Cinecittà, situato nella zona sud-est di Roma, è il quartiere più popoloso della città, la sua storia si intreccia con quella degli studi cinematografici, e tra il parco degli Acquedotti e il Grande Raccordo Anulare si snodano le vicende che lo hanno fatto nascere e crescere.

Cinecittà, le origini e un triste legame con il partito fascista

È il 1935 e la storia di Cinecittà comincia con un incendio a San Giovanni: gli studi cinematografici della società Cines vanno a fuoco, vengono totalmente distrutti dalle fiamme, ma siamo durante il ventennio fascista, e il cinema è un veicolo fondamentale per la perversa propaganda autoritaria di Mussolini; non si può perdere altro tempo, bisogna costruire dei nuovi studi cinematografici, ma dove? Fu Carlo Roncoroni, che nello stesso anno acquistò la società, a trovare la soluzione, comprando nel 1936 seicentomila mq lungo via Tuscolana: è in questa zona di Roma sud-est, che aveva ancora le sembianze di aperta campagna, che nasceranno i nuovi studi, battezzati poi come “Cinecittà”. I lavori cominciano il 30 gennaio del 1936 e nel 1937 gli Studios sono finalmente pronti. Si tratta di un complesso di 73 edifici, di cui 21 teatri di posa, centrali elettriche, uffici della direzione su progetto dell’architetto Gino Peressutti.  Nel 1938, a solo un anno di distanza dalla sua inaugurazione, Cinecittà è già in deficit di bilancio e viene acquistata dallo Stato. I primi anni di vita degli Studios sono indissolubilmente legati al fascismo, con l’armistizio e la nascita della Repubblica Sociale Italiana il cinema littorio viene trasferito a Venezia, ma i muri dei teatri si macchiano del sangue di migliaia di deportati che i nazisti inizialmente radunavano a Cinecittà, prima di smistarli verso i campi di concentramento. Nella notte del 17 aprile 1944 oltre mille uomini del quartiere Quadraro furono rastrellati e portati negli Studios.  Con l’arrivo degli alleati vengono distrutte e portate via tantissime apparecchiature, mentre i registri vengono bruciati dagli sfollati per tenersi al caldo. Nessuno, finita la guerra, vedendo quegli studios distrutti e ormai fatiscenti avrebbe potuto immaginare lo sfavillante futuro che avevano alle porte, e come il nome di Cinecittà sarebbe divenuto famoso in tutto il mondo.

Il dopoguerra, la rinascita cinematografica e la Dolce Vita

La ripartenza è lenta, ma gli orrori della guerra sono ormai alle spalle e in tutto il paese c’è aria di rinascita, e nel 1948 arriva il primo film americano, Il principe delle volpi della 20th Century Fox, è l’inizio di una nuova pagina per Cinecittà, la prima di una lunga serie di successi che renderanno gli studios romani un punto nevralgico della cinematografia mondiale, secondi soltanto a quelli hollywoodiani. Proprio per il boom che Cinecittà vide negli anni ’50, si aggiudicò il soprannome di “Hollywood sul Tevere”, il basso costo della mano d’opera impiegata, rendeva gli studios competitivi sul mercato mondiale. I grandi colossal del cinema d’oltreoceano prendevano vita nei teatri di Cinecittà, Ben Hur, Quo Vadis, sono solo gli esempi più famosi di tutto ciò. Mentre Elizabeth Taylor e Richard Burton si innamoravano sul set di Cleopatra, giovani ragazze di tutta italiane si riunivano fuori gli studio per partecipare a Miss Italia, quelli che un tempo era stato un posto di morte e miseria, si era trasformato nel giro di pochi anni nella fabbrica dei sogni. Il tempismo è perfetto perché negli stessi anni, nasce il neorealismo e si affermano i grandi nomi del cinema italiano, Luigino Visconti, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica e Federico Fellini, tutti indiscutibilmente legati a Cinecittà, quest’ultimo in particolare definiva il Teatro 5 come la sua seconda casa. Sono gli anni della Dolce Vita e Roma è al massimo del suo splendore. È l’arrivo del televisore a cambiare le carte in tavola, il cinema perde il primato dell’intrattenimento e inizia la crisi dell’industria cinematografica. Cinecittà non ospita più lo stesso numero di colossal internazionali, e in epoca recente, forse l’ultimo vero grande titolo internazionale di valore artistico realizzato al suo interno è “Il Padrino Parte III”; tuttavia è stata in grado di reinventarsi, trasformando i suoi teatri in studi televisivi. Ad oggi il più famoso è sicuramente quello che ospita la casa dei concorrenti del Grande Fratello.

Ma quanto la storia degli Studios ha determinato lo sviluppo del quartiere?

Cinecittà nasce dall’urbanizzazione del circondario degli omonimi studi cinematografici negli anni ’30, lungo Via Tuscolana, si trova nella zona sud-est di Roma, ed è da subito divenuta una zona molto popolosa, grazie anche ai numerosi servizi di trasporti pubblici offerti, prima con la linea ferroviaria che collegava Frascati alla Stazione Termini, poi dal 1980 con l’inaugurazione della metro A, che la collegava con il pieno centro di Roma. Si contano in tutto circa quattrocentomila abitanti, più di quanti ne abbia la stessa città di Firenze.
Ma lo sfarzo e la fama che si viveva all’interno degli studi cinematografici, rimaneva al loro interno, senza irradiarsi nelle case delle persone comuni che abitavano il quartiere. La maggior parte degli edifici che si svilupparono in questa zona erano case popolari e sotto il suggestivo paesaggio del Parco degli Acquedotti, tra un arco e l’altro, crescevano indisturbate le baracche dei meno abbienti. Più che assomigliare alla Dolce Vita felliniana, questa area sembrava accostarsi più facilmente ai Ragazzi di Vita di Pasolini. Tanti e svariati erano gli abitanti, quanto le storie da raccontare e il loro rapporto con gli studi cinematografici era spesso circoscritto a qualche semplice e occasionale parte da comparsa. Come un quadro puntiforme, l’immagine di Cinecittà veniva fuori dall’insieme di tutti quei piccoli universi che lo componevano, dalla casalinga alla prostituta, dall’operaio a chi cercava di sbarcare il lunario come poteva.  Povertà, abusivismo, delinquenza e droga rappresentavano dei seri problemi sociali con cui il quartiere doveva confrontarsi quotidianamente. Per molti anni Cinecittà ha rappresentato un quartiere di estrema periferia, che se da un lato ospitava studios frequentati da star internazionali, dall’altro nelle parti più interne del quartiere era ancora possibile ritrovare strade non ancora asfaltate, fino agli anni Sessanta. Una delle maggiori ricchezze della zona è indubbiamente rappresentata dal parco Appio Latino, meglio noto come il Parco degli Acquedotti; cartolina storica di Roma e set di film indimenticabili, da Mamma Roma alla Grande Bellezza. Con il piano regolatore del 1965 fu prevista la zona verde per il pubblico, così negli anni Settanta fu espropriata e liberata dalle baracche, i cosiddetti “borghetti” che si addossavano all’acquedotto Felice. Sebbene la sovrintendenza provvide ai restauri, tutto rimase piuttosto abbandonato e nuove costruzioni abusive sorsero di continuo nell’area. Nel 1986, di fronte allo stato di degrado dell’area e al rischio di speculazione edilizia, alcuni cittadini crearono il Comitato per la salvaguardia del Parco degli Acquedotti e di Roma Vecchia. Grazie anche all’appoggio di alcuni intellettuali, come Lorenzo Quilici, il comitato riuscì nel 1988 a far inserire l’area degli Acquedotti nel Parco regionale dell’Appia antica. Gli ultimi interventi di miglioramento realizzati sono l’eliminazione dei vecchi orti abusivi, il ripristino idrico e paesaggistico della marrana dell’Acqua Mariana e il collegamento ciclo-pedonale con l’area di Tor Fiscale. Ed è proprio con la bonifica del parco che cominciano a registrarsi i primi miglioramenti percepiti nella qualità della vita. In una città metropolitana come Roma, abitare a pochi passi da un’area verde rappresenta infatti una fortuna non da poco, il Parco ad oggi è infatti un luogo turistico e archeologico, quanto un punto di ritrovo per praticare sport, consumare un pic nic in compagnia o rilassarsi in questa splendida cornice storica. Sono lontani ormai i tempi delle baracche sotto gli acquedotti, che ad oggi sembrano appartenere soltanto a una realtà propria di vecchi film in bianco e nero, quegli stessi film che venivano realizzati a pochi passi da lì. Trattandosi di un quartiere ampio e popoloso, ancora sussistono delle differenziazioni interne allo stesso per quanto riguarda benessere e stili di vita, la parte abitativa che costeggia il parco è sicuramente la più residenziale, mentre rimane una marcata vena popolare nelle zone limitrofe al quartiere Quadraro o a Cinecittà Est. Il glorioso passato cinematografico degli studios è raccolto e conservato dal Museo del Cinema di Cinecittà, che ad oggi ospita la mostra “Cinecittà si mostra”.

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