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Paura di governare

Duri e puri. Così Grillo vuole siano i suoi “adepti”. Ma allo stesso tempo non ci pensa proprio a governare e a prendersi le proprie responsabilità. Diciamocelo: questo 25% di consenso nessuno se lo aspettava, né i grillini, né l’opposizione. Ma adesso più di 8 milioni e mezzo di elettori hanno votato il Movimento 5 Stelle e molti di loro hanno compiuto questa scelta non solo con il fine di ostentare una rimostranza indirizzata alla vecchia classe dirigente di partito. Certo un cambiamento è fondamentale, ma non basta perché gli italiani escano dalla crisi. Le aziende continuano a chiudere con la media di una l’ora, il popolo è allo stremo: i servizi di quotidiani, riviste e talk show ritraggono un’Italia da incubo. Persone che fino a due anni fa vivevano con un lavoro da dipendente e una famiglia ora si ritrovano a chiedere l’elemosina e a dormire alla stazione. Loro sono tra i più “fortunati”, perché gli altri si suicidano. La situazione è stata sottovalutata da tutti, italiani compresi ed una parte di loro ne sta pagando le conseguenze in prima persona. Ma c’è una differenza sostanziale di cui tenere conto: i cittadini con i problemi citati svolgevano un lavoro che non prevedeva di pronosticare, arginare e affrontare la più devastante crisi economica dal ‘29, mentre chi l’ha sottovalutata è stata la classe politica il cui lavoro è proprio quello di evitare che la depressione si manifesti.

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Comunque la storia non si fa con i se e con i ma, è arrivato il momento di agire perché la disoccupazione sta letteralmente uccidendo gli italiani. Quindi non saranno le ostruzioni alla formazione di un governo e ribadire che c’è un programma da attuare a risolvere la situazione. Lo sanno tutti che c’è un programma da attuare, ma fino a quando la situazione di ingovernabilità e di assenza di un nuovo esecutivo persisteranno, la realizzazione delle proposte di ogni forza politica saranno inapplicabili. Dopo due mesi dalle elezioni non è stato prodotto niente se non la rosa di nomi per l’elezione del Presidente della Repubblica. Non si deve assolutamente prescindere dalla nomina del Capo dello Stato, ma la sua scelta non può essere l’unico accordo che si stabilisce dopo le elezioni.

L’esperienza (poca nel caso dei grillini) insegna: il Movimento 5 Stelle sta cominciando a sperimentare le prime difficoltà della conduzione della macchina statale e più in generale della Pubblica Amministrazione. Pizzarotti lo sa bene: non è riuscito a Parma (poco più di 150 mila abitanti) a mantenere tutte le promesse fatte e anzi l’austerità nella provincia  emiliana è aumentata. Come riuscirà il M5s a governare in un Paese di 60 milioni di abitanti con problemi ben più complessi di un piccolo Comune? Il Movimento 5 Stelle ha rivelato la sua vera essenza che non ha niente a che vedere con l’indiscutibile successo conseguito in Sicilia, poiché nell’isola esiste un’Amministrazione Pubblica che riesce a lavorare con la collaborazione delle maggiori forze politiche che sono state elette insieme al M5s. In Sicilia il “governo” c’è. In Sicilia Crocetta esiste ed è stato votato. Invece a livello nazionale la pretesa è che non ci debba essere un esecutivo e non debba essere nominato un Presidente del Consiglio. Non va bene Bersani? Perfetto allora occorre un altro nome, ma che venga fatto. Subito.

Grillo ha compreso il “pericolo” di governare e di prendersi delle responsabilità, quindi sta provando qualsiasi stratagemma al fine di perdere gran parte dei voti ottenuti. In questo modo alle prossime elezioni potrebbe prendere un 10-15% costituito dai soli “duri e puri” che servirebbe al suo scopo: fare esperienza per poter in futuro ambire a qualcosa che al giorno d’oggi per il M5s è ingestibile; far passare intanto la crisi; avere comunque un numero consistente di rappresentanti per tenere d’occhio i parlamentari delle altre fazioni. A dire il vero questa possibilità non è neanche male, data la situazione prospettata dalla classe dirigente attuale.

Grillo in una dichiarazione a affermato:” Volete alleanza M5s-Pd? Avete sbagliato a votarci”, ma dare la fiducia a un governo (anche che sia di Bersani) non significherebbe fare nessun tipo di alleanza. Il voto di fiducia servirebbe solo a sbloccare una situazione di stallo che un Paese in disfacimento come l’Italia non può permettersi.  Una volta formato il governo, si sarebbe potuto votare a favore o contro i disegni di legge proposti dalle varie forze politiche e nel caso non si fosse riusciti a raggiungere dei risultati, dimostrare l’inesistenza di una maggioranza e far cadere il governo andando nuovamente al voto. I grillini invece, orgogliosi di aver umiliato Bersani (e ci voleva tanto?) nel faccia a faccia tra il Segretario, Crimi e Lombardi, non hanno pensato affatto al nome di un Premier di loro gradimento. No. Per loro c’è solo il programma. Giustissimo, ma allora dimostrino di essere capaci di applicarlo con l’attuale tripolarismo caratterizzato da nessuna maggioranza e nessun esecutivo.

8 punti. Questa invece è la nuova moda lanciata dalle vecchie forze politiche che cercano voti nelle prossime (imminenti?) elezioni. Punti che hanno gran parte in comune sia a destra che a sinistra a detta dei due schieramenti, ma che analizzati in profondità sono sostanzialmente diversi, quindi inapplicabili senza maggioranza. Ovviamente un governissimo non è fattibile per il PD, lo porterebbe a morte certa. Nessun inciucio sarebbe ben visto dagli elettori di sinistra. Questo Bersani lo sa e fa bene a tenere duro. L’unica soluzione è uno sblocco da parte del M5s e l’analisi punto per punto (esattamente quello che dovrebbe “volere” Grillo) delle proposte che hanno progettato le due forze politiche. Eppure ecco che Renzi, Franceschini e (ovviamente) D’Alema ritengono doverosa l’apertura al PDL. E ricomincia il solito “tutti contro tutti” all’interno del PD con in primo piano le frecciate tra Bersani e Renzi. Intanto la Lega secessionista sta optando, per una volta, a dividere non l’Italia, ma il partito stesso e a suon di sganassoni.

Il povero Napolitano prima di finire il proprio mandato ha dovuto inventarsi i “10 saggi”, del cui intervento lo stesso Onida (uno dei saggi) ha ammesso pubblicamente, a sua insaputa, l’inutilità. Insomma nonostante la discesa in campo di nuove forze politiche e “non”, le promesse continuano a non essere mantenute e il gioco politico continua ad essere preminente senza tenere conto dei bisogni veri degli italiani. La novità (M5s) delude profondamente e la vecchia classe politica che tenta, con fatica, di rinnovarsi continua anch’essa a disattendere. Ma l’Europa, il mondo e la crisi non aspettano.

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