A quasi quattro miglia da Porta Maggiore, percorrendo via Prenestina, si erge la piccola borgata del Quarticciolo. Simbolo del possibile volto nuovo delle periferie romane. Strade di nessuno, una borgata lontana e mal collegata, dimenticata e invisibile. Diventa lo scenario di una forza di coesione dal basso che costruisce sulle macerie dell’indifferenza.

La borgata nasce negli anni ’30, con il Piano Regolatore Piacentini, che promuoveva una crescita intensiva e congestionata verso Est. Con l’obiettivo di allontanare e ghettizzare quella fetta del popolo che era tanto retoricamente esaltata dal regime fascista. Non c’era nulla, solo terreni incolti dove si poteva andare a caccia e due “marane”, piccoli corsi d’acqua che versavano in pessime condizioni, poi riempiti e coperti durante il processo di urbanizzazione.

In origine era principalmente abitato dalle numerose famiglie meridionali, poi vi furono trasferite quelle dai quartieri centrali, come San Pietro, a cui si aggiunsero gli sfollati in seguito ai bombardamenti di San Lorenzo. Negli anni è stata inglobata dalla metropoli in crescita ma la sua planimetria è ancora quella di romana memoria del periodo fascista.

Impianto ortogonale, formato da cardo (via Manfredonia) e decumano (via Ostuni) alla cui intersecazione corrisponde l’area della piazza centrale. Qui si erge un palazzo alto due piani in più rispetto a tutti gli altri: nasce come casa del Fascio, poi commissariato, poi ancora occupazione popolare. I nomi delle strade che ricordano i verdi comuni della Puglia fanno da sfondo a spazi del tutto dimenticati.

Lo Stato in questi luoghi e assente manifestandosi solo attraverso l’azione repressiva della polizia. C’è la totale mancanza di servizi, di luoghi di aggregazione o di svago. Manca tutto, dai bancomat ai ristoranti, resiste ancora solo qualche bar e il supermercato. Tra via Ostuni e via Castellaneta c’è il Teatro Biblioteca Quarticciolo, nato dalla trasformazione delle strutture dell’ex-mercato, che però non riesce a soddisfare gli interessi dei numerosi abitanti del quartiere, o a preoccuparsi di attrarli.

Nonostante la desolazione a cui cercano di condannarla, Quarticciolo resiste. La borgata sta cambiando volto e lo sta facendo insieme. Grazie alla collaborazione e le iniziative di ragazze e ragazzi del RedLab Quarticciolo, il 2 Ottobre 2016 è stata inaugurata la Palestra Popolare del quartiere, l’unica. Dai locali caldaie abbandonati del I lotto, dopo un anno di duro lavoro, del tutto autofinanziato, è nato uno spazio per la comunità costruito dalla comunità stessa, che ha deciso di non arrendersi.

Le necessità sono tante ma è un primo passo verso un spazio migliore in cui vivere. Affrontando le difficoltà comuni nel rispetto reciproco. La violenza, troppo spesso attrice tra queste strade, lascia la sua ingombrante presenza in nome di un spirito sportivo e solidale. L’attivazione personale, in nome della comunità, sta crescendo nonostante i malfunzionamenti, come dimostrato dalla manutenzione dei giardini dei lotti e della piazza, preoccupazione esclusivamente di chi li frequenta e non di chi dovrebbe occuparsene.

Dal 2015 nelle scuole medie di Via Pirotta e Via del Pergolato si è svolto il Laboratorio “Quarticciolo. Storia di una borgata” che si è occupato di far conoscere ai ragazzi le proprie radici, la storia del quartiere: il passato attraverso chi lo aveva vissuto. Infatti, insieme al Quadraro, Centocelle e Torpignattara, fu protagonista della Resistenza romana negli anni ’43-’45, contro l’occupazione tedesca. I ragazzi delle scuole, intervistando i testimoni diretti, hanno ricostruito un capitolo di storia romana, realizzando un documentario che raccontasse la nascita del quartiere e la Resistenza della Borgata. Ripercorrendone i luoghi, scoprendone i cambiamenti e costruendone la memoria. La popolazione era devastata dalla fame, dai rastrellamenti e dalla repressione. Le perquisizioni e le rappresaglie erano quotidiane nei mesi dell’occupazione tedesca, la risposta degli abitanti fu quella di organizzarsi in bande, Bandiera Rossa, che avevano come obiettivo quello di danneggiare il più possibile il nemico, assalendo i camion, facendoli deragliare e cercando di recuperare qualsiasi forma di sostentamento.

Una figura legata a questi anni e a queste strade è quella del Gobbo del Quarticciolo, il cui ricordo è ancora vivo nei residenti e nelle nuove generazioni. Al secolo Giuseppe Albano, di origini calabresi, non si unì a nessun gruppo politico organizzato ma si rese protagonista, insieme alla sua banda, di azioni di sabotaggio, soprattutto di treni tedeschi e di assalto ai forni, per distribuire poi alla gente affamata. La leggenda del Gobbo è stata combattuta al tempo con un’imponente caccia all’uomo, come lo spietato rastrellamento del Quadraro e negli anni offuscandone la memoria, riducendolo ad un mero ladruncolo di borgata. Il suo ricordo, però, è rimasto nelle menti di chi lo vedeva nelle strade distribuire la refurtiva. Un momento di coesione nella difficoltà della desolazione bellica. Dimostrazione che l’individualismo spietato in una circostanza già difficile non è l’unica possibile via da intraprendere. È una comunità che cerca di resistere, che crede che un futuro migliore sia possibile. Stanco di aspettare sta costruendo gli spazi che merita e che gli spettano. Per ora sta ottenendo i primi risultati ma è un processo lento che non deve essere costretto ad affrontare da solo.

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