Occupazione ribelle

11 11 ‘11. Potrebbe divenire una data simbolica. Potrebbe essere il palindromo che scuoterà il mondo. Potrebbe essere ricordato come il giorno dell’”Occupazione Globale”: “Occupyeverything”. La mobilitazione è stata lanciata dal movimento USA “Occupy Wallstreet” e raccolta in tutti gli angoli del globo.

Non è la prima volta che dei movimenti nati negli Stati Uniti abbiano un eco internazionale e  contribuiscano a cambiare la storia. Esempi come “Le Pantere Nere” negli anni sessanta sino ad arrivare ai “No Global” del 2000 potrebbero essere calzanti.

Cambiare la storia, questo è l’obiettino che il movimento  auspica  realizzare. E con questo cambiare le attuali regole che disciplinano l’economia internazionale. Secondo uno studio condotto dal World Institute ofor Development Economics Research delle Nazioni Unite  il 2% della popolazione adulta del mondo possiede oltre la metà di tutta la ricchezza mondiale. L’intera popolazione mondiale da pochi giorni ha raggiunto i  7 miliardi e,  considerando che la maggior parte della prole appartiene a famiglie povere del terzo mondo, le cifre riguardanti la stima di individui facenti parte della classe povera sono esorbitanti.

Il mondo è quindi malato. Malato di un morbo quasi incurabile nella natura umana che è quello della cupidigia. Come spiegare altrimenti la causa della sbilanciata redistribuzione della ricchezza? Ovviamente le istituzioni e le organizzazioni internazionali, che rappresentano tutti i cittadini, non possono non soffrire della medesima patologia. Il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e la Banca Mondiale sono tre organizzazioni economiche internazionali che hanno mostrato una politica fallimentare verso i Paesi del terzo mondo rendendoli ancora più poveri aumentando il loro debito e facendoli diventare una sorta di neo-colonie alla mercé delle multinazionali. Ma hanno fallito anche con i Paesi sviluppati non riuscendo a trovare la giusta “ricetta” per evitare la peggiore crisi dopo il ’29.

L’11 novembre, a Roma, gli studenti, sfidando la nuova normativa del sindaco di Roma Alemanno che vieta di manifestare in luogo pubblico, hanno chiamato in causa i responsabili della crisi italiana e mondiale: “i governi liberisti, le istituzioni globali, gli istituti finanziari e le multinazionali. Perché l’Fmi e la Bce non possono decidere sulle nostre vite. Perché è necessario un movimento di milioni di persone per un cambiamento globale, per fermare banche e governi “, rilanciano i draghi ribelli e chiariscono cosa ne pensano del dopo Berlusconi, di governi tecnici e governi  di unità nazionale Anche se stiamo preparando le danze per la caduta di Berlusconi e la sua cricca, la nostra lotta non si fermerà perché non abbiamo governi amici – tantomeno se tecnici, commissariati o di larghe intese: “Se cade il governo, se cade Tremonti, se arriva Monti o Montezemolo. Sarà sempre il 99% a pagare la crisi. Per questo occupiamo lo spazio di comunicazione dell’economia e della finanza e costruiamo un’altra uscita dalla crisi. Andiamo a cercare la ricchezza dove sta. In Italia c’è un tesoro nascosto nelle tasche dell’1%. Quella ricchezza appartiene al 99%, perché il 99% l’ha creata. È ora di dividere la “ grana”! È ora che i governi obbediscano alla volontà di milioni di cittadini e non a banche, ricchi imprenditori e speculatori”. Purtroppo condividendo o meno l’ideologia dei Draghi Ribelli l’epilogo della protesta è stato deludente. Ragazzi indifesi sono stati bloccati per ore in via Fani, tenuti “in ostaggio” da forze dell’ordine (anch’esse palesemente infastidite per gli ordini ricevuti) che rilasciavano solo chi consegnava il proprio documento facendosi registrare per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata.

Lo scopo della protesta internazionale, anche se interpretata in modo diverso dalle diverse organizzazioni, aveva un minimo comune denominatore: quello di manifestare contro ogni forma di plutocrazia che caratterizza gran parete delle istituzioni. La richiesta è di non avere al potere imprenditori e politici corrotti, chi insomma abbia qualsiasi tipo di conflitto di interessi. Le nuove generazioni (e non solo loro) vogliono una rappresentanza politica che faccia pagare la crisi a coloro che l’hanno creata e che garantisca un reddito e un lavoro per tutti riducendo il divario di benessere che si è creato in ogni angolo del pianeta.

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