A partire dai recenti avvenimenti, si può dire che il 2016 presenti un mondo sull’orlo del conflitto. Sembra ci sia un ritorno di vecchie questioni irrisolte: l’eterno scontro tra sciiti e sunniti e la tensione tra Corea del nord e Corea del sud (con gli USA come primo alleato). Solo un fenomeno, quello dell’ISIS, sembra nuovo, ma in realtà porta con sé il vecchio astio politico-religioso tra Occidente e Oriente.

Oriente protagonista del mondo contemporaneo: le notizie arrivano tutte dal fronte Orientale. Il 2 gennaio scorso l’Arabia Saudita ha annunciato l’esecuzione di 47 “terroristi”, tra cui l’imam sciita Nimr al Nimr. Il gesto ha subito sconvolto l’Iran, la cui capitale, Teheran, è stata luogo di un assalto all’ambasciata saudita da parte di decine di manifestanti. A livello diplomatico le reazioni sono state pesanti: L’Arabia Saudita ha rotto le proprie relazioni con l’Iran, invitando i propri diplomatici ad abbandonarlo in 48 ore. Nel frattempo gli Usa chiedono ai leader di allentare le tensioni per evitare di creare un’instabilità in tutto il Medio Oriente.

Gli Stati Uniti vengono chiamati in causa anche in un’altra recente vicenda. Il 6 gennaio la Corea del nord ha condotto un test nucleare con una bomba all’idrogeno, causando un terremoto in Corea del sud, Giappone e Stati Uniti. La Casa Bianca ha subito parlato di forte provocazione e a seguire si sono espressi Giappone, Corea del sud e altre nazioni. Tutte vedono il test come una violazione del Trattato dell’Onu e una minaccia alla pace e sicurezza internazionale. In risposta a questa violazione, pochi giorni dopo un bombardiere americano B52 ha effettuato un volo di “avvertimento” verso la Corea del nord. Ha sorvolato la Corea del sud e si è avvicinato al confine tra le due nazioni. Questo volo pare una dimostrazione di impegno, da parte dell’America, a tutelare i propri alleati.

Un’ulteriore minaccia per l’ Oriente è l’ISIS, le cui truppe sono ormai arrivate ai confini con la Turchia, occupando Siria e parte dell’Iraq.  L’obiettivo è la creazione di uno Stato Islamico che comprenda il mondo arabo e non solo.

2016 come 1914? Osservando questi avvenimenti una domanda sorge spontanea: E se questo portasse a una nuova guerra mondiale? Abbiamo gli strumenti di prevenzione?

Se facessimo un paragone con la prima guerra mondiale, vedremmo una situazione geopolitica completamente differente da quella attuale. Nel 1914 il centro del conflitto era l’Europa e le nazioni europee protagoniste. Dietro al casus belli dell’attentato di Sarajevo ( in cui l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria e Ungheria, venne ucciso da un serbo) c’erano le mire espansionistiche e la contesa di alcuni territori da parte delle grandi potenze europee. Oggi invece l’ Europa ha trovato una forte unità, anche grazie all’Unione Europea. Seppur con dissidi interni (immigrazione, crisi, ecc.), i paesi europei formano l’unione politico-economica più forte del mondo e le guerre interne di conquista sono solo un lontanissimo ricordo. Sembra piuttosto che queste ultime ci siano adesso nel Medio Oriente, dove ogni giorno muoiono migliaia di civili. Oggi i conflitti sono lì e in alcune occasioni, intervengono anche gli eserciti “europei” e americano.

In realtà però al giorno d’oggi, anche se si arrivasse a momenti di altissima tensione politico-militare, si farebbe molta più attenzione prima di far scoppiare un conflitto mondiale. Ormai nel mondo sono stati creati degli equilibri che difficilmente possono essere spezzati, salvo in alcuni casi particolari.

L’unica ipotesi di conflitto potrebbe presentarsi nel momento in cui l’ISIS mettesse in serio pericolo la sicurezza internazionale e, per fermarla, non ci fosse alcuna via alternativa alla guerra. In quel caso sarebbe uno scontro tra Oriente e Occidente. Uno scontro con un nemico che, come diceva Oriana Fallaci, <<non ha nessuna intenzione di dialogare>>.

Nicole Volpe
Studentessa di Editoria e scrittura (giornalismo) presso l'Università Sapienza di Roma. Aspirante giornalista.

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