‘La vita è fatta di tanti momenti diversi, e ogni tanto arriva anche il momento di ridere, così all’improvviso, come uno starnuto, a lei non capita mai?’, questa una delle citazioni più famose del film ‘Una giornata particolare’ di Ettore Scola, con Sofia Loren e Marcello Mastroianni; film del 1977, ambientato durante il ventennio fascista, candidato all’Oscar come miglior film in lingua straniera nel 78. Un film struggente e divertente, ambizioso e popolare, dolce e severo: un film che, come tutte le opere dei grandi artisti, fa pensare. E ancora oggi continua ad esercitare questo suo potere sulle nuove generazioni, nella speranza di formare ed informare rispetto ad un periodo della nostra storia che, nel bene e nel male, non possiamo cancellare. C’è da chiedersi quanto siamo lontani da quegli anni, quanto siamo lontani da quell’impostazione culturale e quanto siamo cambiati. ‘Una giornata particolare’ è uno di quei film che aiuta a trovare le risposte a tali domande. Direttore Claudio Palazzi
Il racconto del fascismo di Ettore Scola

Ci troviamo a Roma, più precisamente presso i Palazzi Federici, blocco residenziale situato nei pressi di Piazza Bologna. È il 6 maggio del 1938 e Antonietta (Sofia Loren) si trova a casa, ‘fa la donna’, prepara i figli per la parata in onore del Fuhrer e si preoccupa delle faccende domestiche. Insomma, Antonietta interpreta il ruolo che per anni hanno avuto tutte le donne italiane: l’angelo del focolare.
In questa solita, banale e monotona giornata di maggio, Antonietta incontra Gabriele (Mastroianni). Gabriele accorre in aiuto della donna per recuperare un uccellino domestico scappato dalla finestra. Gabriele si comporta con estrema educazione e simpatia, facendo pensare allo spettatore che anche per lui si tratti di una giornata normale.

I due si intrattengono vicendevolmente, facendo emergere lati dei rispettivi caratteri: Antonietta è una donna fedele al duce, consapevole che non esista alternativa a tale fiducia, vive la sua vita come donna, madre e moglie, senza mai uscire fuori dal ruolo; denigra chiunque non dimostri la sua stessa fiducia a Mussolini e ostenta con fierezza l’album fotografico da lei composto e a lui dedicato.
Gabriele invece è omosessuale. Omosessuale nel 1938. Ha appena perso il lavoro presso la Radio di Stato, è solo. Anzi è ‘isolato e solo’, per citare le parole del film. È un uomo che sta perdendo tutto, destinato al confino in Sardegna, senza più alcuna prospettiva, amici, amori, amanti. Gabriele vuole morire, e se non fosse stato per l’incontro con Antonietta, si sarebbe suicidato quel giorno, in quella ‘giornata particolare’.

Nel corso del film Antonietta fraintende la simpatia di Gabriele e vede in lui la possibilità di sfuggire, seppur solo per qualche ora, al ruolo di donna, madre, moglie, che le era stato imposto. Lo desidera come si desidera la libertà. Per questo Gabriele si trova costretto a confessarle la sua omosessualità. ‘L’uomo deve essere marito, padre e soldato’, Gabriele non è niente di tutto questo, è un anomalia del sistema, non ne può fare parte, e lo sa.
I due si ritrovano in un limbo di confessioni, nel quale entrambi si aprono l’uno all’altra, per poi unirsi in un atto di amore.

Il film si conclude con l’addio dei due amici, il ritorno a casa del marito e i figli di Antonietta, e la conclusione di quel breve momento di libertà tanto agognata.
Come già detto, il film è stato scritto e diretto da Ettore Scola, importantissimo pilastro del cinema italiano. Scola è l’autore di ‘La Famiglia’ e ‘Brutti, sporchi e cattivi’ (per citarne alcuni). È chiaro il cinema di Scola: è politico. Per quanto si possa dire poco esplicito, quel che emerge è una connotazione della realtà che nulla ha a che fare con fascismi o simili. Nei suoi film ha sempre raccontato l’Italia popolare, l’evoluzione dello Stato negli anni, il rapporto tra la politica ed il popolo (spesso evidenziando il disinteresse da parte del primo verso il secondo); basti pensare a ‘La Famiglia’ (1987) che narra l’evoluzione di una famiglia in ottant’anni di storia italiana, dal 1906 al 1986. Scola non fa cinema storiografico, non è questa la sua intenzione. Certamente si attiene alla storia reale dei fatti, ma racconta le vicende partendo dalle persone.

Da quello che ognuno di noi assimila dalla realtà che ci circonda. Quanti di noi si sono chiesti almeno una volta come si sarebbero comportati se fossero nati durante il ventennio fascista? È una domanda a cui non possiamo dare una risposta, ma è inevitabile pensare che il nostro rapporto con la realtà (così come la nostra percezione della libertà) sarebbe stato diverso. Ettore Scola descrive questo: il rapporto delle persone con la realtà, con il contesto e, talvolta, la ribellione nei confronti dello stesso.

Cosa ci lascia oggi ‘Una giornata particolare’?

DDL ZAN e visibilità della comunità LGBTQ+

Ad oggi ‘Una giornata particolare’ è ancora un film tremendamente attuale. Lo era nel 77, quando uscì, anno particolare figlio di un decennio di storia italiana particolarmente turbolenta a livello politico. Erano gli anni del terrorismo, del forte bipolarismo tra due forze politiche opposte che ancora oggi fanno pesare i loro strascichi.
È attuale oggi, per tanti motivi. In primo luogo per il tema dell’omosessualità. Ultimamente se ne è sentito molto parlare per via del DDL Zan. C’è da dire che in questi anni la sensibilità nei confronti della comunità LGBTQ+ sia particolarmente cambiata, basti pensare alla rappresentazione anche cinematografica che persone gay, lesbiche, trans ecc stanno conquistando nei film e nelle serie tv. Un film come quello di Scola, negli anni 70, era totalmente rivoluzionario, anche (e non solo) perché in TV e in sala non si vedevano persone omosessuali.

Il cambiamento ad oggi conquistato è decisamente positivo, ma questa maggior rappresentazione dovrebbe tradursi anche in rappresentanza politica altrimenti non può venir garantito pieno rispetto ed uguaglianza.

Il DDL Zan sarebbe potuto essere la mossa decisiva per garantire alla comunità LGBTQ+ le tutele necessarie per vivere una vita dignitosa e anche (soprattutto) per non essere più in pericolo. A questo punto c’è da chiedersi: quanto è diversa oggi la situazione rispetto a quella vissuta da Gabriele nel film? Siamo davvero migliorati? E allora perché ci risulta così difficile far approvare una legge che tuteli la libertà di esistere e di essere semplicemente ciò che si è? Alla fine il non averla approvata può essere lontanamente paragonato al confino di Gabriele: in ogni caso, ieri come oggi, queste persone rimangono escluse. Oggi sono escluse da tutta una serie di tutele e di diritti loro dovuti, e ieri dalla vita sociale in senso lato.

Questione di genere: libertà, emancipazione e diritti

Altro tema tutt’oggi attuale riguarda il ruolo della donna nella società. In questi anni abbiamo sentito leader politici come Giorgia Meloni urlare a gran voce: ‘sono una donna, sono una madre, sono cristiana’. Il che, a livello ideologico, non è troppo diverso da quanto professava il fascismo quando presentava le donne come angeli del focolare.
Importante sottolineare come, post seconda guerra mondiale, le donne abbiano lottato duramente per conquistare non solo i propri diritti (voto, diritto al divorzio, diritto all’aborto ecc) ma anche la propria sfera di libertà. E quest’ultima è stata frutto di un forte lavoro culturale e di emancipazione femminile che ancora oggi non è totalmente realizzato. Un lavoro che tocca tanto le donne quanto gli uomini, anche se si fa ancora l’errore di pensare che non sia così. Eppure la libertà delle donne di essere, di fare, di amare, di lavorare e avere i propri soldi, ‘infastidisce’ ancora molti uomini. Questo perché ad oggi, nel 2021, non siamo riusciti a svincolarci dai ruoli di genere imposti dai millenni di patriarcato che abbiamo alle spalle. E chi ne paga le conseguenze? Le donne, sempre e solo le donne, in qualunque parte del mondo. Come? Morendo. Nell’ultimo anno i femminicidi in Italia sono aumentati dell’8%, dal primo gennaio al 21 novembre si contano 109 donne uccise, di cui 93 in ambito familiare/affettivo.

Questo ci riporta all’ultima scena del film di Scola, quando vediamo rientrare in casa il marito di Antonietta, il quale fondamentalmente la costringe ad avere un rapporto sessuale, probabilmente per avere il settimo figlio e poter godere del bonus famiglia numerosa promesso dal Duce. La scena è, purtroppo, molto attuale, proprio perché ancora oggi le donne sono viste e sentite come delle proprietà, delle terre di conquista, oggetti di cui poter fare qualunque cosa si voglia. Come fossero inanimate e prive di libertà.
Per quanto lontano sia il paragone, l’atto del catcalling (fischio non richiesto, base della piramide della violenza di genere che culmina nel femminicidio) è esattamente questo: la pretesa da parte di un uomo di poter fare del corpo di una donna quello che vuole. Fischiarlo se lo reputa ‘degno’ della sua attenzione, palparlo in ogni dove e così via.

Fascismi: vecchi e nuovi

In ultima analisi, un altro tema rilevante che emerge nel film, come citavo precedentemente, è senza dubbio il fascismo e il ruolo che ha avuto nella nostra storia. È stata una vera e propria pagina nera, ma non sembra essersi conclusa. I riverberi del rigurgito fascista sembrano tutt’oggi molto attivi e neanche particolarmente nascosti o celati, nonostante la nostra Costituzione condanni il fascismo e qualunque associazione, partito, che ne promuova i valori.

Ciò nonostante, di recente abbiamo vissuto nella capitale una dura manifestazione ‘no greenpass’ di cui i maggiori esponenti del partito di estrema destra ‘forza nuova’ erano importanti sostenitori e partecipanti. Abbiamo visto il corteo assalire la sede nazionale della CGIL, e fare segni inneggianti al duce in diverse occasioni.
Di fronte ad eventi del genere, possiamo davvero sostenere che il fascismo sia sparito? E lo stato italiano fa abbastanza per eliminarlo?

Nella legge fondamentale tedesca c’è un articolo, l’articolo 21 che sancisce l’incostituzionalità (valutata dal Tribunale Costituzionale Federale) di tutti i partiti che per le loro finalità o il comportamenti dei loro elettori, si prefiggono di danneggiare la democraticità dell’ordinamento liberale tedesco. E così facendo, una volta dichiarati incostituzionali, vengono annullati e smettono di esistere, e i loro beni vengono devoluti allo stato.

Si tratta di una legge molto interessante condivisa da un paese che ha in parte un passato storico simile al nostro. Eppure in Italia solo oggi, a seguito del corteo prima citato, si è iniziato a parlare seriamente di sciogliere partiti come Forza Nuova o simili che, tramite azioni dei loro elettori e esponenti, si dichiarano di fatto fascisti.

Conclusioni

Ciò detto, ‘Una giornata particolare’ di Ettore Scola è un capolavoro del cinema italiano. Lo era ieri, come lo è oggi. Ma forse oggi ha un valore in più; perché ci siamo tirati fuori dalla dittatura fascista vera e propria e abbiamo costruito una repubblica democratica. Abbiamo lottato e conquistato la libertà, da non sottovalutare. E oggi ‘Una giornata particolare’ ci insegna questo: non dare mai per scontata la nostra libertà, basta un solo uomo a portarla via.

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