L’appuntamento più seguito e influente nella vita dell’ordinamento francese è ormai alle porte: il 10 aprile i francesi si recheranno alle urne per esprimere la loro preferenza al primo turno delle elezioni presidenziali.

Il quadro politico

Ciò che si troveranno davanti è un panorama politico estremamente frammentato, figlio di una crisi di sistema e in particolare dei partiti tradizionali. Infatti i due partiti che per lungo tempo hanno costituito lo scheletro del sistema politico della V Repubblica sono ai minimi storici: il partito socialista, dopo il disastroso mandato di François Hollande, ha visto sgretolarsi il proprio elettorato in favore del centrismo progressista di Macron; il partito gaullista invece, dopo il fallimento di François Fillon nel 2017 (anche a causa dello scandalo finanziario), non sembra aver trovato in Valérie Pécresse la figura giusta per risollevare le sorti del partito.

Il sistema elettorale francese dal dopo-guerra in poi ha vissuto dell’alternanza tra centro-destra e centro-sinistra, favorita dal sistema maggioritario a doppio turno. Oggi lo spettro politico appare tripartito: estrema sinistra, centro, estrema destra. Il presidente in carica Emmanuel Macron, con La République En Marche, si colloca al centro forte di un programma politico progressista e fortemente europeista. Nel frattempo, si registra la crescita esponenziale dei due estremi: da una parte la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, dall’altra l’ormai affermato Rassemblement National di Marine Le Pen e la crescente destra radicale di Eric Zemmour. Questo nuova tendenza tripartita è conseguenza e allo stesso tempo causa dalla crisi dei due partiti tradizionali che vedono i loro esponenti sempre più in difficoltà nel trovare una posizione politica ben definita, stretti tra i fuochi dei nuovi protagonisti della scena politica francese.

Un nuovo dualismo

Se è vero che lo spettro politico è divenuto tripartito, la scena politica francese degli ultimi anni ha avuto due protagonisti indiscussi. SI tratta di Emmanuel Macron e Marine Le Pen.

Le elezioni del 2017, con la sconfitta al secondo turno, hanno definitivamente consacrato il Rassemblement National come partito stabile e ambizioso, certificando il lavoro della figlia dello storico leader del Front National, Jean-Marie Le Pen. È riuscita infatti nel rinnovare l’immagine di un partito marginalizzato e controverso, come quello del padre, e nel trasformarlo in una forza politica che punta insistentemente alla presidenza. L’obiettivo è stato raggiunto servendosi di una retorica populista e nazionalista, ma allo stesso tempo allontanandosi dalle posizioni apertamente razziste e compromettenti del padre e più in generale dalla sua figura. Oggi sembra essere la favorita per affrontare il presidente uscente al secondo turno per la seconda volta consecutiva.

Il secondo protagonista è senza dubbio il Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron. Dopo l’exploit del 2017 da outsider e un quinquennio alla presidenza tra alti e bassi, si ripresenta alle elezioni da favorito. Dato per certo il suo passaggio del primo turno, gran parte dei sondaggi lo danno vincitore anche al secondo, chiunque sia l’avversario. Negli ultimi mesi Macron ha soprattutto beneficiato del palcoscenico internazionale, guadagnando ulteriori consensi in casa propria. Approfittando anche della presidenza francese del Consiglio dell’Unione Europea si è ampiamente rafforzato il suo ruolo all’interno dell’UE, come garante della sovranità europea e dei grandi obiettivi che l’Unione si pone davanti. Sul piano internazionale non sono passati inosservati i suoi sforzi diplomatici in prima persona per quanto riguarda prima la prevenzione, poi i tentativi di risoluzione del conflitto russo-ucraino. Dunque, nonostante la candidatura ufficiale sia avvenuta a ridosso del termine ultimo, il leader di La République En Marche si avvicina alle elezioni con buone possibilità di ottenere un secondo mandato.

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Le previsioni dei sondaggi

I sondaggi hanno assunto un ruolo sempre più importante nelle elezioni moderne e questa non fa eccezione. La maggior parte di essi si accordano nell’indicare il terzetto in testa al primo turno: Emmanuel Macron si muove intorno al 26% delle preferenze, Marine Le Pen intorno al 20%, Jean-Luc Mélenchon intorno al 17%. Più staccati troviamo il leader della destra radicale Eric Zemmour (11%) e la candidata gaullista Valerie Pécresse (10%). Con circa il 5% delle preferenze troviamo il candidato del partito verde Yannick Jadot, a seguire Fabien Roussel del partito comunista francese (3% circa), Anne Hidalgo del partito socialista (2% circa) e i restanti 4 candidati.

Nelle ultime ore ha fatto discutere la decisione di Emmanuel Macron di rifiutare l’invito di France 2 all’ultimo dibattito tra tutti i candidati. Sarà infatti l’unico dei 12 a non parteciparvi. Intanto gli ultimissimi sondaggi vedono Marine Le Pen ridurre progressivamente lo scarto con il Presidente uscente in un eventuale secondo turno tra i due, prospettiva che sembra ormai certa.

Un’ulteriore protagonista

Oltre ai candidati, protagonisti annunciati, secondo un sondaggio condotto da Ipsos-Sopra Steria per France Inter la vera protagonista del primo turno di queste elezioni presidenziali sarà l’astensione. Infatti, secondo i dati raccolti al primo turno il 30% degli aventi diritto potrebbe non presentarsi alle urne. Si tratterebbe di un dato record che andrebbe a superare il tasso di astensione (28,2%) registrato nel 2002.

La maggior parte degli astensionisti è stata individuata nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni (43%) e più in generale nella fascia tra i 18 e i 49, con le fasce successive più determinate a votare. Soprattutto gli elettori orientati a sinistra sembrano pronti ad astenersi, non convinti dei candidati proposti. L’elettorato di LREM si assesta su un tasso di astensione al 13%, come nel 2017, così come quello del RN (23%).

Nel 2002 fu anche l’astensione da record a permettere a Jean-Marie Le Pen di raggiungere per la prima ed unica volta il secondo turno alle elezioni presidenziali. Al secondo turno i francesi si riversarono in massa alle urne per sbarrargli la strada all’Eliseo. Fu rieletto Jaques Chirac con l’82.2% dei voti.

20 anni dopo la situazione si presenta completamente diversa e Marine Le Pen insidia seriamente il favorito Emmanuel Macron in una corsa alla presidenza che si deciderà al fotofinish.   elezioni

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