A Roma ci sono 101 cinema che sono stati chiusi in maniera definitiva.

Il dato fa riferimento al 2021, ma il timore è quello che a causa della pandemia questo numero aumenterà sempre più. Di questi 101 cinema, 43 versano in stato di abbandono, 53 sono esercizi commerciali. Solo cinque sono stati effettivamente riaperti e sono stati restituiti alla cittadinanza come luoghi culturali. 

I CINEMA TRA ABBANDONO E SPECULAZIONE

La mappatura è stata effettuata dall’associazione Dire Fare Cambiare che già dal 2011 monitora la situazione dei cinema di Roma tramite il progetto Macine. Un’altra mappatura dei cinema dismessi, e più in generale dei luoghi abbandonati di Roma, è stata fatta dall’associazione Piccolo Cinema America.

Sorprende comunque il fatto che più della metà di questi cinema hanno riaperto diventando attività commerciali. Negozi, bingo, supermercati, centri convegni, discoteche, addirittura una sede della massoneria.

In teoria questi luoghi sono tutelati dal Piano Regolatore della città che prevede la tutela per la continuità d’uso dei luoghi di interesse culturale. Nel caso specifico del recupero delle sale cinematografiche il 50% dello spazio deve rimanere adibito ad attività culturali. Tuttavia, nella pratica, questo vincolo spesso decade lasciando spazio ad attività che di culturale hanno poco o nulla. 

RIFLETTORI PUNTATI SULLA SITUAZIONE

Tante sono le iniziative che hanno cercato di fare luce sulla situazione nella Capitale. Una di queste è il docufilm “Fantasmi urbani”, realizzato nel 2013 dagli studenti della facoltà di Architettura della Sapienza. Gli studenti hanno fatto un censimento dei cinema abbandonati, intervistando cittadini e cittadine che li frequentavano prima della chiusura. Loro stessi lo definiscono un “fenomeno urbano di perdita/degrado dei presìdi socio-culturali per la collettività, accompagnato sovente da operazioni speculative finanziarie e immobiliari.” 

Più recentemente è stato lanciato il progetto “Luce in sala”, per riportare nuovamente la situazione sotto i riflettori a causa delle chiusure dovute alla pandemia. Sulla pagina Instagram del progetto è possibile vedere un breve trailer del documentario in cui si afferma che la chiusura dovuta alle restrizioni imposte dai DPCM anti-covid rappresenta una “perdita non solo occupazionale ma anche sociale e culturale”. Altro elemento molto interessante sottolineato dalla pagina Instagram è che la chiusura dei cinema non si deve alle piattaforme streaming. Infatti, il pubblico in sala è per la maggior parte lo stesso che fruisce contenuti online. I due servizi sono dunque complementari, non in competizione tra loro. 

IL CASO DEL CINEMA PALAZZO DI SAN LORENZO

Alcuni di questi cinema sono stati occupati. È il caso del Cinema Palazzo di San Lorenzo, che nel 2011 era destinato a diventare un casinò. L’occupazione del Cinema Palazzo ha dato vita a serate teatrali e culturali, presentazioni di libri e festival. Uno tra questi occupanti è l’attore Marcello Fonte, Leone d’oro per l’acclamato Dogman. Tuttavia, il 25 novembre 2020 l’edificio è stato sgomberato e i suoi ingressi sono stati murati. Ad oggi la situazione rimane pressoché invariata: non vi è un accordo tra amministrazione comunale, proprietari e gli occupanti della proprietà. Di fatto, al quartiere è stato tolto uno spazio aperto e senza profitti. Gli stessi proprietari dell’immobile non sanno che fare con l’edificio a causa dei vincoli imposti sul quartiere. 

IL CINEMA AMERICA COME ESEMPIO VIRTUOSO

Un esempio virtuoso è quello del Cinema America. Il progetto nasce nel 2012, quando il cinema di Trastevere era a rischio demolizione a favore della costruzione di parcheggi. Un gruppo di studenti decide di occupare l’edificio e di organizzare una serie di proiezioni cinematografiche. Ma non solo, il cinema diventa un vero e proprio presidio culturale a cui partecipano anche grandi nomi come Nanni Moretti e Paolo Sorrentino.

Nel 2014, tuttavia, l’edificio viene sgomberato e i ragazzi ottengono un piccolo forno. Nasce così il “Piccolo Cinema America” in cui continuano le proiezioni. La mobilitazione di una serie di personaggi dello spettacolo ha fatto sì che nel 2015 i ragazzi ottenessero l’edificio del Cinema Troisi, sempre a Trastevere. L’associazione ha riqualificato il cinema che, oltre ai film in uscita, presenta anche di rassegne ed incontri in sala. È inoltre presente anche una sala studio aperta ventiquattr’ore su ventiquattro. Parallelamente l’associazione porta avanti anche l’iniziativa del Cinema in Piazza: una serie di proiezioni gratuite durante l’estate a Trastevere, Ostia e Tor Sapienza.

Si è creato uno spazio di aggregazione che ha ridato vita ad uno dei presidi culturali della città. Nel sito del Cinema Troisi si legge che il cinema “vuole essere una palestra di democrazia e un laboratorio dei rapporti sociali che possa, nel tempo, sperimentare anche un modello per il rilancio del ruolo della sala cinematografica nel tessuto sociale della città.”

UN MODELLO POSSIBILE?

Un modello è quindi possibile. Il successo dell’iniziativa è sotto gli occhi di tutti e offre anche un’alternativa ai multisala. I cinema indipendenti possono offrire proiezioni più “di nicchia”, rassegne ed eventi culturali, discussioni aperte ove le grandi catene non possono. Gli spazi per studiare, per confrontarsi e conoscersi creano un tessuto sociale e culturale inclusivo. La creazione di questi presidi può e deve avvicinare molti giovani alla cultura. E abbastanza evidente è anche il fatto che l’apertura di attività commerciali apparentemente porta un beneficio economico. Sul lungo periodo, tuttavia, genera un impoverimento culturale generalizzato che fa perdere la vivacità e l’anima dei quartieri. 

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