Il bilancio delle elezioni europee

Dal 23 al 26 maggio si sono svolte nei Paesi UE le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. L’Italia ha votato il 26 maggio. Lega primo partito quasi ovunque, mentre il Movimento 5 Stelle tiene testa solamente al Sud. Il Partito Democratico riacquista consenso nelle città. Male Forza Italia, bene FdI. A livello europeo sono cambiati gli equilibri, ma non sono stati sconvolti.

Un resoconto europeo

Le recenti elezioni europee hanno avuto luogo in quello che forse è il periodo storico più travagliato per il continente dal dopoguerra. Il peso della Brexit, la forte soggezione mediatica di fronte alla costante propaganda euroscettica e la paura per la stabilità del progetto di unità europeo hanno fatto molto temere per queste elezioni.

Nonostante lo spauracchio di una possibile disaffezione nei riguardi delle tematiche del continente, i dati riguardo all’affluenza a livello europeo sono buoni. Rispetto alle elezioni del 2014, l’affluenza è passata dal 43,1% al 50,9% con picchi in Polonia, Romania, Spagna e Ungheria.

L’Italia ha registrato un trend al ribasso rispetto al passato. L’affluenza del 56,3% rappresenta il risultato più basso nella storia repubblicana del nostro Paese per una consultazione europea. A livello nazionale la partecipazione ha visto al primo posto le regioni del Centro-Nord, specialmente Lombardia e Piemonte.

L’affermazione della Lega

 Ciò che traspare dalle elezioni europee in Italia è senza ombra di dubbio il risultato della Lega di Matteo Salvini. Il  partito ha visto un netto incremento rispetto alle elezioni europee del 2014. Il dato emerso è la crescita esponenziale della Lega nell’area del Centro-Nord, ma anche al Sud pur essendo meno marcato rappresenta un buon risultato. La Lega assume quindi il connotato di un partito nazionale e non più delle sole regioni del Nord con una redistribuzione di voti praticamente omogenea su tutta la penisola. Il risultato ottenuto alle elezioni europee rende la Lega il primo partito  in Italia. Salvini il candidato più votato , con oltre 2 milioni di preferenze.

M5S deludente

Il Movimento 5 stelle esce sconfitto in questa consultazione europea. Il partito ha perso consensi rispetto alle precedenti elezioni del 2014 e anche guardando alle politiche del 2018. Era prevedibile che il partito di Di Maio avrebbe difficilmente replicato il risultato ottenuto nel 2018, ma nessuno si sarebbe aspettato un M5S al 17%. Questo è sicuramente il peggior risultato mai ottenuto da quando il Movimento ha fatto la sua comparsa. Resta però il primo partito in tutte le regioni del Sud, in Sicilia e nella città di Napoli.

PD al secondo posto

Inaspettato il risultato del Partito Democratico che riesce a raggiungere il 22,7% e a riprendersi dal deludente risultato ottenuto nel 2018. Per il partito di Zingaretti i dati positivi giungono dalle città. Il PD risulta da tempo avere la propria roccaforte nelle città più popolose e nei quartieri centrali e meno periferici. È il primo partito a Roma, Milano, Firenze, Genova e Cagliari. Primo partito solo nella Regione Toscana. Il dato emerso è che il PD si trova quindi nel mezzo del suo percorso di ripresa elettorale e riorganizzazione partitica.

Male Forza Italia, bene FdI

Si può dire che il Partito di Silvio Berlusconi possa accompagnare il M5S tra gli sconfitti di queste elezioni. Forza Italia ha quasi dimezzato i propri consensi rispetto alle europee del 2014 e al 2018. Cinque anni fa FI era riuscito a ottenere più di 4 milioni di voti, mentre il 26 maggio si è fermato al di sotto di 2 milioni. Nel centrodestra, Forza Italia ottiene un risultato (8,8%) decisamente sotto le aspettative, considerato che l’obiettivo dichiarato era di star sopra il 10%.

Al contrario è decisamente positivo il risultato per Fratelli d’Italia. Il Partito di Giorgia Meloni raddoppia il risultato delle precedenti europee e migliora quello, già buono delle Politiche 2018 arrivando al 6,5% in questa tornata elettorale europea. Il dato per regione mostra poi che questa crescita si è verificata in tutto il territorio nazionale, ma risulta più accentuata nelle Isole (da 3,3% a 7,3%) e al Sud (da 4,2% a 7,6%).

Consensi volatili

Dal risultato di queste elezioni emerge un dato importante. Per andare bene alle elezioni bisogna essere capaci di mobilitare i propri elettori. Questo è ciò che hanno fatto 3 partiti. Lega, PD e Fratelli d’Italia. Questi sono i partiti che sono riusciti a guadagnare consensi rispetto alle politiche del 2018.

Eppure ci si accorge anche di un altro elemento importante. Se si guarda alle precedenti elezioni europee e anche a quelle del 2018, si nota come il primo partito sia cambiato tutte e tre le volte. Questo dimostra la volatilità dei consensi e la disponibilità da parte degli italiani a cambiare il proprio comportamento durante il voto da una elezione all’altra e anche da un leader all’altro.

E adesso in Europa cosa cambierà?

Alla fine il terremoto in Europa non c’è stato. In 23 Stati su 28 gli alleati di Salvini non eleggeranno più di due deputati per ciascun Paese. Un buon risultato per i sovranisti rispetto a cinque anni fa, ma non sufficiente a dettare l’agenda in Europa. Il Parlamento cambia quindi volto, ma non troppo.

Pur essendo il primo partito in Italia il successo della Lega non basterà a Salvini per creare una maggioranza euroscettica all’interno del Parlamento europeo. Il punto di debolezza di Salvini in Europa è rappresentato dal fronte sovranista: non ha sfondato.

L’Afd ha interrotto la sua corsa in Germania fermandosi a 11 seggi. I fiamminghi del Vlaams belang hanno ottenuto un deciso exploit garantendosi 3 seggi, è controbilanciato dalla débâcle dell’olandese Geert Wilders, rimasto fuori dal Parlamento.  Altri 3 seggi li hanno ottenuti gli austriaci del Fpo.

Guardando ai gruppo politici storici all’interno del Parlamento, il Partito popolare europeo (PPE) perde alcuni seggi passando da 216 a 179 ma si riconferma comunque il gruppo politico più votato. Il secondo blocco è rappresentato dai Socialisti e democratici (S&D) con 150 seggi. Seguono i Democratici e Liberali per l’Europa (ALDE) che acquistano seggi passando da 69 a 107.

In crescita anche i Verdi che si aggiudicano 18 seggi in più, 14 seggi in più per i 5 Stelle e il Brexit Party (ex Efdd). In perdita, invece, i Conservatori e Riformisti europei che passano da 77 a 58 seggi e la Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica che perde 14 seggi. Altri 35 seggi sono per ora assegnati a non iscritti, neoletti o appartenenti a un gruppo registrato nella scorsa legislatura.

Qualsiasi alleanza si formerà, il Parlamento europeo vede la prevalenza di partiti europeisti. In generale si può affermare che il risultato delle elezioni europee non dovrebbe avere grosse ripercussioni a livello nazionale. I partiti che sono al governo continueranno a guidare il paese e gli altri a fare opposizione.

 

 

Andrea Molinari

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