Passando dal centro verso la periferia est della capitale ci si imbatte in un quartiere che fa oggi della multiculturalità e dell’integrazione uno dei suoi punti cardine, permettendogli di essere uno dei quartieri a maggior abbondanza etnica di tutta Roma. L’eco del territorio si staglia in un ampio territorio di cultura, cinema, arte e storia come riportato anche nelle celebri righe delle scritture di Pasolini, passando però anche per le notizie di cronaca che mettono in luce quelli che sono gli aspetti più cupi e tristi di questo quartiere popolare.

STORIA E SVILUPPO DEL QUARTIERE

Il quartiere è stratificato attorno alla Torre delle Pignatte che gli dà il nome. Il Mausoleo funerario di Sant’Elena, un piccolo capolavoro dell’ingegneria tardoimperiale che lo promuove come quartiere storico e culturale.

Contribuisce ad incrementare il valore storico e artistico di Torpignattara anche l’Acquedotto Alessandrino, il quale si affaccia nell’omonima via dove è presente anche il parco pubblico dedicato a Giordano Sangalli, giovane partigiano deceduto durante la liberazione del quartiere dall’occupazione nazi-fascista. Per arricchire infine il patrimonio artistico del quartiere negli ultimi anni sono stati realizzati diversi murales che aiutano a comprendere ancora di più un quartiere colorato e vario come Torpignattara.

Se facciamo riferimento allo sviluppo urbanistico, Torpignattara vede l’inizio della sua reale espansione solamente alla fine del secondo decennio del secolo scorso. L’aumento della popolazione, la quale nel 1930 contava circa 30.000 persone residenti, ha portato ad una rapidissima espansione dell’edilizia, nata dalla necessità di dare in affitto abitazioni a famiglie recentemente immigrate o in cerca di locazioni più miti rispetto a quelle dei vecchi rioni romani, creando già nella prima metà del ‘900 quell’immagine di quartiere multietnico rinforzatasi poi nei decenni successivi. Le dinamiche storiche del quartiere hanno delineato una ancor più rapida espansione demografica immediatamente successiva al secondo dopoguerra e all’ invasione nazi-fascista avvenuta a cavallo tra il 1943 ed il 1944.

INTEGRAZIONE E MULTIETNICITA’

Le diverse etnie convivono tra loro costruendo quell’illusione che si vive nei quartieri più multietnici delle maggiori capitali europee grazie alla presenza di cinque moschee, chiese cattoliche e chiese evangeliche. Sia gli italiani che i figli degli stranieri vivono con orgoglio il fatto di essere nati in questa realtà che offre l’impressione di essere distaccata dai quartieri adiacenti, ma che in realtà definisce quello che è uno stile di vita basato sulla condivisione e sull’aiuto reciproco tra le diverse culture: c’è il ristorante bengalese, il caffè italiano, la vecchia bottega, la tipica fraschetta.

La particolare composizione dell’abitato si è tradotta in un modello di convivenza abbondantemente analizzato da specialisti e studiosi. L’esempio più visibile è quello della scuola elementare Carlo Pisacane, che Vanity Fair ha descritto come “multietnica, bella, sentimentale,” “un formidabile modello di integrazione.” a dimostrare che in questo quartiere le diverse culture si fondono creando quanto di più bello l’inclusione tra usi e costumi differenti possa creare.

GLI SVANTAGGI DI UN QUARTIERE POPOLARE

Da qualche tempo l’immagine della Torpignattara povera ma bella, multietnica, integrata e tollerante è stato erosa da una condizione di degrado. Gli ingredienti di questo degrado vanno da criminalità, risse e omicidi passando per sporcizia, cassonetti intasati e lampioni non funzionanti, diventando così una zona depressa. Questa crisi ha portato a galla una serie di tensioni rimaste per anni come sottotraccia, con i quotidiani romani che parlano di Torpignattara come una “bomba a orologeria” e “Far West”, trasformando in questo modo il quartiere in un laboratorio dove convivono purtroppo odio razziale, criminalità, degrado ed incuria.

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