Donne e diritti: un rapporto sempre crescente

Per moltissimo tempo i ruoli di potere, soprattutto in ambito politico, sono stati appannaggio maschile. Basti pensare al fatto che in Italia le donne hanno potuto votare per la prima solo nel 1946 in occasione del referendum per la scelta fra repubblica e monarchia.

E’ qualcosa che oggi ci sembra impensabile, si dà per scontato che tutti i cittadini maggiorenni possano votare, senza distinzione di sesso. Ciò è collegato al ruolo che le donne avevano nella società, all’epoca ancora limitato. Ci si aspettava che una donna si sposasse, diventasse madre e si occupasse solo della casa e dei figli.

I crescenti diritti e traguardi delle donne

Tappa importante per l’emancipazione della donna in Italia fu l’approvazione nel 1971 della legge Fortuna-Baslini, che introdusse il divorzio. E ancora la legge 194 del 1978, che introdusse l’interruzione di gravidanza, prima praticata in modo clandestino con conseguenze a volte mortali. Nel 1981 venne l’abrogazione della legge sul delitto d’onore e del matrimonio riparatore, figura centrale fu Franca Rame, la prima donna ad opporsi a tale legge. E’ del 2009 l’introduzione in Italia del reato di “atti persecutori”, più noto come stalking, di cui spesso sono vittime le donne per mano di ex compagni, ex mariti o ex fidanzati.

Questo e molti altri cambiamenti (come l’accesso all’università e al mondo del lavoro) hanno permesso alle donne di ottenere sempre maggiori diritti, andando, anche se molto lentamente, nella direzione della giusta parità tra uomini e donne. Le donne oggi godono di una sempre maggiore autonomia e indipendenza economica e sociale e riconoscimento dei propri diritti. Sposarsi e avere figli per molte donne non sono più le priorità massime. Piuttosto lo sono la realizzazione in ambito professionale e culturale. Sempre meno la donna è vista come madre e moglie e sempre più come individuo e sempre più le donne si ribellano contro violenze e ingiustizie (celebre esempio è il Movimento MeToo).

Rimane però ancora molto da fare, soprattutto nell’ambito della famiglia. Uno studio dell’ISTAT del 2016 ha registrato che ad esempio esistono in Europa ancora forti disparità fra uomini e donne quando si tratta della cura dei figli e della casa. In particolare in Italia l’80% delle donne nel 2016 si occupava quotidianamente dei lavori domestici, contro il 20% degli uomini. Rimane alto il rischio per una donna di perdere il lavoro in caso di gravidanza. Segno che c’è ancora moltissimo da fare per cambiare questa mentalità, soprattutto nel nostro Paese.

Donne nell’alta politica

E’ certo che comunque la maggiore emancipazione a livello internazionale ha portato le donne ad accedere anche ruoli fino a pochissimo tempo fa esclusivamente maschili, anche in politica. Oltre ai nomi più che famosi di Angela Merkel e Theresa May abbiamo ad esempio quelli meno noti di Katrín Jakobsdóttir (premier islandese dal 2017), Anna Brnabic (premier serbo e quinto capo di governo apertamente LGBT) e Jacinda Arden (premier neozelandese, eletta nel 2017 a soli trentasette anni).

Risale allo scorso 2 luglio la nomina di Ursula von der Leyen come Presidente della Commissione Europea e di Christine Lagarde come Presidente della BCE. Due delle più importanti cariche dell’UE sono adesso ricoperte da donne, un evento importante nell’emancipazione femminile. La politica si sta aprendo sempre di più alle donne e, anche se per ora questi sono casi eccezionali che lasciano stupiti, in futuro potrebbero diventare la normalità. Anzi, dovrebbero.

Valeria Di Tacchio

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