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Itis Paolini

Immaginiamoci Galileo. Qualsiasi sia l’attimo che ci salta in mente, il grande scienziato viene ritratto sempre con la sua lunga barba con un’espressione profonda e avveduta. Ma Galileo è più di questo e Paolini lo rende molto più umano e vicino all’uomo comune. Riesce a compiere questo prodigio in un’atmosfera pedagogica e ludica allo stesso tempo. Paolini mantiene sempre attento il pubblico coinvolgendolo nello spettacolo con interazioni occasionali chiamando alla lettura “chi ha fatto lo scientifico” o cercando degli interventi dalla platea in un attimo di silenzio. Insomma stimola il pubblico al ragionamento precipuo di una mente scientifica come quella del personaggio che rappresenta.

Ma Galileo è una persona come tante e  ritrovandosi una mente acuta in un periodo di “circostanze difficili”, deve riuscire a districarsi al meglio dalle insidie della censura e dell’inquisizione. Galileo ci riesce a dispetto del suo collega Giordano Bruno che invece preferisce immolarsi pur di non abiurare le sue teorie. E così Paolini ci descrive un Galileo ”alternativo”  rispetto ai suoi contemporanei essendo un copernicano convinto in una società tolemaica guidata dalla Chiesa e quindi non ancora pronta alle sue scoperte. Ed ecco l’astuzia “politica” di Galileo estremamente moderno. Con i suoi scritti dice come la pensa cercando di accontentare tutti, soprattutto la Santa Inquisizione detentrice della censura dell’epoca. Ed è attraverso “Il dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” che Galilei opera la sua “rivoluzione” in campo scientifico e politico. Rivoluzione della terra intorno al sole e dell’uomo al centro del pensiero filosofico. Non più quindi una concezione teologica ma antropologica. Un ragionamento empirico che nel suo scritto è costretto ad affrontare in punta dei piedi. L’esperienza dell’abiura lo porta a scrivere un dialogo in cui si pone il confronto tra la teorizzazione aristotelica sostenuta dal personaggio Simplicio (lo pseudonimo di Aristotele che è già tutto un programma)  e quella tolemaica sostenuta da Salviati (suo amico dell’epoca). Il moderatore è un altro suo contemporaneo, Sagredo, personaggio chiave che fa apparire misurata quella che invece è un’opera di parte.

Galilei è quindi uno scienziato oculato ed  estremamente umano, conscio delle sue scoperte realizzate grazie all’uso della sua invenzione o, come fa notare Paolini, rivisitazione e perfezionamento del cannocchiale e conscio del fatto che la sua antesignana teoria spiazzerebbe il pensiero tradizionalista contemporaneo,  provocando stupore e sdegno nei coevi se non somministrata a piccole dosi. È forse anche per questo motivo che ripone i suoi scritti per 27 anni facendoli divulgare solo in prossimità della propria morte nel 1543.

L’altalenante cambio di epoche con descrizioni di realtà attuali e rappresentazioni di avvenimenti contemporanei allo scienziato pisano permettono di attualizzare le esperienze di Galileo. Divertenti sono i racconti di come Galilei riesca ad ottenere referenze ed una cattedra a Firenze mercanteggiando la sua invenzione, il cannocchiale, tra le invidie dei docenti universitari. Non mancano  raffronti con suoi coevi che fanno tutt’altro mestiere,  come Shakespeare e il suo Amleto, di cui Paolini fa un’interpretazione in dialetto veneziano.

Tornando ai banchi di scuola Paolini studia il ‘600, un’epoca a sua veduta non molto apprezzata rispetto al distante teocentrico Medioevo e al ‘700 con le sue sfumature eroiche. Eppure, secondo Paolini, nel ‘600 si gettano le basi per la modernità grazie al genio di Galileo, Keplero, Copernico, Campanella, Giordano Bruno. Ed è con queste parole che Paolini sottolinea  l’attualità del ‘600, facendo cenno ai tipici corsi e ricorsi storici: “Viviamo in un tempo in cui la magia è tornata a governare il presente e il futuro – conclude Marco Paolini – Sarà perché le leggi dell’economia – che ci toccano da vicino e nel portafoglio, nello stile di vita e nelle relazioni – non sono matematicamente perfette e contengono una componente di casualità molto rilevante. O forse semplicemente la ragione ha perso appeal. Sta di fatto che, 400 anni dopo la consacrazione della rivoluzione copernicana, tutti i giornali e le TV diffondono l’oroscopo che è costruito sulle stelle fisse dell’universo tolemaico”.

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