Oggi ha rischiato di morire nuovamente la democrazia. Quante volte è successo dall’inizio di questo esecutivo? Com’è possibile che gli italiani non facciano niente a riguardo? Ma la cosa più preoccupante è l’esistenza di alcune analogie con i preparativi fatti da Mussolini per  instaurare il fascismo.

La manifestazione del 29 in realtà è iniziata il 28 a partire dalle 22 con iniziativa del Popolo Viola. Hanno aderito inoltre: Fnsi, Cgil, Sel, Pd Roma, Idv, Fabbrica di Nichi (Roma), Fabbrica di Nichi (Bari) Federazione della Sinistra, Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza. In piazza Montecitorio è avvenuta una veglia notturna insieme a blogger, partiti e associazioni. “L’iniziativa – spiegano gli organizzatori – vuole essere di supporto e sostegno a tutti quei lavoratori che verranno messi in ginocchio dall’attuale manovra finanziaria a partire già da settembre. Scendiamo in piazza inoltre anche per ribadire il nostro no al ddl-intercettazioni, che è una legge inemendabile, perché intralcia le indagini dei giudici, mina alla sicurezza di tutti noi cittadini e vìola il diritto ad una libera e trasparente informazione, base di uno Stato democratico”. Dalle 16 del 29 in piazza sono intervenuti personaggi della politica come Di Pietro ma anche rappresentanti di sindacati. Tra questi il SAP sostenendo il fatto che il DDL 29 (legge bavaglio) è un blocco al libero svolgimento delle indagini riguardanti corruzione  e crimini di mafia. Alle 18.30 i manifestanti hanno effettuato una catena umana intorno alla piazza come simbolo e come richiesta di legalità. A metà pomeriggio è arrivata la notizia che si era ottenuto uno slittamento a settembre del DDL. Ma è una vittoria questa? Ed è dovuta alle poche persone che protestavano in piazza o più alla crisi che sta affrontando la maggioranza?

Il manuale del perfetto dittatore chiarisce che l’individuo aspirante al comando debba essere influente e con un ampio ascendente (sia ben chiaro che Mussolini ne possedeva  meno di Berlusconi prima di intraprendere la sua “carriera” di Duce) e debba essere eletto democraticamente in un periodo di grande crisi e di grandi cambiamenti.

Il secondo punto del manuale suggerisce di attaccare la libera stampa e la libera parola per divulgare al meglio esclusivamente il proprio credo e magari riuscire a coprire “fastidiose” beghe e grossolani fallimenti. Inoltre fondamentale è il controllo dei tre poteri dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario. La legge bavaglio è un ottimo sistema per averli tutti sotto la propria influenza.

Il terzo punto è il controllo dell’istruzione. Bisogna educare i giovani “balilla” esclusivamente alla propria dottrina. Quindi è necessario togliere fastidiose “falsità” storiche come la Resistenza dai testi scolastici e riformare la scuola  imponendo pesanti tagli all’intera istruzione pubblica incentivando quella privata per favorire al meglio la classe sociale  benestante che è  più utile a sostenere e sovvenzionare il regime.

Quarto punto. Il “rincoglionimento collettivo”. Un tempo c’erano i cinegiornali dell’Istituto Luce, ora c’è Mediaset e la rete pubblica con telegiornali come quello di Minzolini. Essenziale un po’ di sano reality e qualche fiction per sopprimere gli ultimi neuroni rimasti.

Quinto punto. Istigazione alla violenza da parte delle stesse istituzioni. In questo sono molto bravi quelli della Lega. Poi Berlusconi ci mette una pezza sopra denominando il suo “il partito dell’amore”.

Sembra quasi inutile ricordare i parallelismi fatti notare nel montaggio di immagini relative al passato dittatoriale e quelle riguardanti l’ultima manifestazione del PDL avvenuta a Roma il 20 marzo 2010. Le concitate frasi populiste declamate da Mussolini in piena dittatura, dal balcone di piazza Venezia, sono state adattate con la stessa intonazione da Silvio Berlusconi a piazza San Giovanni. Certo l’assembramento non era la stesso, ma il Cavaliere ha usato ogni sorta di artifizio per far sembrare le velleità di Verdini (sì Verdini quello indagato) il più vicine possibile alla verità (qualche migliaio di manifestanti contro il milione millantato). Ebbene anche Mussolini millantava uno “share” di ascolti radiofonici per quel tempo assai inverosimile, tenendo conto di quanti apparecchi radiofonici erano installati nelle case degli italiani.

Ma ad  oggi con questo palese attacco (e affondo) alla democrazia, più volte segnalato da fonti autorevoli internazionali, ONU compresa, si può affermare che la fine della libertà sia molto vicina. Quella libertà che i padri fondatori della Costituzione, ora  ripetutamente calpestata, faticarono tanto a difendere.

Ad ogni modo la causa di questo scempio non è solo l’artefice del danno ma anche chi non riesce a evitarlo. In primis, chi deve attribuirsi la colpa è il popolo che l’ha eletto democraticamente sapendo a cosa andava incontro. In secondo luogo gran parte della responsabilità va a un’apatica opposizione che non è minimamente propositiva e non riesce a dire altro che banalità senza, alla fine, riuscire a imporsi per migliorare la situazione. I movimenti iniziali delle camicie nere erano stati presi sotto gamba esattamente come lo sono in questo momento i movimenti del “partito dell’amore”.

Il duce quando decise di togliere potere al Partito Nazionale Fascista per rinforzare ancora di più il suo e dei suoi fedelissimi (tra cui quelli dell’Ovra) fece diventare segretario del partito il suo “fantoccio”: “uomo che respirava per ordine del Duce”, Starace. Arpinati gli fece notare che era un cretino e lui rispose “Sì ma è un cretino obbediente”. Questo rapporto tra duce e Starace non ricorda nessun tirapiedi di Berlusconi messo a capo di uno dei suoi telegiornali?

Giolitti è stato il primo a ritenere innocue le velleità dei fascisti, tanto da permettergli di entrare alla Camera e a riconoscerli come rappresentanza politica. Il re, Vittorio Emanuele, nella sua ben nota ignavia, il giorno della marcia su Roma fece ritirare lo stato d’assedio permettendo ai fascisti di entrare. Poco dopo fu immortalato mentre stringeva  la mano a Mussolini consegnandogli  le redini del governo. Nel corso di questa legislatura il presidente Napolitano ha più volte mostrato  un comportamento non troppo deciso facendo passare leggi di dubbia etica ma soprattutto di dubbia costituzionalità. Ma Napolitano è di pasta ben più dura della famiglia dei Savoia ed è  uomo di comprovata onestà. Pochi giorni fa ha mostrato  un atteggiamento molto deciso, in particolare per i vergognosi fatti che vedono coinvolti membri del PDL, alcuni giudici e uomini d’affari. Si tratta ovviamente del caso P3 che vede coinvolti gran parte dei membri della maggioranza in reati di ogni sorta.

La manifestazione del 29 luglio contro una legge tipica da regime fascista e contro una manovra anticrisi che neanche Mussolini nella sua inettitudine ebbe la capacità di concepire durante la crisi del ’29, è una debole risposta a un attacco di tale portata. La secessione dell’Aventino ha avuto esiti sterili e i partiti delle attuali opposizioni non si sono degnati neanche di una protesta di uguale risma. Certo una rivoluzione sarebbe esagerata ma bisognerebbe comunque prendere qualche esempio dai nostri cugini d’oltralpe che quando protestano spesso e volentieri ottengono quello che vogliono.

Claudio Palazzi
Direttore Responsabile INpressMAGAZINE

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