita ove ciascuno traccia la propria strada, ma allo stesso tempo ne è schiacciato?

La “voce del popolo di Milano”

Abbiamo dunque deciso di “dar voce al popolo di Milano” attraverso delle interviste fatte ad alcune persone ivi residenti per sentire il loro parere sul caso Fontana, sulle vicende della Lega in Lombardia e sulla “Giustizia ad Orologeria”. L’intervista ha ruotato attorno a quattro domande chiave: Cosa ne pensa del “Caso Fontana”? Quale posto crede che abbia, ammesso che a suo parere ve ne sia uno, il “Caso Fontana” nelle vicende giudiziarie della Lega in Lombardia? Cosa ne pensa della “Giustizia ad Orologeria”? Pensa che vi sia un legame fra questa espressione ed il “Caso Fontana”? Le risposte sono state anche molto discordanti.

Riguardo la prima domanda non è mancato chi come il signori A. A. abbia sostenuto che: : “Credo che Fontana sia colpevole ed ha escogitato in un  periodo di crisi per il nostro popolo, visto che ha fatto avere questi fondi tramite la vendita di questi camici e mascherine alla regione Lombardia ed è andato verso gli interessi famigliari visto che ha fatto questa compravendita verso il cognato se non sbaglio e nel consiglio di amministrazione mi sa che delle quote sono proprio della moglie di Fontana, quindi credo che ci sia stato un po’ di furbizia e come al solito per gli italiani quando si tratta di recuperare dei soldi a discapito dei cittadini che pagano regolarmente le tasse ne approfittano sempre come in questo caso. Poi è stato furbo perché ha girato tutta la frittata ed è venuta fuori anche la situazione dei conti in Svizzera, ha girato la frittata facendo in modo che fosse tutto girato come una sorta di donazione, questo è stato in un secondo momento perché è scoppiata la bomba”; e neppure chi, come i signori P. B. e S. D. F. ha preso le difese di Fontana affermando il primo che: “Secondo me per confermare è stata fatta una donazione vera e propria.” ed il secondo che: “Il caso Fontana è tutta una messa in scena da parte del PD e company”.

Per quanto riguarda la seconda domanda per lo più “il popolo” è stato molto chiaro nel prendere una posizione personale nel legare o meno Fontana nel bene e nel male alle vicende leghiste in Lombardia. Non è mancato infatti chi come A. A. ha sottolineato che: “Credo che la Lega, come al solito, voglia apparire in un certo modo, ma non lo è” o chi come la signora F. S. ha affermato che: “Io penso che il caso Fontana si inquadri in un atteggiamento della Lega che generalmente non è fatta di politici particolarmente corretti, ma credo che nella Lega, come in altre forze che hanno governato la Lombardia la corruzione sia all’ordine del giorno”.

Accanto a questi però si collocano anche posizioni molto diverse che si sono fermate sulle differenze fra il caso Fontana e le vicende della Lega in Lombardia, come il signor A. M. : ”non penso che abbia un particolare posto penso che sia  ovviamente è tutto da dimostrare, probabilmente penso che vi possa essere qualche illecito, ma non penso che abbia particolari collegamenti con altri problemi della Lega in Lombardia con Salvini o con altri precedenti presidenti della regione Lombardia. Io penso che si tratti di due elementi vi sono degli illeciti compiuti in passato e contemporaneamente c’è anche molto fango giornalistico, questa abitudine dei giornalisti dell’opposizione di attaccare un politico non appena ne hanno la possibilità”. In generale io credo che vi sia uno scivolone un’idiozia compiuta da Fontana perché poi i soldi che erano in ballo non erano tantissimi rispetto a quelli che probabilmente girano dietro alle vicende politiche, però c’è stato un incidente di percorso di Fontana e di suo cognato che  hanno portato o porteranno naturalmente a problemi ben più gravi, però non vedo particolari connessioni con altri episodi precedenti”.  Preme sottolineare il valore della risposta di F.F. che centra il rapporto tra Fontana e le vicende giudiziarie della Lega in Lombardia anche in relazione all’epidemia di Covid-19 in corso: “francamente alla fine penso che nonostante sia stata grave come sia stata gestita, penso che ne avrà poco perché la Lombardia soprattutto è un feudo della Lega, quindi penso che non cambierà più di tanto e non cambierà Fontana. La differenza con i precedenti è che c’è stata una pandemia con migliaia di morti in mezzo perché comunque con Formigoni c’erano già stati scandali però la Lombardia era ancora l’eccellenza della sanità in Europa. Adesso c’è stato il casino e gli ospedali lombardi non hanno retto come ci si pensava e quindi il caso dei camici è molto più grave in questo momento rispetto agli scandali della sanità e di Formigoni”. 

Per quanto riguarda la “Giustizia ad orologeria” le opinioni dei Milanesi hanno rivelato idee molto rilevanti nel bene quanto nel male: la signora T. infatti ha affermato “La giustizia di comodo non fa comodo a nessuno o fa comodo a tutti e allora se la legge è uguale per tutti dovrebbe essere più severa” ed il signor A. A. “Probabilmente qualcosa di vero c’è perché tutti i politici coinvolti sono sempre colpevoli, spesso e volentieri la giustizia poi si accanisce in modo particolarmente feroce contro determinati uomini politici soprattutto se cominciano ad essere fastidiosi a livello mediatico e quant’altro: abbiamo visto Da Berlusconi che adesso sta venendo fuori che tante cose non sono vere e tanti altri politici, ma lo stesso Craxi all’epoca sicuramente di poco lecito è stato combinato però molte cose sono state ingigantite. Secondo me c’è qualcosa di vero al 50%, 50 e 50 sulla colpa dei politici, ma anche su questo sistema ad “orologeria” di cui si sta parlando”, e come dimenticare il signor F. F. che ha sottolineato come essa “sì esiste, esiste, poi in Italia abbiamo problemi con la giustizia in generale quindi…un esempio evidente è la politicizzazione della magistratura, è una magistratura fortemente schierata non solo a sinistra ma anche a vicende come quella delle ONG che erano scafiste e c’era il P.M. di Catania se non sbaglio che è stato messo a sostenerle anche se non era vero.

E anche per lo stesso orientamento hanno reso uno come Berlusconi una specie di martire per come ce l’avevano con lui e anche con Craxi prima” ed il signor P. B. che ha posto l’accento su come “Penso che come in tutto il mondo esista la giustizia ad orologeria anche in Italia, e in Italia la giustizia fa pena dall’invasione degli immigrati a Palamara e tutto, Palamara penso sia l’esempio più lampante. Se Salvini vuole difendere il suo popolo e quindi proteggerlo dagli immigrati clandestini e ci sono ovviamente tutti gli altri della sinistra che invece vivono con le tangenti facilitando il business degli immigrati è chiaro che dopo salta fuori la giustizia che salta addosso a Salvini. Salvini difende il suo popolo contro l’invasione straniera, dagli immigrati ed il giudice lo accusa di sequestro di persona. Quindi è furi discussione, come è anche capitato con Renzi ed altri politici la “giustizia ad orologeria” esiste e come leghista posso dire che il caso di Salvini sia il caso più lampante, poi mi ricordo anche Maroni: nel momento delle elezioni è saltata fuori una tangente da 20.000 euro che è stata presa da Maroni e non era vero” ed in conclusione è da considerare ciò che ha detto su di essa S. D. F. “esiste eccome! È tutta una messa in scena o sei di quella serie o sei tagliato fuori non c’è niente da fare, infatti il PD non può muoversi se non protetto dai “colletti bianchi””.

Di rilievo un particolare spazio sia da riservare al signor A. M. che ha collegato sua sponte la terza e la quarta domanda rivelando un grande interesse per l’argomento: “sicuramente c’è questa tendenza ma in realtà fa parte di un mal costume generalizzato che esiste non penso solo in Italia per cui si attacca l’avversario politico tanto sui valori quanto su elementi più clamorosi, su delle vicende giudiziarie economiche….che non hanno nulla a che vedere con l’aspetto politico. Questa qua di Fontana penso che sia abbastanza certa, comunque c’è qualcosa che va oltre al fango politico e a questi episodi a orologeria. C’è qualcosa di molto vero dietro questo, ci sono molti fatti, non solo delle ipotesi…ci sono delle bugie di Fontana…però la giustizia a orologeria penso che ci sia e sia un malcostume presente non solo in Italia. Nel caso Fontana non è tanto a orologeria perché ha fatto un errore ed anche se è tutto da verificare se ha commesso qualche reato ha fatto comunque un errore di opportunità, ma non mi sembra che ci sia giustizia a orologeria nel suo caso, secondo me questo termine è più adatto quando qualche caso emerge a 5 o 6 mesi da qualche elezione”.    

Conclusione

Alla luce delle “voci di Milano” e della vicenda di Fontana si intuisce che errare è umano, ma forse in queste parole popolari vi è una percezione di qualcosa che va oltre… forse attraverso di esse è possibile vedere il “Caso Fontana”, la “giustizia ad orologeria” e le vicende leghiste come un’unica grande storia di responsabilità, di creazione di noi stessi nell’istante in cui agiamo, del valore delle nostre azioni e di come esse si rispecchino sugli altri. Se c’è una cosa che la politica ed i giornali ed i PM insegnano sempre è il valore dell’azione del singolo per il sociale… e forse al di là della diversità delle opinioni c’è un punto comune: l’io di ciascuno che esaminando sé stesso e l’occhio dell’altro che lo osserva impara a conoscersi ed a ritrovare sé stesso nelle sue azioni di cui è responsabile. Forse non è così importante sapere se la giustizia sia o meno ad orologeria e se un politico sia o meno corrotto o ingiusto… forse il vero valore è davvero la “voce dell’altro”, del “popolo” nel nostro caso, che anche se discordante traccia delle linee e crea un modo diverso e sempre nuovo di guardare al reale che si plasma attorno a noi… e forse chissà sarà proprio il popolo un giorno che correggerà i “piccoli” o forse “grandi” errori della nostra società.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

22 Commenti

  1. Molto ben documentato, la chiusura forse un po’ moraleggiante e generica, ma complimenti, vista giovane età

  2. Articolo veramente veritiero è significativo. Mi è piaciuta molto la parte dedicata alle interviste e principalmente la conclusione di natura moraleggiante e che dà risalto alla voce del popolo. Il vero giornalista è quello che da risonanza alla voce del popolo che alla fine è la più veritiera

  3. Articolo molto ben scritto.
    È capace di dar valore alla “voce” delle persone raccogliendo delle testimonianze che racchiudono piccoli squarci di vite e pensieri in una Lombadia così colpita gravemente dal Covid

  4. Articolo fluido, chiaro e davvero esaustivo… ottima la critica e puntualità del racconto storico ! Scrittrice promettente

  5. Complimenti per la dovizia e cura asettica nell’esposizione di una storia ancora tutta comprendere, è una rara dote nel giornalismo contemporaneo.

  6. Bello il riepilogo storico dei fatti e molto ben gestita la voce del popolo milanese. Un articolo molto interessante ed equilibrato, considerato anche l’urgenza e l’attualita’ dell’argomento.

  7. Articolo molto fluido e con una ricostruzione degli eventi molto equilibrata. È un piacere leggere una penna così giovane capace di una analisi attenta di fatti storicamente ancora da decantare.

  8. Grande Ilaria, avrei preferito un articolo essenziale sia per Fontana che per i predecessori della lega, avrei approfondito l’articolo sulla disuguaglianza di approccio della maggistratura verso il centro destra e il PD e non ci dimentichiamo del colpo di stato fatto da re Giorgio senza che la maggistratura intervenisse. Complimenti per la recensione

  9. L’articolo oltre ad essere piacevole nella lettura, lascia alla fine una buona riflessione sulla vicenda che si adatta poi in un contesto generale molto coerente coi nostri tempi e ad ognuno.

  10. Cronistoria perfetta. Un quadro riassuntivo molto chiaro per chi si fosse perso le puntate precedenti. Ormai la Lega è tutt’altro che un nuovo partito e tra paese e regioni è al potere da quasi 30 anni. Complimenti al taglio storico dell’eccellente giornalista.

  11. Che Ilaria fosse una ragazza al di fuori del comune è un dato innegabile. La formazione scolastica, l’educazione ricevuta sempre presente ma mai invadente ha permesso alla stessa di affrontare la tematica dell’articolo con sobrietà senza mai risultare ridondante. In merito al contenuto forse alcuni passi avrebbero, a mio parere, meritato un attenzione maggiore. L’accostamento di personaggi come Fontana a Berlusconi o Craxi, sebbene veicolata dalla interpretazione mediatica della giustizia ad orologeria meriterebbe una analisi più attenta e calata in contesto storico sociale così diverso. E poi concordo con gli altri commenti che la chiosa dell’articolo e più da articolo di fondo che da cronaca. Comunque brava, brava.

  12. Io trovo che l articolo di Ilaria oltre ad essere ben scritto riporta tutta la cronistoria dei fatti che rende ancora più comprensibile quello che è successo ai giorni nostri. Che per una ragazza così giovane che non li ha realmente vissuti sono spiegati con chiarezza.

  13. Ilaria Occhionero complimenti hai presentato un argomento molto complesso che presuppone un lavoro non indifferente alle spalle, trattandolo in maniera lineare chiaro e comprensibile. Un buon lavoro.

  14. Bravissima, un linguaggio giovane ed inspirato e nel contempo documentato e preciso. Le considerazioni finali e inserite nell’articolo lasciano trasparire una ispirazione filosofica difficilmente riscontrabile in un giornalismo moderno che cerca solo sensazionalismo ed usa superlativi assoluti come fossero segni di punteggiatura. Continua su questa strada.

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