Chi ha paura dei vaccini?

Risale al giugno scorso la notizia della bambina di undici anni di Verona che, dopo essersi graffiata in seguito ad una caduta, è stata ricoverata in ospedale per aver contratto il tetano, una malattia che si riteneva rimasta nel passato e contro la quale esiste da molto tempo un efficace vaccino, che la bambina non aveva.

E’ solo la più eclatante di molte conseguenze di un nuovo atteggiamento che si è diffuso negli ultimi anni fra i genitori. Un atteggiamento che guarda con sospetto chiunque abbia studiato o si sia laureato, ma soprattutto guarda con sospetto i medici e i vaccini.

Alle origini dell’antivaccinismo

La persona che ha scatenato in principio l’antivaccinismo fu il medico britannico Andrew Wakefield. Nel 1998 pubblicò, con altri medici, uno studio che sosteneva il legame tra vaccini e autismo, basandosi su di un campione di dodici pazienti.

Risultò poi che i dati erano stati manipolati da Wakefield stesso e lo studio fu per questo ritirato. Nel 2004 venne alle luce che i dati erano stati manipolati dietro finanziamento di avvocati, che volevano usare il presunto collegamento tra vaccini e autismo per fare causa alle industrie farmaceutiche.

Una vera e propria truffa, insomma, che ha fatto però leva sulla paura dei genitori scatenando un’onda lunga di antivaccinismo che si è protratta fino ai giorni nostri, portando molti genitori a falsificare i libretti vaccinali dei propri figli, con grande rischio per i bambini che per vari motivi non possono vaccinarsi.

Il più grande spauracchio è quello dell’autismo, che sarebbe appunto causato dai vaccini. Negli Stati Uniti, ma non solo, i genitori cosiddetti no-vax organizzano i “morbillo party”, ovvero eventi in cui far ammalare di proposito i propri figli per far sviluppare loro gli anticorpi alla malattia, ignorando il rischio di mortalità che il morbillo porta.

Vaccini e autismo

Fermo restando che le vere cause dell’autismo sono tuttora sconosciute (anche se si ritiene abbiano natura genetica), è vero che le diagnosi di autismo sono in aumento.

Ma non è di certo a causa dei vaccini, bensì di una maggior attenzione rivolta all’autismo: gli strumenti medici sono migliorati e quindi si possono riconoscere anche quei casi che fino a qualche anno fa passavano inosservati.

Inoltre è bene precisare che l’autismo non è una singola malattia, ma include uno spettro di sintomi (infatti ora si preferisce la definizione “disturbi dello spettro autistico”) e spesso viene diagnosticato l’autismo anche in casi in cui è assente. Più volte gli studi hanno smentito la relazione tra vaccini e autismo, ma questo non è bastato a rassicurare molti genitori.

L’importanza di vaccinarsi

Il vaiolo è stato per secoli una delle malattie più temute, con tasso di mortalità pari al 30% e che lasciava chi sopravviveva sfigurato da caratteristiche cicatrici. Per fortuna è stato debellato ufficialmente nel 1980, grazie ai vaccini.

Un’altra terribile malattia sconfitta grazie ai vaccini è la poliomielite, che costringeva spesso chi ne veniva colpito a vivere in (oggi obsoleti) polmoni d’acciaio.

E oltre a queste malattie altre come la tubercolosi, che nel 1800 mieteva migliaia di vittime e venne immortalata da romanzi celebri come La signora delle camelie di Dumas. O come il tetano, che ha tassi di mortalità che a volte toccano l’80%. E tante altre malattie meno gravi come il morbillo, la rosolia, la parotite, oggi tutte evitabili grazie ai vaccini.

Sono passati duecentosettanta anni dalla nascita di Edward Jenner, il medico britannico che inventò il primo vaccino, quello contro il vaiolo, e che diede la nascita all’immunizzazione. Nel corso di questi quasi tre secoli molte malattie che un tempo erano fatali adesso sono debellate o molto ridotte, grazie ai vaccini.

L’efficacia di questi farmaci è indiscutibile, i rischi a confronto sono minimi. Perché rischiare la salute, in alcuni casi addirittura la vita, dei propri figli per delle ipotesi smentite dalle ricerche di tutto il mondo? Stiamo attraversando una fase in cui l’opinione dei medici sembra valere meno di quella di un genitore che si informa su Internet e, per quanto la disperazione sia degna di ogni rispetto, si dovrebbe fare qualcosa per restituire ai medici quella fiducia di cui un tempo godevano.

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