Cina: comunicazione di facciata. Photo Claudio Palazzi

Internet, cellulari, grandi catene di franchising, la Cina sembra seguire il passo con l’Occidente, ma è tutto vero?

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Facce sorridenti con capigliature in voga, vestiti alla moda, macchine di lusso,  questa è la Cina che si prospetta davanti al turista incredulo poiché influenzato dalla storia contraddittoria di questo paese. Considerando il regime che governa la Cina  è inevitabile pensare  alla dittatura comunista di Mao. Questo accostamento è immediato. Diverso è l’atteggiamento quando si collega la Russia di oggi con il regime sovietico. I russi infatti hanno avuto con il loro passato un’evidente rottura avvenuta nel 1991 con la caduta del comunismo che reggeva l’Urss, questo evento ha portato lo stato, attraverso un faticoso percorso, ad un governo democratico, con molte deficienze ma pur sempre lontano dalla condizione autoritaria lasciata alle spalle. Il cambiamento cinese non è stato così radicale difatti continua ad essere uno stato socialista a partito unico, ma lo stile di vita che conducono alcuni  cittadini sembra rendere la situazione politica e sociale comparabile con quella dell’occidente capitalistico.
Il tenore di vita dei cinesi mostra enormi divari rilevabili soprattutto nei grandi agglomerati urbani. Girando le strade di Beijing, conosciuta come Pechino da noi italiani, ad una prima occhiata sembra una città all’avanguardia dove la moda, i centri commerciali e i più famosi marchi occidentali vengono ostentati quasi a sciorinare il fatto che siano al passo con la nostra società. Quello che stupisce ancor di più è l’eccezionale uso che si fa della tecnologia di comunicazione tra telefonini, computer, palmari, televisione. Parlando con i cittadini non si avverte nessuno scontento sulla vita che conducono: sono felici del loro lavoro e fieri di appartenere al Partito Comunista Cinese. I giovani possono girare liberamente nel paese,  parlano tra loro con telefonini di ultima generazione sfoggiando tutte le prestazioni che l’oggetto è in grado di dare. Ascoltano file musicali di canzoni che hanno fatto la storia internazionale ma anche i tormentoni del momento. Per mantenere i contatti tra di loro o con il turista, accolto sempre con riguardo, la prima cosa che rilasciano sono l’indirizzo email e il nickname delle numerose chat di cui usufruiscono.
Ma tutto ciò è solo apparenza e di questo loro stessi non sono del tutto consapevoli. Vivono illudendosi che la loro vita non abbia niente da invidiare a  quella che noi stranieri conduciamo a casa nostra. Cominciamo dallo sfarzo degli enormi centri commerciali: basta osservare con più oculatezza nelle piccole vie di rimpetto per notare un divario abissale nello stile di vita condotto dalle persone che le abitano. Lo stento e l’estrema povertà sono l’antitesi del lusso che giganteggia nelle vie principali e vela  questa cruda realtà. Uscendo dalle grandi città è sempre più difficile trovare progresso e benessere, la povertà pian piano diviene  protagonista del nuovo contesto. L’uso della tecnologia per la comunicazione diviene anch’essa una chimera,  infatti molti dei fruitori non sono consapevoli del livello di censura che adoperano le istituzioni sul web. Nota è la vicenda della cancellazione di Google dal suo portale nella rete cinese della parola “libertà” e “democrazia” dietro compenso. Il più grande e potente portale del mondo ha avuto una disputa per un lungo periodo a riguardo della censura adoperata dal governo cinese. Dopo un periodo di rotta sembra che ora si sia arrivati a un accordo per far rimanere il portale nel Paese, ma a alcune condizioni. Per non parlare della chiusura di Youtube dopo la divulgazione degli ultimi scontri che si sono verificati in Tibet. Stessa cosa si è avuta con la chiusura di Skype e una certa difficoltà a lasciare il libero accesso a Wikipedia. Il governo cinese viene definito in diversi modi: autoritario, socialista, comunista, ma è  legato a una forma di economia molto vicina al capitalismo, condizione necessaria per far diventare la Cina una potenza mondiale.
La soddisfazione dei cinesi  di appartenere al PCC, unico partito accettato in Cina, è giustificata dal fatto che per avere un lavoro pubblico esiste l’obbligo di iscriversi al partito stesso.La libertà di comunicazione e di parola è spesso ostacolata dal governo,  non mancano  episodi di repressione nei confronti di giornalisti e reporter, anche di paesi stranieri né vengono tollerate le organizzazioni che si oppongono al Partito. Le manifestazioni spesso non sono consentite. Il sistema giuridico è criticato per essere arbitrario, corrotto e incapace di fornire la salvaguarda delle libertà e dei diritti fondamentali. Per non parlare del carcere, dove vigono  condizioni di vita impietose al limite dello schiavismo con ampio uso della tortura.
Il turista in visita non si faccia ingannare dalle facce sorridenti degli autoctoni perché sono dovute all’inconsapevolezza delle condizioni in cui vivono,  quello che vogliono comunicare infatti non corrisponde del tutto a verità, perché non sono coscienti di cosa voglia dire veramente libertà.

Fonte: Claudio Palazzi, La voce di tutti

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