Jessie, Dolores e Rose: Stephen King e la violenza sulle donne

Tra il 1992 e il 1995 lo scrittore horror Stephen King fece pubblicare tre romanzi legati da una comune tematica, ovvero la violenza sulle donne. Si tratta di quella che viene a volte chiamata Trilogia delle Donne, composta da Il Gioco di Gerald, Dolores Claiborne e Rose Madder. I tre romanzi, tramite avvenimenti e contesti diversi, raccontano le storie di tre donne che si sono ribellate contro i soprusi subiti da uomini e hanno il loro riscatto. Nonostante questi romanzi siano stati scritti più di vent’anni fa, le tematiche che trattano sono più che mai attuali. A dimostrare la sempre presente sensibilità di King a tali tematiche è la presenza di altre due opere che le trattano, ovvero il romanzo Sleeping Beauties e la raccolta di racconti Notte Buia, Niente Stelle.

 

Jessie Mahout: la salvezza nei ricordi

L’incipit de Il Gioco di Gerald è piuttosto peculiare: la protagonista, Jessie, si lascia convincere dal marito Gerald a farsi ammanettare al letto per ravvivare la loro relazione, ormai spenta. Succede però un tragico imprevisto: Jessie ha una reazione piuttosto violenta e colpisce il marito, che muore per un infarto.

La maggior parte del romanzo è dedicata all’introspezione di Jessie, che si ritrova prigioniera in una casa isolata con il cadavere di suo marito, un cane randagio e, soprattutto, le sue voci interiori, assieme alle quali rivive la propria vita mentre attende la morte. Una di esse, che ha la voce di una sua ex compagna di college, spingerà Jessie a rievocare un doloroso episodio della sua infanzia che le offrirà un appiglio per liberarsi e sopravvivere.

Viene mostrato bene nelle prime pagine del libro il rapporto tra Jessie e Gerald, ricco avvocato narcisista, che quasi forza la moglie a farsi ammanettare al letto e ne ignora le proteste quando lei dice di aver cambiato idea, andando a toccare quella tematica tabù che è lo stupro coniugale e, più avanti nel romanzo, quella delle molestie sui minori.

L’introspezione di Jessie è molto profonda e immersiva, con tratti quasi onirici, rappresentati dagli episodi notturni in cui Jessie vede un’ombra dalla forma umana che la fissa da un angolo della stanza (ombra che introduce una sottotrama quasi orrorifica di cui non parliamo per evitare spoiler). Dal romanzo è stato tratto un film originale Netflix diretto da Mike Flanagan.

Dolores Claiborne: anatomia del padre-padrone

La struttura narrativa di Dolores Claiborne è diversa rispetto a quella degli altri due romanzi. Il libro è infatti un unico monologo senza interruzioni della protagonista, che a sessantacinque anni davanti a due poliziotti deve difendersi dall’accusa di aver ucciso Vera Donovan, che era sua datrice di lavoro da quasi quarant’anni. L’accusa rivolta a Dolores è però quasi solo un pretesto, in quanto la donna finirà per raccontare tutta la sua vita e in particolare il vero fulcro del romanzo, ovvero il rapporto tra Dolores e suo marito Joe, e la verità che si cela dietro la morte di quest’ultimo.

La vicenda è prevalentemente nell’ambiente operaio del Maine degli anni Sessanta: Dolores è una donna che ha lavorato fin da giovanissima e non nasconde la propria ignoranza. In questo romanzo è centrale la tematica degli abusi in famiglia, sia fisici che psicologici. Dolores, nonostante sia una donna forte, accetta la prepotenza del marito Joe (e, fino ad un certo punto, anche le violenze fisiche) su se stessa e sui loro figli perché nella sua famiglia di origine era così che funzionava, per lei è la normalità. E’ difficile parlare di questo romanzo senza raccontarne la trama nei dettagli, ma si può dire che circa a metà romanzo emerge un episodio che segnerà la fine della tolleranza di Dolores e cambierà completamente le cose.

Una tematica secondaria ma interessante è quella della solidarietà fra donne, indagata in uno splendido dialogo tra Dolores e Vera Donovan, in cui quest’ultima suggerisce in maniera velata a Dolores come risolvere il suo problema con Joe e critica l’atteggiamento prevaricatore usato da certi mariti. Viene trattato brevemente anche il tema della dipendenza economica.

Anche da questo libro è stato tratto un film, diretto da Taylor Hackford, che presenta parecchie differenze con il libro e taglia molte parti, pur mantenendo le vicende centrali.

Rose McClendon: fuga e vendetta di una vittima

Rose Madder è l’ultimo dei tre romanzi e probabilmente quello più crudo a livello grafico. La vicenda inizia con la fuga di Rose in un’altra città dopo quattordici anni di matrimonio segnati da costanti violenze fisiche, sessuali e psicologiche subite dal sadico marito Norman, poliziotto. Il prologo, in particolare, ci mostra l’episodio in cui Rose subisce un aborto dopo essere stata picchiata dal marito perché stava leggendo un libro anziché occuparsi della casa. La fuga di Rose avviene però nove anni dopo tale episodio, mostrando come per le vittime di violenza domestica sia difficile fuggire.

Norman tiene Rose in una prigionia totale: non le permette di lavorare, non le fa avere amicizie, l’ha isolata dalla propria famiglia d’origine e dal mondo esterno. Rose non può nemmeno uscire di mattina a fare una semplice passeggiata perché, come le è stato di fatto imposto dal marito, di mattina deve dedicarsi alle pulizie e solo il pomeriggio può uscire, e solo per fare la spesa (con il denaro di suo marito, che non le permette di averne di proprio).

Dei tre romanzi, Rose Madder è quello che indaga più a fondo nella psicologia di una donna vittima di un marito violento. Viene esaminato tramite i pensieri di Rose il rapporto malato con il marito, che l’ha spinta a sopportare violenze di ogni tipo per quattordici anni, in una vera e propria autopsia della relazione abusiva.

Rose, arrivata in un’altra città e con Norman che ha subito iniziato a darle la caccia, viene accolta da un’associazione che aiuta donne in difficoltà che la aiuta a crearsi una nuova vita, con una casa propria e un lavoro. Ma soprattutto Rose acquista un misterioso quadro che raffigura un paesaggio e una donna bionda di spalle, quadro che aprirà la seconda metà della storia dandole la piega sovrannaturale tipica di molti romanzi di Stephen King.

Sono presenti qui molti riferimenti al mito greco: il Labirinto di Creta, il Minotauro ma soprattutto le Erinni, dee della vendetta. Ed è la vendetta la tematica dell’ultima parte del libro: la vendetta di Norman che vuole uccidere Rose e le dà la caccia lasciandosi dietro una scia di sangue e, soprattutto, la vendetta di Rose, che grazie alle esperienze (a metà tra il reale e l’onirico) date dal quadro ha trovato la propria forza interiore ed è pronta ad affrontare suo marito non più come vittima, ma come vendicatrice di se stessa.

Da questo libro non è stato tratto per ora alcun film.

Valeria Di Tacchio

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