shutterstock_343482590È Brexit: il popolo britannico il 23 Giugno 2016 ha votato per uscire dall’UE. L’evento è considerato uno dei macigni del 2016, ma cosa succederà ora?

Contro i risultati dei sondaggi, operatori di mercato, analisti e cittadini su cosa potesse rappresentare la Brexit sia per l’Unione Europea che per il Regno Unito, gli inglesi hanno deciso, con il 51,9%, di lasciare l’UE. Una delle prime conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE è stata il crollo del valore della sterlina, precipitato al minimo da circa trent’anni a questa parte, le principali borse europee hanno avuto perdite consistenti a causa delle incertezze sui mercati: Milano ha chiuso a -12,48 per cento, il suo peggior risultato degli ultimi decenni. La seduta della borsa di Londra si è chiusa a -3,15. Il direttore della Banca centrale britannica, Mark Carney, ha tenuto una conferenza stampa per rassicurare i mercati e promettere fino a 250 miliardi di sterline in interventi per stabilizzare l’economia britannica nelle prossime settimane.

Quello che risulta chiaro dagli esiti di questo referendum è chi ha votato e perchè: ha votato LEAVE la ex classe operaia, le aree più depresse del paese, come Southampton o Yorkshire, gente poco informata che è ai margini della società e pensava di non aver niente da perdere. Persone che avrebbero voluto ritornare alla Grande Gran Bretagna. E si è sbagliata di grosso. Il risultato è che si è aperta una crisi di governo, la Gran Bretagna che aveva una economia in crescita e il tasso di disoccupazione migliore della media europea si appresta a entrare in un periodo di instabilità e di probabile recessione economica che colpirà proprio il popolo.

L’ignoranza politica ha sconfitto ogni previsione: ignoranza dettata dal populismo dei politici vigenti, in preda all’agitazione e allo spauracchio per la fluente immigrazione. Viene da domandarsi come potrà la parte più debole dell’elettorato inglese, che ha votato per l’uscita, far fronte ad una caduta dell’attività economica? Perchè se le èlite che non risentiranno di questa crisi potranno spostarsi, gli operai, lavoratori e contadini che vivono nelle campagne o nelle estreme periferie, come potranno riscattarsi?

Le grandi città come Manchester e Liverpool hanno votato per rimanere, così hanno deciso i giovani e le persone istruite, come anche la Scozia e l’Irlanda del Nord. Ma questo voti non sono bastati al Remain, perchè il voto euroscettico è stato più alto del previsto. E proprio la Scozia e l’Irlanda del Nord non ci stanno ad uscire dall’UE contro la propria volontà: richieste di indipendenza e secessione sono già arrivate dai due paesi. Due anni fa la Scozia, in occasione del referendum indipendentista, lanciato dal premier nazionalista Alex Salmond, aveva votato contro l’indipendenza della Scozia. Ora però si ritrova esclusa senza volerlo e si annuncia che nel giro di due anni potrebbe esserci un nuovo referendum per chiedere l’indipendenza da Londra. Anche l’Irlanda del Nord non ha tardato a farsi sentire a questo riguardo e ha invocato un referendum per la riunificazione delle due Irlande, visto che Dublino appartiene all’Unione Europea.

Ad oggi, visti i risultati temporanei, molti degli elettori che hanno votato per il leave sono pentiti, dichiarando che il voto fautore del Leave è stato un voto di rabbia e protesta, e si sono messi all’opera per raccogliere firme per un nuovo referendum. Forse stavolta i cittadini si saranno davvero documentati del significato di Brexit?

Di certo non sarà un periodo roseo per la Gran Bretagna, che in poco tempo e contro le aspettative si è trovata fuori dall’UE, e che probabilmente si ritroverà ad essere una Piccola Bretagna.

 

Valentina Purificato

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