Potrebbe sembrare paradossale ma l’identità europea per come noi la conosciamo al giorno d’oggi trova i suoi prodromi anche in virtù dell’esistenza del fiume Reno. Stando bene attenti a non cedere a letture riduttive, a non farsi irretire dal determinismo geografico più puro e semplice è innegabile che lungo le sponde di questo fiume nasce qualcosa di unico e indecifrabile. Nell’Europa odierna i campioni nazionali che guidano le sorti dell’Unione sono senz’ombra di dubbio la Francia e la Germania. Cosa ancor più vera a seguito della fuoriuscita del Regno Unito.

Due paesi naturalmente inclini alla leadership della UE, i quali tuttavia perseguono strategie in tal senso diametralmente opposte. La Germania, che insinua la sua influenza nei vari gangli delle istituzioni europee servendosi del suo strapotere industriale ed economico, ha da tempo abbandonato ogni velleità bellicista. Per contro la Francia fa dell’orgoglio nazionale e della sua capacità di proiezione militare il pilastro che la legittimerebbe ad essere la potenza di riferimento.

Due paradigmi antitetici

Al di là delle diversità di questi stati nazione il Reno separa il mondo europeo per altri importanti motivi. Ad ovest troviamo una realtà permeata dalla cultura latina, improntata sul cattolicesimo e con spiccata vocazione marittima. A oriente, specie nel nord, invece, il dominio romano non si consolidò mai, il cattolicesimo fu pesantemente messo in discussione dalla rivoluzione luterana e fin da subito ci si proiettò verso una visione continentale. Stante ciò il Reno dovrebbe rappresentare un “limes” a dividere due modelli alternativi. In effetti così è stato per secoli. Oggi ,a ben guardare, le cose appaiono diverse.

Frontiera ultima del dominio romano dai tempi di Augusto fino alla caduta dell’impero d’occidente, questo corso d’acqua diviene zona nevralgica delle grandi migrazioni di popoli durante l’alto medioevo e culla del Regno Franco. Da qui la progressiva diversificazione di due culture che daranno origine a quella francese da un lato e a quella tedesca dall’altro. Teatro di incalcolabili battaglie tra i due mondi che si affacciano su di esso, il Reno ha finito per caricarsi di significati simbolici tanto da una parte quando dall’altra.

Il flusso della storia

Padre di una nazione, limes dell’impero, luogo carico di misticismo. Nel corso della storia il fiume Reno sembra colorarsi di significati sempre diversi. Un fiume dai mille volti che ieri, come oggi, ricopre sullo scacchiere europeo un ruolo di primo piano, non diversamente dal suo compagno Danubio. A ritmo intermittente il suo corso divide e unisce, assistendo alla storia e alla definizione di un’idea a noi familiare: l’Europa.

Finora abbiamo posto l’attenzione sulle grandi protagoniste europee, la Francia e la Germania. Il fiume Reno tuttavia attraversa i confini di ben sei altri paesi, non meno rilevanti dal punto di vista storico. I confini sono mutati nel corso dei millenni, e territori che ora sembrano tenere un basso profilo, hanno un tempo avuto un peso massiccio sul piano internazionale. Se in epoca romana il fiume Reno costituiva la linea oltre la quale le forze imperiali decisero di non spingersi, almeno fisicamente, in un momento diverso della storia questo divenne il cuore e l’arteria di un’entità politica di primaria importanza: il Sacro romano Impero.

Una ricostruzione lontana da trappole 

Di primo acchito risulta meno faticoso guardare agli eventi storici con gli occhi del presente, cedendo spesso alle analisi più bislacche. E’ qui che il pericolo dell’anacronismo fa capolino. Nel XIX secolo più che mai si commise l’errore marchiano di filtrare il passato, decostruendo e manipolando le vicende storiche con il fine di alimentare un forte sentimento nazionalista.
Dunque, sarà utile ripercorrere gli step fondamentali di questo impervio percorso che dall’antichità ci conducono allo scenario attuale, tentando di evitare inutili distrazioni strumentali.

Un confine poroso

Il concetto di limes romano sarà noto ai più: confine difensivo, barriera, frontiera. Insomma, un qualcosa che divide. In parte è vero. Il fiume Reno in epoca romana definì il confine nord del limes imperiale a separare due concezioni diverse. Dal fronte sud e ovest del Reno i latini osservavano il mondo germanico con sospetto, con timore.

A raccontarcelo per primo è Cesare tra le pagine del suo De Bello Gallico che con tono quasi sprezzante descrive i cosiddetti “barbari” come gente rozza, dall’indole bellicosa, incivile. Da un’ottica squisitamente latina, “rozzo” era colui che si distanziava dall’impostazione greco-italica, considerata superiore sul piano tecnologico, strategico e culturale. Pur evidenziando delle differenze lapalissiane tra due modelli, concepire il limes romano come un muro geografico risulta fuorviante.

Il limes era il tratto oltre il quale l’elemento romano decideva deliberatamente, per ragioni pratiche, di non oltrepassare. Difatti l’influenza del potere imperiale non si esauriva al di là del confine in virtù di un mancato dispiegamento fisico dei soldati. Pur essendo fuori dal diretto controllo di Roma, sorgevano regni e territori amministrati da figure vicine al senato, che dunque fungevano da filo conduttore e stati cuscinetto.

La nascita dell’Europa

Nonostante i tentativi di spostare il limes renano più a est, dopo la disfatta di Teutoburgo ( 9 d.C.), il Reno rimase lo spartiacque tra latini e germani. Fu però con la dissoluzione dell’impero romano d’Occidente e con il conseguente attraversamento del confine da parte delle tribù germaniche che il Reno si trasformò in una costola prima del regno franco, poi dell’impero carolingio. La spartizione dei territori di quest’ultimo per effetto del trattato di Verdun dell’843 sancì che un tratto significativo del fiume dovesse costituire parte della Lotaringia, area affidata al figlio di Carlo Magno, Lotario.

Fu proprio la dinastia carolingia a rappresentare il mito fondante del futuro stato di Francia.
Carlo il Calvo, anacronistico eroe risorgimentale, erede di Carlo Magno, fu designato fondatore della nazione francese, così come il fratello Ludovico il Germanico di quella tedesca. Questi difesero i loro popoli dalla potenza accentratrice di Lotario I.

Una prima distinzione

In questo senso, appare emblematico l’incontro che ebbe luogo a seguito della mitica battaglia di Fontenoy (841), conflitto che determinò la sconfitta di Lotario per mano dei suoi fratelli. I giuramenti durante l’incontro si scambiarono in lingua romanza e germanica, ciò corroborò le tesi della storiografia nazionalista dell’Ottocento volte a dimostrare l’utilizzo di due idiomi differenti come testimonianza di una primissima differenziazione nazionale tedesca e francese.

L’assetto sembrava definitivo, eppure qualche anno dopo le sorti del Reno erano di nuovo pronte a cambiare rotta. Il fiume tornò presto, con il riproporsi del Sacro romano Impero, ad assumere ruolo di asse centrale. Gli eventi che si susseguirono da questo momento spostarono tuttavia il centro di gravità imperiale verso est, causando il disfacimento politico lungo il Reno.

Un conflitto interminabile

Com’è noto, le sponde del fiume sono state oggetto di rivendicazioni dal sapore ideologico, teatro di conflitti efferati sobillati da velleità revansciste. Rimanendo zona di forte instabilità per tutto il basso Medioevo, il Reno non smise mai di produrre storia. Le vicende medievali gettano le basi per un’ostilità durata secoli e che coinvolse le due anime d’Europa.

Rivalità che sfociarono nell’età moderna. Alle tensioni franco-asburgiche seguì la guerra dei Trent’anni ( 1618-1648), dalla quale scaturì la separazione finale delle foci del Reno e della zona del delta dalla Germania, e successivamente l’avanzata della Francia di Luigi XIV attraverso l’acquisizione dell’Alsazia. Un’inimicizia prima franco-asburgica, poi franco-prussiana e infine franco- tedesca, alla quale la vita del corso renano si lega profondamente.

Polarizzazione Francia-Germania

Non sorprenderà che, se le origini del mito nazionale affondano le proprie radici nell’epoca dei carolingi, è solo in seguito, che la “volontà di potenza” di due stati protagonisti, ormai cresciuti, ormai coscienti della propria identità, si palesa in tutta la sua alterigia. Senza perderci in un vortice di date e personaggi, metteremo a fuoco le tracce che sembrano aver marcato in maniera più profonda il cammino dell’Europa. Periodo di fragorosi scontri, i secoli XVIII e XIX fanno da sfondo alle famose guerre rivoluzionarie francesi, determinanti nel discorso europeo, le quali proiettando la Francia nel ruolo di potenza egemone, ne consolidarono anche il prestigio culturale in ambito internazionale. In questo scenario, il Reno ancora gioca la sua partita.

Alle origini del mito

1801. Il trattato di Lunéville fece di buona parte del corso del fiume il confine est della Francia che, decisa a esportare la rivoluzione, oltrepassò le sponde e finì per fagocitare persino l’area nord-ovest della “Germania”. Da questa parte la risposta non si fece attendere. Nel mondo tedesco cominciò a diffondersi un pernicioso spirito anti-francese, consolidatosi con la formazione della Confederazione del Reno ad opera di Napoleone e che raggiunse il suo acme di fronte alle istanze di Napoleone III, determinato ad acquisire ulteriori territori renani. Qui, in pieno romanticismo, il Reno diventa il famoso “Vater Rein”, protettore di una nazione fiera della propria identità. A quest’altezza cronologica il mondo germanico, spaccato tra un’anima prussiana e una asburgica, sembra ammaliato da teorie nazionaliste. E’ proprio in questo momento che il simbolismo assume le peculiarità più forti.

Romanticismo e cultura di massa

I soldati combatterono a Sedan ascoltando le note del “Die Wacht Am Rhein” ( La vista sul Reno), composizione musicale di Karl Wilhelm diventata, proprio in questa circostanza, inno della nazione tedesca. Quella di Sédan fu una vittoria schiacciante che si risolse nell’abbandono dell’Alsazia da parte della Francia, almeno sino alla Grande Guerra.
Parallelamente all’odio nazionalista, nelle aree contese sbocciò una letteratura identitaria, intrisa di mistero e di passionalità, in cui le parole esercitano un potere trasformatore, in grado di conferire all’ordinario un senso più elevato. Vittima di questo potere è proprio il Reno, divenuto grazie ad Heinrich Heine dimora della leggendaria ondina Lorelei e ancora, attraverso l’incantesimo di Wagner, luogo dove si cela il segreto dell’oro.

Un confine non più sufficiente

A spezzare la magia romantica sono però i sanguinosi conflitti che macchiano di sangue i secoli dell’era contemporanea, quando il Reno torna ad essere un efficace sistema difensivo. Durante la II Guerra Mondiale, la linea Maginot, congiunse il bacino francese del Reno superiore alla vicina Lauterbourg, sfruttando parte del suo corso come un vigoroso ostacolo per i tedeschi. Fu un sistema ideato da Parigi per scopi precisi, legati anche all’acquisizione, a seguito della Grande Guerra, dell’Alsazia e della Lorena, prive allora di un efficace protezione.

Dopotutto, la stipulazione del Trattato di Versailles non rassicurava la Francia di fronte alla possibilità di un attacco tedesco in zona renana. Le paure francesi divennero realtà. A onta delle condizioni imposte dal Trattato dalle quali scaturì la smilitarizzazione della Renania, la Germania entrò nella regione inaugurando una politica di aggressione rivolta verso ovest.

Una nuova scissione

Il periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale suggerisce un superamento, almeno apparente, della “corsa al Reno” per lasciare spazio alle nuove esigenze degli Stati riparatori. La Conferenza di Jalta del 1945 suddivise l’Europa in due sfere di influenza: l’est all’URSS, l’ovest agli anglo-americani. Un mondo dicotomico dove contemporaneamente alla formazione di stati comunisti sotto la guida dell’Unione Sovietica, si compiono in Occidente i primi passi verso l’integrazione europea.
I molteplici sconvolgimenti del XX secolo ingrigirono quelle acque ancora sature di mito, che nella nota saga di Wagner si tingono d’oro sotto i raggi del sole. Alla spasmodica ricerca di osmosi con la natura, percepita dal pensiero romantico come ente divino, si oppone la più impellente necessità dell’uomo di manipolare l’ambiente.

Il pericolo della tecnica e Reno-centrismo

Secondo una visione heideggeriana, è proprio questo l’atteggiamento moderno che condurrà alla costruzione di una centrale idroelettrica sul fiume Reno, facendo di esso una mero strumento a disposizione dell’uomo.
Heidegger d’altro canto è “un uomo del Reno”. Le osservazioni di uno dei più grandi teorici del Novecento dovevano necessariamente tenere conto dell’importanza di quest’arteria nel cuore dell’Europa. Non può essere nemmeno un caso che gran parte della classe dirigente tedesca provenga proprio dai länder renani. Questo a riprova che nel mondo germanico persista un’essenza Reno-centrica che fa da contraltare all’altro grande polo tedesco, quello della Berlino prussiana.

Da Aquisgrana a Maastricht

La stringata retrospettiva sin qui riportata restituisce le oscillazioni delle montagne russe. Un sali-scendi continuo dove talvolta il Reno rappresenta un elemento di cesura, talvolta esso rappresenta il mastice che tiene saldi i perni principali dell’ingranaggio Europa. Oggi si ha la sensazione di assistere a una riedizione del mondo carolingio, una costruzione in cui, come si è visto, il Reno è il nucleo intorno al quale ruotano le particelle che compongono il mosaico europeo. Germania e Francia sempre più si convincono dell’impossibilità di poter rinunciare a una remunerativa quanto vitale intesa, ma al contempo hanno ben presente i rischi di un totale appiattimento di posizioni. E’ un gioco di equilibri delicato, la fune sulla quale ci si inoltra tra paure ed ambizioni è il fiume Reno.

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