Tra Francia e Italia: una relazione difficile

Da mesi le rime pagine riportano i “gilet gialli”, di scontri diplomatici tra Italia e Francia, gaffe imbarazzanti e talvolta accuse importanti. Sarebbe l’ora di mettere il punto su quanto stia accadendo e tentare di analizzare nell’insieme quanto stia interessando il cuore dell’Europa. Le vicende di questi ultimi tempi hanno in particolar modo minato l’azione politica del Presidente francese, che ha visto la sua stessa popolarità scendere drasticamente, fino a un 25%.

Tutto è iniziato a novembre, quando il governo ha stabilito l’aumento di 7,6 centesimi di euro al litro di diesel per un riallineamento delle tasse sui carburanti e sul petrolio, così da poter diminuire l’inquinamento. Aumento a cui sarebbe dovuto seguire un secondo, per il mese di gennaio, pari a 6,5 centesimi. Ma la Francia vive una forte disparità tra centro e periferia. Una riforma, nata con l’intento di incitare il disuso di mezzi inquinanti, ma che non ha tenuto conto della disparità sociale della propria nazione. In Francia, infatti, le grandi città possono servirsi di mezzi pubblici, carenti invece nelle zone periferiche, abitate dalla popolazione più povera. Non può quindi stupire quanto accadrà più tardi: la nascita dei gilet gialli. Nascono con le parole di Jacline Mouraud, divenuta nota con il video postato nel novembre del 2018 sui social network. Video in cui la cantante si scaglia contro il Presidente francese Emmanuel Macron. E sono le sue parole a dare il via alle prime proteste da parte dei gilet gialli. Nel mirino delle loro accuse troviamo il rincaro della benzina, la decisione di abbassare il limite di velocità a 80 chilometri orari, l’aumento dei pedaggi autostradali e l’incremento del numero dei radar per le multe.

La loro prima manifestazione risale al 17 novembre, a cui hanno preso parte ben 600 città della Francia. E a questa sono seguite tante altre, aumentando il numero degli stessi  partecipanti, come delle vittime. Non sono infatti mancati gli scontri che hanno causato decine di feriti, da entrambi i fronti. I gruppi di protesta ora sono variegati: dagli studenti agli automobilisti inferociti, dai moderati ai più estremisti politici. E in queste ultime settimane è stato contato un totale di 40 mila manifestanti, 400 per distretto.

Di fronte alle proteste, il presidente non è rimasto indifferente. Sia per le conseguenze, economiche che sociali, sia per quelle politiche, che l’onda dei “gilet gialli” hanno causato. Così, il presidente francese, come prima cosa, ha  giustificato la propria azione affermando di voler favorire l’uso di veicoli eco-compatibili, per diminuire l’inquinamento e per non infierire con una tassazione eccessiva il settore del lavoro.

Comunque, il caro benzina è stato solo la prima causa dei quindici scioperi. La protesta ha assunto una forma sempre più politica, a tal punto da pubblicare nell’Huffington Post francese le proprie richieste, rassomiglianti a un vero e proprio programma politico. Temi che toccano ogni ambito: dalla scuola all’ambiente e al lavoro. Un programma politico, a cui lo stesso Macron non è rimasto indifferente. Il presidente ha infatti annunciato la decisione di volere aumentare i salari minimi (+100 euro) e accontentare le primi pretese.

Questa può rappresentare una vittoria per i gilet gialli, ma non risulta essere sufficiente. È infatti opinione comune che dalle piazze prenderà vita un nuovo partito che si candiderà alle elezioni europee sotto il nome di “Les Emergentes” (Gli Emergenti). Allo stesso tempo, nella parte più oltranzista del movimento, ha preso forma la prima lista ufficiale: RIC (Ralliement d’Initiative Citoyenne), al cui capo vi è Ingrid Levavasseur.

Levavasseur e Mouraud sono stati inoltre coinvolti in differenti colloqui con il partito italiano, il Movimento5Stelle. L’Italia infatti non è rimasta indifferente a quanto sta interessando la Francia. In verità, i due paesi sono sempre stati molto attenti alle questioni interne, si pensi alle reciproche critiche riguardanti le rispettive azioni politiche, sia a livello nazionale che Europeo. Per non parlare delle stesse posizioni politiche divergenti; in questo momento si pensi all’alleanza che stringe a livello europeo Matteo Salvini e Marine Le Pen. Altro punto di distacco è inoltre l’appoggio che il M5S ha dimostrato fin dai primi giorni del gennaio 2019 verso il movimento dei gilet gialli, con la famosa lettere di cui ricorderemo solo due parole: “non mollate” Per non parlare del movimento creato in Italia, gemello dei gilet gialli, il cui esponente Giancarlo Nardozzi, legato tuttavia alla figura del leghista Matteo Salvini.

Si può notare che i due vice-premier stiano assumendo posizioni differenti di fronte ai fatti che interessano la Francia, ma a cosa si devono queste diverse risposte? La soluzione è molto semplice. Secondo infatti molti analisti, i due sono innanzitutto avversari e ciò li porta ad agire in maniera talvolta autonoma; secondo, i gilet gialli sono stati più volte paragonati al Movimento5Stelle per azioni e origine, portando i due movimenti ad avvicinarsi inevitabilmente. Inoltre l’appoggio offerto ai gilet gialli è il miglior modo per i grillini per uscire dall’isolamento europeo.

Allo stesso tempo, i gilet gialli non sono indifferenti a quanto stia succedendo in Italia. E non lo hanno dimostrato le parole dei leader politici, bensì i fatti. E mi riferisco a quanto successo a dicembre presso Torino. La città è infatti divenuto il palco dove gilet gialli hanno appoggiato il movimento NO TAV, formando un corteo di ben 70 mila persone, esprimendo il proprio dissenso verso la costruzione della tratta dell’Alta velocità Torino-Lione.

E mentre i gilet gialli conquistano sempre più spazio tra le braccia del Movimento5Stelle, il governo francese ha sempre più difficoltà a mantenere rapporti diplomatici con l’Italia. A dimostrare le difficoltà sono gli incidenti diplomatici che hanno interessato i nostri esponenti politici. Il carismatico Di Battista  ha formulato a febbraio una pesante accusa verso la Francia in relazione ai fatti della Libia. Le parole sono state forti e le accuse non facili da digerire.

“La Francia chieda scusa per l’intervento scellerato in Libia nel 2011 che ha provocato esodo dei migranti e migliaia di morti.”

L’Africa è l’oggetto delle più pesanti critiche opposte dai grillini al governo francese. La seconda infatti riguarda il CFA, tema confluito nella protesta degli stessi gilet gialli. Di Maio e Di Battista accusano la Francia di sfruttamento delle terre africane, lasciando in vigore  in quattordici ex-colonie francesi il cosiddetto franco CFA (Colonie francesi d’Africa). L’accusa, definita l’ennesima aggressione verbale, ha preso le forme di una scintilla i cui effetti potrebbero divenire devastanti. Infatti, in seguito alle dichiarazioni è stata convocata l’ambasciatrice Teresa Castaldo. Lo stesso Pierre Moscovici, non indifferente alla situazione italiana, ha commentato in questo modo:
Alcune dichiarazioni vengono fatte per uso nazionale, somigliano a provocazioni, perché il contenuto è vuoto o irresponsabile, per cui è preferibile evitare di cedere alla provocazione“.

Tuttavia, il vicepremier Di Maio non si arresta, ma dichiara di voler coinvolgere le più importanti istituzioni politiche per risolvere la mancata decolonizzazione delle terre africane, concludendo che i fatti del Mediterraneo siano da addurre a proprio chi si permise di criticare l’azione italiana.

E in un lungo periodo di conflitto, ecco che il Movimento5Stelle tenta una riappacificazione, pubblicando su Le Monde,una lettere scritta da Di Maio verso la Francia:

 “la première chose que je voudrais répéter avec force, c’est que l’Italie et le gouvernement italien considèrent la France comme un pays ami et son peuple, avec sa tradition démocratique millénaire, comme un point de référence, au niveau mondial, dans les conquêtes des droits civils et sociauxù”

 Una frase che nasconde in sé un grave errore a cui nessuno è rimasto indifferente: la tradizione democratica millenaria francese. Volendo infatti fare un breve ripasso di storia, la Francia è stata sottomessa fino al 1789 all’assolutismo, seguito dal regime napoleonico e poi dalla Terza Repubblica, da cui è nato il sistema costituzionale definibile democratico. La lettera comunque è qualcosa di più di un errore di storia, ma è un tentativo di rappacificazione, per lo meno, riguardo l’appoggio dei grillini verso i gilet gialli.

In Francia, tuttavia, la situazione torna favorevole nei confronti del presidente, il quale riconquista la sua popolarità presso il popolo francese. Mentre i gilet gialli iniziano a perdere il sostegno popolare. E’ infatti il 55% della cittadinanza che spera in un arresto delle proteste. Tuttavia, è ancora presto per porre la parola fine alle azioni dei “gilet gialli”, l’ultima protesta ha infatti contato 46.000 persone, ed è la 15esima. Ora, l’unica cosa fare è attendere e osservare come si possano evolvere i fatti.

 

 

 

 

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