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Tra il 2008 e il 2014 l’acquisto di terreni nel Sud del Mondo da parte di aziende o governi per la coltivazione di monocolture è cresciuto in modo spropositato. Questo processo viene definito Land grabbing e si manifesta in forme poco rispettose del contesto sociale, economico e ambientale. Che cos’è il “land grabbing”? Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Negli ultimi anni sono state numerose le campagne portate avanti da organizzazioni no profit per chiedere alle aziende una maggiore attenzione e specifiche politiche di trasparenza cambiando i loro attuali standard.

Il termine land grabbing (tradotto in italiano accaparramento delle terre) è un fenomeno economico, esploso nel 2008, che si riferisce a tutte quelle azioni d’acquisizioni, soprattutto di terreni agricoli nelle regioni a Sud del mondo da parte di investitori esterni. Si tratta perlopiù di investimenti e flussi di capitali provenienti da governi di altri Stati, di consigli di amministrazione e grandi aziende o investitori privati. L’obiettivo è quello di utilizzare quelle terre per la coltivazione intensiva di materie prime soprattutto per l’esportazione.

Sono 1.062 i contratti stipulati in tutto il mondo, soprattutto in Africa sub-sahariana, Asia, Europa dell’est e America latina, ossia aree caratterizzate da instabilità politica ed economica, dove la trasparenza nella gestione di rapporti contrattuali non è garantita e i governi locali non sempre sono preparati ad affrontare un fenomeno del tutto nuovo.

L’uso intensivo dei terreni provoca un deterioramento del suolo che finisce per impoverirsi; questo ha ripercussioni anche sulle popolazioni locali, soprattutto quelle più povere, che vengono derubate delle loro terre, vengono private dell’accesso alle risorse come l’acqua e la terra e, poi, costrette a spostarsi; questo provoca una maggiore insicurezza alimentare e una vera e propria violazione dei diritti umani fondamentali.

Il fenomeno dell’accaparramento delle terre è monitorato grazie al Land Matrix, un data base a livello globale che permette di analizzare e conoscere le registrazioni di tutte le acquisizioni su scala globale.

Nelle prime dieci posizioni dei paesi che investono su grandi acquisizioni di terra troviamo gli Stati Uniti, gli Emirati Arabi, la Gran Bretagna e Singapore. Mentre, i paesi più esposti al fenomeno sono l’Indonesia, il Mozambico, il Sudan e la Repubblica Democratica del Congo.

Il caso del Myanmar

In Myanmar circa il 70% della popolazione sopravvive grazie al settore agricolo. Assicurarsi un appezzamento di terra equivale a garantirsi delle condizioni di vita adeguate. Questo è messo in discussione con le politiche e le leggi che il governo nazionale ha attuato incoraggiando gli investimenti esteri su larga scala nel settore agricolo e minerario.

Dagli accordi tra lo Stato e investitori hanno provocato numerosi abusi compiuti a danno della comunità locale, costretta a subire delle ingiustizie sociali e ambientali.

Gli appezzamenti di terra vengono confiscati ai contadini con l’inganno, con contratti poco chiari e senza un minimo di compensazione.

Infatti, i membri della comunità, senza alcuna consultazione (azione prevista dalle leggi internazionali), ricevono una compreso sottostimato e inadeguato all’effettivo valore della terra coltivata.

Nonostante le proteste e le rivolte nei confronti delle autorità locali, le comunità si accontentano con riluttanza di un compenso irrisorio e senza ricevere niente in cambio; ed è qui che l’espropriazione della terra si aggrava. Infatti, i contadini sono impossibilitati nel riacquistare altri terreni di uguali dimensioni e valore che possa garantire accesso al cibo e un’abitazione adeguata.

Il risultato dei “progetti di sviluppo” sono state le numerose violazioni dei diritti civili e politici a danno della popolazione locale. Si è assistito a vere proprie espulsioni, ad inganni e corruzioni di un governo locale che giustificava i soprusi con la forza. Dietro a tutto questo, vi sono progetti di costruzione commerciale ed industriale, che rappresenterebbero pienamente un modello di sviluppo pianificato dal governo centrale per la crescita delle aree “arretrate” del paese.

Conclusione

Il land grabbing è un fenomeno che si sta espandendo senza controllo su larghissima scala e le sue ripercussioni sono devastanti; eppure non se ne parla sufficientemente.

Oggi, l’obiettivo della comunità internazionale e delle Ong è quello di responsabilizzare i governi locali (spesso conniventi con gli stessi investitori/multinazionali) di adottare politiche di tolleranza zero verso chi realizza investimenti in questi paesi con meccanismi di inganno e poco trasparenti e, allo stesso tempo, di tutelare e proteggere le proprietà terriere delle comunità locali.

In conclusione, si evidenzia come l’accaparramento delle terre fertili rappresenti un vero e proprio saccheggio fondiario e, quindi, una violazione del diritto della terra!

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