In una Roma saccheggiata e relegata a teatrum belli, il senso di sconfitta pervade gli indignati. La manifestazione, accolta come l’arrivo del nuovo che avanza, avrebbe dovuto catalizzare la spinta al rinnovamento internazionale -“united for global change”- e invece si è tramutata ben presto in una cieca battaglia campale. Nel corteo, partito da piazza Esedra alle 14.00, si è avvertita immediatamente la tensione allorquando sono comparsi piccoli gruppi di manifestanti, vestiti completamente di nero ed a volto coperto, che inneggiavano alla violenza con striscioni come: “Pianta grane e non tende” e “Tira le pietre non la cinghia”. Accanto a questi, un nutrito gruppo di infiltrati incappucciati ha raggiunto la testa al corteo, nonostante i numerosi tentativi dei manifestanti di isolare la minoranza violenta, chiedendo di sfilare a volto scoperto e bloccando alcune azioni teppiste. Ben presto la degenerazione: gli incendi e le devastazioni dei “black block” hanno spezzato il corteo e impedito la manifestazione pacifica, mentre l’arrivo delle forze dell’ordine ha dato inizio ad una guerrilla urbana. La polizia, inizialmente impegnata a contrastare gli infiltrati, si è poi rivolta contro i manifestanti pacifici -tra cui anziani, bambini e disabili- con cariche e lanci di lacrimogeni. A nulla è valso l’invito dei rappresentanti dei Cobas e di altri partiti politici a non caricare gli spezzoni pacifici del corteo, che invece è stato accerchiato in piazza San Giovanni e sottoposto a manganelli, idranti e gas lacrimogeni. Ad aiutare i manifestanti, schiacciati in una nube di gas, sono intervenuti i sacerdoti della basilica di San Giovanni, aprendo i cancelli dell’Università Pontificia, e mettendo a riparo i dimostranti. Nelle vie laterali intanto, gruppi di infiltrati hanno creato barricate, per prepararsi ad una battaglia che durerà ancora molto. Ai Draghi ribelli, come si sono definiti gli indignati romani, è stato quindi impedito di continuare la protesta pacifica e di apportare contenuti positivi e di cambiamento, zittiti da una minoranza violenta e schiacciati dalla repressione delle forze dell’ordine. In piazza San Giovanni intanto, mentre continuano gli scontri, è appena crollato il grande manifesto che recitava “Il fine non giustifica i mezzi”.

Martina Paone

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