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Nella giornata del 5 Gennaio 2021, la società pubblica Sogin che si occupa di smantellare gli impianti nucleari e gestire i rifiuti radioattivi, ha ottenuto il via libera dal governo per la pubblicazione della CNAPI; la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale e parco tecnologico. Deposito nazionale per i rifiuti radioattivi; approfondimenti e chiarimenti. Direttore responsabile: Claudio Palazzi
La mappa delle 67 aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale è pronta dal lontano 2015, ma era coperta da segreto e quindi non pubblicabile. Il 30 Dicembre 2020 il governo ha autorizzato la pubblicazione e Sogin ha reso disponibili varie informazioni al sito Depositonazionale.it dove abbiamo trovato vari chiarimenti.

Le aree migliori secondo le valutazioni, sono 12, precisamente in provincia di Torino (Rondissone-Mazze-Caluso, Carmagnola), Alessandria (Alessandria-Castelletto, Monferrato-Quargnento, Fubine-Quargnento, Alessandria-Oviglio, Bosco Marengo-Frugarolo, Bosco Marengo-Novi Ligure) e Viterbo (due aree a Montalto di Castro, Canino-Montalto di Castro, Corchiano-Vignanello, Corchiano). Va tuttavia precisato che di tutte le zone prese in considerazione soltanto in una di esse verrà poi realizzato il progetto.

Queste zone sono state valutate da Sogin e validate dall’ istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), dal ministero dello sviluppo economico e dell’ambiente. Sono stati utilizzati i dati morfologici di tutta la penisola per escludere luoghi a rischio idreogeologico, sismico, ad alta densità abitativa o con la presenza di siti Unesco. Altri criteri d’esclusione sono l’altitudine e la pendenza superiore al 10%.

Che funzione avrà il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi?

Citando ciò che troviamo nel sito depositonazionale.it: “Sarà un’infrastruttura ambientale di superficie che permetterà di sistemare definitivamente in sicurezza i rifiuti radioattivi, oggi stoccati all’interno di decine di depositi temporanei presenti nel paese, prodotti dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari e dalle quotidiane attività di medicina nucleare, industria e ricerca.  Il deposito nazionale sarà costituito dalle strutture per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività e da quelle per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi a media e alta attività, che dovranno essere successivamente trasferiti in un deposito geologico idoneo alla loro sistemazione definitiva. Insieme al Deposito Nazionale verrà realizzato il Parco Tecnologico, centro di ricerca applicata e di formazione nel campo del decommissioning nucleare, della gestione dei rifiuti radioattivi e della radioprotezione, oltre che della salvaguardia ambientale. Il Parco Tecnologico rappresenterà una reale integrazione con il sistema economico e di ricerca, contribuendo ulteriormente allo sviluppo sostenibile del territorio nel quale sorgerà. Il Deposito Nazionale sarà integrato con il territorio, anche dal punto di vista paesaggistico. Infatti, una volta completato il riempimento, sarà ricoperto da una collina artificiale, realizzata con materiali impermeabili, che costituirà un’ulteriore protezione, prevenendo anche eventuali infiltrazioni d’acqua. Tale copertura armonizzerà anche visivamente il Deposito con l’ambiente circostante, mediante un manto erboso.”

Cosa succederà ora?

Dopo la pubblicazione della mappa si aprirà un periodo di ulteriori valutazioni infatti ancora nulla è stato deciso. Nei prossimi 2 mesi le regioni, le province e i comuni potranno presentare osservazioni e interventi alla mappa e durante il mese di marzo, Sogin promuoverà un seminario nazionale per approfondire tutti gli aspetti tecnici del progetto. Successivamente verrà pubblicata una nuova mappa dei territori, chiamata CNAI cioè la carta nazionale delle aree idonee definitive. Approvata la CNAI si andrà verso una fase di valutazione d’interesse, quindi le autorità locali delle zone previste potranno manifestare il proprio consenso al progetto ed ospitare il deposito, se non ci saranno manifestazioni d’interesse volontario Sogin inizierà trattative per trovare una soluzione comune, la decisione comunque verrà posta dal ministero dello sviluppo economico che stabilirà la zona più adatta con un decreto.

Perché dobbiamo costruirlo?

L’Unione Europea (articolo 4 della Direttiva 2011/70) prevede che la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi avvenga nello Stato membro in cui sono stati generati. Fino a qualche anno fa l’Italia smaltiva parte dei suoi materiali in Francia, Germania ed altri paesi europei che si sono dotati di depositi per mettere in sicurezza i propri rifiuti a molto bassa e bassa attività, al contrario di quanto accade all’estero, non esiste ancora in Italia una struttura centralizzata in cui sistemare in modo definitivo gli “scarti radioattivi”.

Ricordiamo che in tutta la penisola abbiamo circa 90 bunker ospitanti depositi di rifiuti radioattivi e di combustibile irraggiato. Alcuni di questi capannoni si trovano: nel Lazio con 20 unità, in Piemonte 16, 12 nella provincia di Matera e altri 10 in Lombardia. Nel Lazio il materiale radioattivo è stoccato principalmente nel centro di Casaccia nelle vicinanze di Roma, e Borgo Sabotino in provincia di Latina. La maggioranza di questi depositi viene gestito dalla stessa Sogin, altri da università come a Palermo e Milano. Le regioni prive di un deposito per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi sono Abbruzzo, Calabria, Friuli, Liguria, Marche, Sardegna, Trentino, Umbria e Veneto.

I depositi temporanei e i siti che li ospitano non sono idonei alla sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi. Infatti i depositi temporanei presenti nelle installazioni nucleari italiane attualmente in fase di smantellamento, sono strutture con una vita di progetto di circa 50 anni. Tali depositi sono sottoposti a dei periodici interventi di manutenzione e al termine della vita di progetto è programmata una rivalorizzazione di adeguamento generale. Progressivamente stanno esaurendo le loro capacità ricettive e in un futuro prossimo dovranno essere, oltre che costantemente mantenuti a norma, ampliati o raddoppiati. Per lo smaltimento definitivo è necessario un deposito unico, dotato di barriere ingegneristiche che possano garantire l’isolamento dei rifiuti radioattivi dall’ambiente fino al decadimento della radioattività a livelli tali da risultare trascurabili per la salute dell’uomo e per l’ambiente. La disponibilità di un deposito, permetterà di smaltire definitivamente tutti i rifiuti radioattivi italiani e di completare il decommissioning degli impianti nucleari così da poter restituire i siti che li ospitano privi di vincoli radiologici. Non costruirlo comporterebbe costi maggiori, avendo poi i siti attuali saturi e nessun luogo a disposizione dove smaltirli, è  necessario per evitare l’eventuale stoccaggio in condizioni di sicurezza non adeguate e rischiose.

Per realizzare l’opera è previsto un investimento di circa 1.5 miliardi di euro. Si stima di costruire il deposito nazionale in 5 anni e la sua entrata in esercizio avverrà entro il 2029. Genererà oltre 4.000 posti di lavoro nei 4 anni di cantiere e successivamente nella fase di esercizio ci sarà un occupazione diretta di circa 700 addetti.

La pubblicazione della mappa nei primi giorni del nuovo anno ha causato varie polemiche e malumori, esponenti politici si sono proclamati a sfavore della “discarica nucleare” termine non proprio adatto al progetto, autorità locali e sindaci hanno avviato campagne anti-deposito e raccolte firme per non ospitarlo, probabilmente non era ancora chiaro cosa si stava proponendo. È certamente un progetto ambizioso e complesso che se gestito bene potrà diventare una grande opportunità per tutto il paese.

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