Domenica 30 aprile si sono svolte le elezioni primarie del principale partito del centrosinistra italiano: il Partito Democratico. A contendersi il ruolo di segretario nazionale concorrevano l’ex premier Matteo Renzi, il governatore della Puglia Michele Emiliano e il guardasigilli Andrea Orlando.

Da quanto emerso dai dati, Matteo Renzi ha ottenuto la schiacciante vittoria del 70,01% dei voti, seguito dal 19,5% raggiunto da Orlando e dal 10,49% del governatore Emiliano. I dati sembrerebbero però incerti secondo quanto contestato dal comitato di Andrea Orlando, che avrebbe conseguito il 22,2% mentre l’ex premier il 68% delle votazioni.

La netta vittoria di Matteo Renzi resta comunque innegabile e da “nuovo” segretario PD può contare sul vasto consenso dell’elettorato del suo partito. Secondo i dati raccolti sono quasi 2 milioni i militanti recatisi alle urne ed è di fatto con i cittadini che Renzi ha voglia di fare una grande coalizione. Nelle dichiarazioni seguite ai risultati della votazione ha chiaramente espresso di non voler cooperare con “partiti che non rappresentano nemmeno se stessi”, probabilmente riferendosi alla scissione avvenuta nel febbraio scorso all’interno del PD, quando l’ex segretario Pier Luigi Bersani assieme a personalità politiche quali l’ex Presidente del Consiglio d’Alema, il presidente della Toscana Enrico Rossi e l’ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza, hanno dato vita all’Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista.

Renzi è comunque lontano dal passato e dallo scorso 4 dicembre, data che lo vide sconfitto e che lo portò a dimettersi dal suo incarico di Presidente del Consiglio. Nelle sue dichiarazioni il nuovo segretario ha infatti detto di voler guardare solo al futuro, ammettendo di voler un nuovo inizio, non una rivincita. “Inizia una storia totalmente nuova” afferma Matteo Renzi, ma questa nuova “avventura” non può aggirare i vecchi ed ancora esistenti problemi della politica italiana, priva di una legge elettorale che garantisca una buona governabilità.

È indubbia la soddisfazione che ad oggi Renzi possa provare per aver riaffermato la sua leadership e allo stesso tempo è innegabile la rassicurazione che questo esito ha dato all’attuale premier Gentiloni, governo con cui il nuovo segretario vuole assolutamente collaborare. Anche il ministro della giustizia Andrea Orlando e Michele Emiliano si sono dichiarati pronti a sostenere la lotta contro la destra e la rinascita del centro sinistra. Ma se Renzi ne è uscito più forte di prima, lo stesso non si può dire del Partito Democratico: la volontà di tutti i suoi rappresentanti è per l’appunto quella di restituire forza al loro partito affinché rientri in gioco più coeso di prima. Il calo di elettori votanti alle primarie rispetto agli anni precedenti è stato, difatti, giustificato anche con le fratture interne succitate. L’ex premier e nuovo segretario si è ritenuto comunque soddisfatto dell’affluenza conseguita, nonostante qualche piccolo inconveniente abbia portato all’annullamento dei voti espressi a Cariati, Nardò e Gela, rispettivamente in provincia di Cosenza, Lecce e Caltanissetta.

Matteo Renzi ha scommesso su se stesso e si dice pronto a ricominciare, ma è certo che insieme a lui sarà tutto il sistema politico a dover riflettere sulle prossime mosse da fare, augurandoci sempre, che siano tutti consapevoli del fatto che in questo “gioco politico” sono i cittadini a dover vincere.

 

 

 

 

 

Erica Savelloni

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